TORINO – Per la prima uscita come possibile candidato alla poltrona di presidente di Confindustria, Edoardo Garrone (in foto), patron della Erg e presidente del Sole 24 Ore, sceglie il Piemonte. Ieri sera è entrato nella sede dell’Unione industriali di Torino per incontrare i rappresentanti territoriali. D’altronde la regione, nell’assemblea di viale dell’Astronomia, porta in dote 11 voti a livello di territoriali, mentre la Liguria ne ha solo uno. E poi il derby con un altro possibile candidato, il presidente di Federacciai e numero uno della Duferco, Antonio Gozzi, non si è ancora chiuso. Il Piemonte poi è alla ricerca di un futuro vicepresidente dopo che la sconfitta di Licia Mattioli all’ultimo giro l’aveva tenuto fuori. In lizza ci potrebbe essere Giorgio Marsiaj che fra pochi mesi a Torino potrebbe essere sostituito dal presidente di Confindustria Piemonte, Marco Gay, che ha un rapporto stretto con Garrone.
Tra gli industriali cresce la convinzione che uno dei due tra Garrone e Gozzi dovrà fare un passo indietro. Il problema è chi. Garrone, che già altre volte aveva provato a scendere in campo per poi ritirarsi, questa volta sembra più convinto. Ha come sponsor forte Emma Marcegaglia, king maker degli ultimi tre presidenti. Marcegaglia non vuole vedere Gozzi sullo scranno più alto di Confindustria, ma il presidente di Federacciai non si tirerà indietro facilmente. Alla fine i due titani dell’industria, che forse non raccolgono le preferenze del governo Meloni e soprattutto del ministero dell’Economia, si scontreranno? Sarebbe un bel match. Farebbe anche bene alla stessa Confindustria che è alla ricerca di un presidente forte, autorevole ed espressione della grande impresa italia. Dai tempi del duello fra Giorgio Squinzi (Mapei) e Alberto Bombassei (Brembo), nel lontano 2012, non si assiste ad un confronto fra pesi massimi dell’industria. Difficile che i due però arrivino a misurarsi.
Alessandro Garrone avrebbe consigliato al fratello di lasciare perdere in caso di conta all’ultimo voto. La cosa non farebbe bene alla famiglia che ha riorientato il business dal petrolio alle energie green e rinnovabili. Gozzi è più determinato, anche se la parola sconfitta non rientra nel suo vocabolario. Per cui, una volta valutato bene il quadro, potrebbe trovare una exit strategy. Una situazione che avvantaggia il candidato più organizzato, Emanuele Orsini, emiliano, classe 1977, ex presidente di Federlegno, guida la Sistem Costruzioni, holding che controlla una quindicina di aziende. È partito per tempo. È un medio imprenditore, vice di Bonomi, anche se si presenta in rottura con il numero uno uscente. Questo fa crescere il suo appeal rispetto ad un altro possibile candidato, il mantovano Alberto Marenghi, altro vice di Bonomi.