TORINO — Il nome è di quelli che scompaginano gli equilibri, rimescolando carte che sembravano ormai già date. E c’è chi pronostica ormai una sfida a due per la successione di Carlo Bonomi alla guida di Confindustria. Il nome è quello di Antonio Gozzi, classe 1954, numero uno di Duferco, gruppo internazionale che opera nell’acciaio e nell’energia, occupando 2.500 persone, di cui mille solo in Italia. Fatturato? 47,5 miliardi di dollari. Nome che potrebbe vedersela, scremata l’attuale cinquina di papabili, con l’altro candidato in pole, l’emiliano Emanuele Orsini.
Al di fuori dei numeri e del peso delle attività, Gozzi, ligure di Chiavari, città che non ha mai lasciato nemmeno quando è diventato uno dei big della siderurgia e dell’energia, potrebbe ridare a Confindustria quella concretezza manifatturiera che si è persa da tempo.
Chi lo sostiene dice che potrebbe dare nuova autonomia al Club degli industriali rispetto all’attuale governo a trazione Fdi, pur sapendo tenere e gestire i rapporti. D’altronde la scuola politica è quella del Psi ligure degli anni ‘80, senza però gli scandali degli anni ‘90. Già in estate alcuni emissari dei grandi elettori di viale dell’Astronomia avevano provato a convincerlo. Nulla da fare. Ora tutte le resistenze, dagli impegni nel gruppo, dove sono entrati i figli Vittoria e Augusto, al ruolo di presidente in Federacciai, sarebbero state superate. «Va bene, facciamolo», avrebbe detto Gozzi, sciogliendo le riserve.
Si sta già componendo, sottotraccia, la rete di imprenditori che potrebbero sostenere la sua corsa. Ad iniziare dagli uomini e dalle donne dell’acciaio, come Giuseppe Pasini di Feralpi ed Emma Marcegaglia. Alcune associazioni confindustriali lombarde starebbero con Gozzi, così come il Veneto Est, guidata da Leopoldo Destro, che potrebbe così pensare di avere un ruolo da vice, trampolino per tentare poi la scalata al prossimo giro. Dal Nord Est arriva però anche il nome di Enrico Carraro, classe 1962, che guida l’omonimo gruppo che produce trattori e parti meccaniche. A lui, come presidente di Confindustria Veneto, è stato affidato un mandato esplorativo dalle realtà territoriali per verificare l’esistenza di una candidatura veneta. Iter che si potrebbe concludere con una sua investitura diretta. Ora pare più difficile. Gozzi, oltre che scomporre gli assetti al Nord, potrebbe coagulare voti delle associazioni del Sud, grazie all’aiuto del past president campano Antonio D’Amato. Fare i conti, però, è difficile. I saggi di viale dell’Astronomia verranno nominati a gennaio e inizieranno a lavorare a febbraio. La discesa in campo di Gozzi ha dato però una scossa, anche se nel mondo confindustriale si fa molta attenzione a salire troppo in fretta sul carro, soprattutto quando il numero di papabili è ancora alto e i posizionamenti non sono chiari.
Oggi il candidato in pole position è Orsini, classe 1973. emiliano, uno dei vice attuali con le deleghe al Credito, Finanza e Fisco. L’ex numero uno di Federlegno è amministratore delegato di Sistem Costruzioni e Tino Prosciutti, oltre ad essere presidente di Maranello Residence. Partito per tempo e in discontinuità con il mandato di Bonomi, Orsini starebbe raccogliendo appoggi che andrebbero oltre all’intera Emilia-Romagna, come il Lazio, pezzi del Trentino e della Lombardia. Potrebbe essere proprio Orsini lo sfidante di Gozzi per la poltrona di numero uno degli industriali. Altro personaggio pronto a vedere se ci sono spazi è Giovanni Brugnoli, altro vice di Bonomi con la delega al capitale umano. Ha guidato gli industriali di Varese, classe 1970, è presidente di Tiba Tricot di Castellanza, società produttrice di tessuti per abbigliamento sportivo, industriali e per l’arredamento. Tra i suoi sostenitori ci sarebbero i past president Vincenzo Boccia e Luigi Abete. Con Alberto Marenghi, altro vice di Bonomi con delega all’organizzazione, si completa la cinquina, considerando pure Carraro. Nato nel ‘76, mantovano, è amministratore delegato di Cartiera Mantovana e di Cartiera Galliera. Si dice che goda dell’appoggio di Bonomi, ma la cosa non lo avvantaggerebbe.