Economia

Taranto, lo Stato si riprende l’Ilva: “Mittal è fuori, accetti il divorzio consensuale o arriverà un commissario”

Taranto, lo Stato si riprende l’Ilva: “Mittal è fuori, accetti il divorzio consensuale o arriverà un commissario”

Il ministro Urso: “Cambiare equipaggio per invertire la rotta”. Bonomi: “Si prende atto della situazione, dopo aver perso tanto tempo”

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TORINO — È finita l’era di ArcelorMittal nell’ex Ilva. Per il governo Meloni non c’è altra strada. Il colosso franco-indiano, che ha vinto la gara nel 2017, deve uscire dalla Acciaierie d’Italia di Taranto. La prospettiva, rispetto agli ultimi quattro mesi, è cambiata: prima l’esecutivo ha tentato di ricucire e tenere dentro il socio di maggioranza, tentando di mutare i rapporti. Ora l’unica strada è la separazione. Via che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, aveva indicato già in mattinata durante l’informativa al Senato, parlando di «intervento drastico», della necessità di “cambiare equipaggio alla guida dell’ex Ilva per arrivare a invertire la rotta”. Non solo. Urso aveva sottolineato che “non è più possibile condividere la governance con ArcelorMittal”.

A Palazzo Madama non sono mancate divisioni e accuse reciproche tra ex ministri allo Sviluppo Economico protagonisti della vicenda, come Carlo Calenda di Azione e Stefano Patuanelli del M5s. Da fuori è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a dire che “si prende coscienza di ciò che accade solo oggi, dopo anni in cui si è perso tempo”.

Il divorzio potrà avvenire in modo consensuale: soluzione che potrà essere individuata dai team legali di Invitalia e di ArcelorMittal, alla ricerca di un indennizzo da parte dello Stato, entro mercoledì prossimo. Altrimenti per il governo la rottura avverrà lo stesso. Sarà più traumatica e, in questo secondo caso, non si esclude il ricorso all’amministrazione straordinaria e a un commissariamento. Ipotesi che ieri sera aleggiava all’incontro a Palazzo Chigi tra esecutivo e i tre segretari di Fim, Roberto Benaglia, Fiom, Michele De Palma, e Uilm, Rocco Palombella. Nessuno l’ha citata, ma in caso di rottura totale con il gruppo franco-indiano dell’acciaio sembra l’unica possibilità. Un percorso che l’esecutivo può attivare in qualsiasi momento, ma per i sindacati “sarebbe un disastro”. Il sottosegretario Alfredo Mantovano rassicura: “Di cosa succederà dopo ne parleremo giovedì prossimo”. Il 18 gennaio, giorno in cui i segretari delle tre sigle metalmeccaniche sono stati riconvocati a Palazzo Chigi. Una questione di strategia. La volontà nel cercare una soluzione legale che accontenti tutti i soci è reale, evitando così il peso di strascichi giudiziari. “Si procede alacremente per individuare il percorso sul futuro dello stabilimento all’interno di un quadro chiaro e definito che ha come primo obiettivo la continuità produttiva dell’aziendale”, spiegano da Palazzo Chigi. L’esecutivo ha garantito anche la tutela dell’occupazione e della sicurezza dei lavoratori. Un modo per agevolare anche l’arrivo di nuovi partner industriali privati.

Il nuovo scenario, che vede concordi il ministro Urso e il collega Raffaele Fitto che non battibeccano davanti ai sindacati, soddisfa le sigle metalmeccaniche. Rocco Palombella, segretario della Uilm ed ex dipendente dell’Ilva di Taranto, rimarca che “noi sindacati e i lavoratori vogliamo essere i testimoni di un divorzio, non di un matrimonio. Da giovedì prossimo per noi inizia una nuova partita e Acciaierie d’Italia non sarà più come la conoscevamo prima”. Il governo, sempre per bocca di Mantovano, ha sottolineato che, in qualsiasi situazione, lo Stato metterà i soldi necessari a sostenere le attività. Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto che, in questa fase di passaggio, ci sia un’attenzione maggiore rispetto alle iniziative prese da ArcelorMIttal negli stabilimenti. “È necessario preservarli”, dicono. Roberto Benaglia, segretario della Fim-Cisl, sottolinea che “la situazione è ancora difficile e incerta. Acciaierie d’Italia è un mondo finito, ma bisogna costruire un mondo nuovo. Siamo pronti a giocare questa partita se il governo rispetterà gli impegni presi e se si farà una società nuova, con amministratori capaci, tutelando l’occupazione”.

Michele De Palma, leader della Fiom, aggiunge che “finalmente ci siamo. Il governo ha deciso di non tornare più indietro, gestendo l’azienda e assumendosi le proprie responsabilità”. De Palma chiede attenzione nei confronti dei manutentori: “Che siano messi nelle condizioni di lavorare anche quando scatterà la nuova cassa integrazione. Sono loro a preservare gli stabilimenti e il futuro della siderurgia in Italia”.

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