Via libera bipartisan alla legge “Piazza Affari”. Così cambiano le regole delle società quotate
di Giuseppe Colombo e Giovanni PonsSul tabellone elettronico che sovrasta l’aula della Camera, le luci verdi sorridono al governo. Sono 135 i sì al disegno di legge a sostegno del mercato dei capitali. Ma altre luci, quelle bianche che contano gli astenuti, danno ancora più forza all’esito del voto: sono 92. E a pigiare il tasto della neutralità sono i deputati delle opposizioni. Tutte, dal Pd al Movimento 5 stelle, passando per Azione e Italia Viva.
Se non fosse per il “rosso” di Marco Grimaldi (Avs), la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti potrebbero festeggiare un plebiscito.
Intanto il via libera “bipartisan” spiana la strada alla legge “Piazza Affari”: ultimo ritocco al Senato, entro la fine del mese, per spostare la copertura di circa 200 mila euro dal 2023 a quest’anno perché le previsi…
Sul tabellone elettronico che sovrasta l’aula della Camera, le luci verdi sorridono al governo. Sono 135 i sì al disegno di legge a sostegno del mercato dei capitali. Ma altre luci, quelle bianche che contano gli astenuti, danno ancora più forza all’esito del voto: sono 92. E a pigiare il tasto della neutralità sono i deputati delle opposizioni. Tutte, dal Pd al Movimento 5 stelle, passando per Azione e Italia Viva.
Se non fosse per il “rosso” di Marco Grimaldi (Avs), la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti potrebbero festeggiare un plebiscito.
Intanto il via libera “bipartisan” spiana la strada alla legge “Piazza Affari”: ultimo ritocco al Senato, entro la fine del mese, per spostare la copertura di circa 200 mila euro dal 2023 a quest’anno perché le previsioni iniziali dell’esecutivo puntavano a chiudere la partita l’anno scorso. Ma la modifica è un tecnicismo irrilevante ai fini degli equilibri di un provvedimento che è cambiato, molto, da quando è stato scritto al Mef, in scia all’eredità del lavoro di Mario Draghi e dell’ex titolare del Tesoro Daniele Franco.
La metamorfosi è avvenuta durante il primo passaggio a Palazzo Madama, con le modifiche al meccanismo della lista del cda e l’introduzione del voto maggiorato per le società quotate.
Due innesti targati Fratelli d’Italia, il partito della premier, che hanno integrato - eufemismo - l’obiettivo di fondo: attrarre i capitali stranieri in Italia ed evitare che quelli nostrani continuino a fuggire all’estero.
Sul disegno di legge si sono così riversate aspettative e tensioni della grande battaglia finanziaria del momento: il controllo delle Generali, palcoscenico della disfida tra Mediobanca, che ha il 13% della compagnia, e la cordata Del Vecchio-Caltagirone, che con il 20% del capitale vuole riprovare, dopo il tentativo fallito nel 2022, a far vincere la propria lista.
L’appuntamento è in calendario a maggio 2025, ma nel frattempo il ddl Capitali è diventato il terreno fertile per misurare strategie e posizionamenti.
E per dare forma a due sensibilità. Da una parte quella dei fondi, italiani ed esteri, contrari all’introduzione del quorum (2/3) che vincola la presentazione della lista del cda, ma anche all’obbligo di allungare la stessa lista oltre i posti disponibili, con candidati che rischiano di essere esclusi dopo la seconda votazione, individuale.
Un fronte che critica anche i dieci voti, invece di due, al socio che detiene le azioni per un lungo periodo (10 anni). Una misura che avvantaggerebbe i soci di controllo, penalizzando gli investitori di breve periodo.
Sul versante opposto, la sensibilità di chi vuole impedire che "si perpetuino all’infinito i cda”, parole utilizzate da Meloni. Una lettura che si avvicina alle posizioni di Francesco Gaetano Caltagirone, azionista di Mediobanca con il 9,9% e socio di Generali con il 6,23%.
Partita chiusa? Non proprio. Un ordine del giorno di Forza Italia, approvato ieri, chiede di rivedere la norma sulla lista del cda, chiarendo chi può partecipare alla seconda votazione.
Un modo per delimitare i poteri delle minoranze. "Se, come è scontato, Caltagirone non voterà la lista del cda e questa lista vincerà - spiegano fonti finanziarie - allora potrebbe rifarsi al secondo giro, scegliendo altri consiglieri, posizionati peggio, e condizionando così la scelta del presidente e dell’amministratore delegato”.
Il secondo tempo auspicato da FI è la riforma del Testo unico della finanza (Tuf). Ma per il momento il governo non è intenzionato a riaprire i giochi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA