Ddl capitali, investitori delusi: “Vincoli e scelte politiche, l’Italia fa un passo indietro”
di Vittoria PuleddaMILANO — Scettici, nella migliore delle ipotesi. Delusi e un po’ preoccupati per le evoluzioni della governance a Piazza Affari. Spesso convinti che le modifiche apportate siano espressione di interessi specifici e in generale dettati dalle società piuttosto che dal mercato. Le reazioni degli investitori istituzionali per ora sono caute. Ma nel solco delle critiche riportate qualche giorno fa dal Financial times. A microfoni spenti, due grandi fondi di matrice americana sottolineano il disappunto di veder legiferare il governo su materie che dovrebbero essere di competenza statutaria. Con il rischio concreto di «complicare ulteriormente» il sistema del voto di lista.
I punti-chiave sono due: le modalità di rinnovo dei consigli, con i paletti imposti alle …
MILANO — Scettici, nella migliore delle ipotesi. Delusi e un po’ preoccupati per le evoluzioni della governance a Piazza Affari. Spesso convinti che le modifiche apportate siano espressione di interessi specifici e in generale dettati dalle società piuttosto che dal mercato. Le reazioni degli investitori istituzionali per ora sono caute. Ma nel solco delle critiche riportate qualche giorno fa dal Financial times. A microfoni spenti, due grandi fondi di matrice americana sottolineano il disappunto di veder legiferare il governo su materie che dovrebbero essere di competenza statutaria. Con il rischio concreto di «complicare ulteriormente» il sistema del voto di lista.
I punti-chiave sono due: le modalità di rinnovo dei consigli, con i paletti imposti alle liste proposte dal cda uscente, e il voto multiplo adottato anche da società già quotate, tra l’altro con quozienti molto alti (fino a 10). Da anni Norges Bank investment management ha chiarito la sua posizione sul voto multiplo: a suo giudizio il voto dovrebbe essere sempre proporzionato ai diritti patrimoniali; in sintesi, un’azione e un voto, così come Iss - uno dei principali advisor al mondo degli investitori istituzionali - nell’analizzare i vari passaggi sottolinea i timori espressi da una parte del mercato per questa profonda riscrittura delle regole.
Il rischio, secondo alcuni, è che si inneschi una corsa al ribasso nelle regole di governance in molte piazze finanziarie europee. Distinguo e perplessità sollevati anche da accademici. «Temevo che i lavori parlamentari avrebbero peggiorato le cose e così è stato, con l’inserimento di regole e norme molto meno commendevoli rispetto allo spirito iniziale - sottolinea Luca Enriques, professore di Diritto societario a Oxford - a partire dai vincoli posti alla presentazione della lista del cda e dall’inseguimento del modello olandese, con la moltiplicazione dei voti delle società già quotate: specie quando il principio (oggi limitato a due voti) è già presente negli statuti, gli azionisti di minoranza rischiano di subire un piccolo esproprio».
Così, partendo dall’obiettivo di attrarre - e conservare - le società sul listino azionario italiano e di incentivare quotazioni e investimenti sulle piccole e medie imprese, si rischia di ottenere l’effetto di rendere meno attraente la Borsa per i grandi investitori esteri, massicciamente presenti a Piazza Affari. «I due elementi che generano perplessità sono il voto multiplo e la lista del cda per il rinnovo del consiglio - sottolinea a sua volta Alberto Chiandetti, gestore azionario europeo di Fidelity - Sul primo è chiara la logica: c’è una competizione internazionale tra giurisdizioni e l’Italia non vuol restare indietro. È una richiesta degli azionisti di controllo non degli investitori di minoranza; però è una misura ancora nel novero delle cose. I vincoli messi alla lista del cda uscente invece sono un passo indietro e basta, rispetto a un istituto che ritengo ottimo. Così si modificano gli equilibri di governabilità conferendo un vantaggio a liste presentate da azionisti di minoranza in competizione con la lista del cda».
Bene invece l’approccio del Ddl sulle Pmi e anche su una diversa interlocuzione tra soggetti. «Non ho ancora studiato il testo, però in generale credo sia opportuno passare da un’ottica di controllore che multa a una di supervisore che agevola le aziende e la crescita - spiega Davide Serra, fondatore di Algebris, società di investimenti globali basata a Londra - così come mi convince l’attenzione agli investimenti nelle Pmi. Mi sento invece molto ‘inglese’ sul voto multiplo: preferisco pensare nei termini di ‘un’azione, un voto’. Così come mi piacerebbe votare i singoli nomi degli aspiranti consiglieri, non una lista, del cda uscente o meno».