Bankitalia sull’Assegno di inclusione: “La stretta colpirà 900 mila famiglie”
di Valentina ConteROMA – Il nuovo Assegno di inclusione (Adi), in vigore dal primo gennaio, ridurrà la platea di beneficiari da 2,1 a 1,2 milioni. Ovvero 900 mila famiglie in meno prenderanno il sostituto del Reddito di cittadinanza. Garantendo così al governo Meloni 1,7 miliardi di risparmio all’anno.
L’assegno poi per le famiglie che ancora resteranno nella misura sarà tagliato di 1.300 euro in media all’anno. Lo dice uno studio degli economisti Giulia Bovini, Emanuele Dicarlo e Antonella Tomasi pubblicato il 14 dicembre tra gli “Occasional papers” della Banca d’Italia.
All’assegno ridotto dell’11% si arriva, spiegano gli autori della ricerca, per via di requisiti più stringenti dell’Adi rispetto al Reddito. Ma se l’obiettivo di Palazzo Chigi, oltre a fare cassa, è spingere le persone al lavoro può non funzionare. Lo spiega sempre lo studio.
ROMA – Il nuovo Assegno di inclusione (Adi), in vigore dal primo gennaio, ridurrà la platea di beneficiari da 2,1 a 1,2 milioni. Ovvero 900 mila famiglie in meno prenderanno il sostituto del Reddito di cittadinanza. Garantendo così al governo Meloni 1,7 miliardi di risparmio all’anno.
L’assegno poi per le famiglie che ancora resteranno nella misura sarà tagliato di 1.300 euro in media all’anno. Lo dice uno studio degli economisti Giulia Bovini, Emanuele Dicarlo e Antonella Tomasi pubblicato il 14 dicembre tra gli “Occasional papers” della Banca d’Italia.
All’assegno ridotto dell’11% si arriva, spiegano gli autori della ricerca, per via di requisiti più stringenti dell’Adi rispetto al Reddito. Ma se l’obiettivo di Palazzo Chigi, oltre a fare cassa, è spingere le persone al lavoro può non funzionare. Lo spiega sempre lo studio.
Bassa istruzione e lontani dal mercato del lavoro
I beneficiari dell’attuale Reddito hanno «bassi livelli di scolarità, l’80% al massimo ha la licenza media» e «scarse esperienze lavorative pregresse: circa la metà dei disoccupati lo è da oltre 5 anni». Motivo per cui, secondo i ricercatori, «il percorso di reinserimento lavorativo non sarà privo di difficoltà e dipende della domanda di lavoro». Ovvero dalle imprese che solo in 1.500 casi, tra 2019 e 2022, hanno scelto beneficiari del Reddito, nonostante gli incentivi. Mentre in 150 mila hanno trovato lavoretti in autonomia.
I requisiti e gli “svantaggiati”
I requisiti più rigidi, reddituali e di moltiplicatori, introdotti dalla riforma Meloni colpiscono non solo gli “occupabili” tra 18 e 59 anni – destinati ai 350 euro dell’Sfl come indennità di formazione – ma anche le famiglie con minori, disabili, over 60. E persone in “condizioni di svantaggio”, la nuova categoria: disturbi mentali, dipendenti da alcol, droga e sostanze, vittime di tratta e violenza di genere, ex detenuti, senza dimora, giovani tra 18 e 21 anni che vivono in comunità o in affido. “Svantaggiati” che devono dimostrare di essere in programmi di cura e assistenza presso i servizi socio–sanitari prima di chiedere l’Adi.
Le domande per Adi
Le domande per il nuovo Assegno di inclusione partono domani sul sito Inps. Si possono fare in autonomia o con l’ausilio dei patronati.
Sempre domani la ministra del Lavoro Marina Calderone riceverà Cgil, Cisl e Uil che le avevano chiesto un incontro urgente, paventando il rischio che la maggior parte delle famiglie oggi destinatarie del Reddito di cittadinanza rimanesse senza l’assegno nel mese di gennaio, perché obbligata a fare tutte le pratiche entro il 31 dicembre, con le festività in mezzo e la ridotta disponibilità di ausili sia da Inps che dai patronati.
Il rischio, come raccontato da Repubblica, era di avere 737 mila famiglie pari a 1,6 milioni di persone scoperte per un mese.
La deroga per scongiurare gli esodati
Il ministero del Lavoro e l’Inps sono corsi ai ripari, dopo il ritardo accumulato in questi mesi, visto che il decreto istitutivo dell’Adi è quello del Primo Maggio. Il decreto attuativo del ministero è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale solo ieri. Come solo ieri è stata firmata la circolare operativa dell’Inps. Che contiene una deroga importante, di fatto una retromarcia rispetto a quanto era stato detto a patronati e sindacati solo pochi giorni fa. E cioè che chi non faceva domanda entro il 31 dicembre saltava la mensilità di gennaio, perché così dispone il decreto del Primo Maggio.
Tre passaggi in uno
Ebbene la deroga dice invece che “in sede di prima applicazione” vanno bene anche le domande fatte a gennaio per avere la mensilità di gennaio che sarà però caricata in seguito sulla “Carta di Inclusione”. Altra novità, per accelerare i tempi dopo le critiche: si potranno fare tre passaggi in uno. La domanda di Adi, l’iscrizione alla piattaforma Siisl e la sottoscrizione del Pad (Patto di attività digitale), senza aspettare prima l’esito della domanda da parte di Inps. Da gennaio poi saranno operativi anche i Caf per dare una mano alle famiglie alle prese con un percorso burocratico tutt’altro che semplice.