ROMA - «Da anni», dice Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, «conduco una battaglia politica contro i giganti della Rete. Aziende che sono abilissime ad appropriarsi dei contenuti realizzati dai nostri giornali e dalle televisioni. Aziende indisponibili a restituire qualcosa, a quei giornali e alle tv che pure depredano. Nell’attesa che si decidano, è importante che la carta stampata conservi un’entrata economica rilevante: quella che deriva dalla pubblicazione dei bandi delle gare dello Stato e degli enti locali».
Senatore Gasparri. I colossi del web - lei dice - devono restituire qualcosa agli editori delle tv, delle radio, dei giornali. Come?
«Da sempre, le imprese italiane ed europee pagano le tasse, fino all’ultimo euro. Per anni, al contrario, le aziende di Internet hanno beneficiato di un trattamento di favore... ».
Il gettito della Global minimum tax permette politiche di supporto, che sono doverose
Fino a quando gli Stati si sono svegliati ed hanno varato la Global Minimum Tax...
«Il nostro governo, con l’ultima legge di Stabilità, attua questo prelievo fiscale globale, certo molto complesso. Nel primo anno di applicazione, lo Stato italiano dovrebbe incamerare 383 milioni».
Quindi, se capisco il suo ragionamento, il nostro Stato potrebbe destinare una parte di questo gettito fiscale agli editori nazionali di tv, radio, giornali. «Sarebbe doveroso».
Le norme europee, le italiane e il regolamento del Garante AgCom dovrebbero permettere agli editori di ricevere un “equo compenso” direttamente dai colossi della Rete per i contenuti editoriali che divulgano.
«Un altro tassello decisivo».
Peccato solo che il Tar abbia buttato la palla in tribuna. Ha sospeso l’attuazione del regolamento dell’AgCom chiedendo chiarimenti sul tema alla Corte europea di Giustizia.
Sull’equo compenso spero il Consiglio di Stato ribalti il verdetto del Tar che lo ha bloccato
«L’autonomia della magistratura va sempre rispettata. Io, però, mi auguro che il Consiglio di Stato, nel secondo grado di giudizio sul caso, ribalti la sentenza del Tar».
Perché se lo augura?
«Intanto, se ci sono in campo Golia, cioè i giganti multimiliardari della Rete, e Davide, gli editori, tu non dovresti tifare per Golia».
E poi?
«E poi sogno un Paese dove abbiano ancora diritto di cittadinanza i nostri giornali, e non solo TikTok o YouTube».
Per i giornali sarebbe importante conservare nel 2024 le entrate che incamerano dalla pubblicità dei bandi di gara dello Stato e degli enti locali.
«Una cifra importante».
I bandi solo su Internet espongono la Pubblica Amministrazione al rischio di contenziosi. Serve un doppio binario
Sono 45 milioni.
«L’Europa ci chiede che la pubblicità dei bandi sia affidata a un sito Internet. Ma la soluzione non è ancora collaudata ed espone la Pubblica Amministrazione al rischio di contenziosi».
Perché?
«La pubblicità via Internet potrebbe essere meno visibile e puntuale. E un’impresa, esclusa da una gara, può fare ricorso».
Lei vorrebbe confermare i giornali come luogo certo per ospitare le inserzioni dei bandi.
«Assolutamente. Per uno o più anni. L’Europa capirà che c’è bisogno di un doppio binario: sito e giornali».
Non resta che convincere il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, suo compagno di partito.
«Ci ho parlato. L’ho trovato disponibile e sensibile».