Bombardieri: “Servono aumenti in busta paga o si rischia la recessione”
di Valentina ConteIl segretario generale della Uil PIerpaolo Bombardieri
(ansa)ROMA — «Questo deve essere l’anno in cui i salari tornano a crescere. Il governo non può fare finta di niente». Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil, chiede a Palazzo Chigi tre cose: «Decontribuzione dei rinnovi contrattuali, legge sulla rappresentanza e aiuti solo alle imprese che rinnovano e applicano i contratti collettivi nazionali».
Segretario, lo dice anche il governatore di Bankitalia Panetta. I salari ora possono salire.
«Mi fa piacere. Lo diceva anche la Bce che l’inflazione era spinta dai profitti delle imprese e che non c’era una spirale innescata dai salari. E lo dicevamo anche noi. Il governo non può far finta di non vedere».
Non veder cosa?
«Il 70% delle imprese produce per il mercato interno. Se non aumentiamo salari e consumi, rischiamo la recessione. Ci sono 12 milioni di lavoratori con il contratto scaduto. Le buste paga di gennaio, come dicevamo quando abbiamo scioperato, sono le stesse di dicembre. Prendo atto con soddisfazione che il governo vuole az…
ROMA — «Questo deve essere l’anno in cui i salari tornano a crescere. Il governo non può fare finta di niente». Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil, chiede a Palazzo Chigi tre cose: «Decontribuzione dei rinnovi contrattuali, legge sulla rappresentanza e aiuti solo alle imprese che rinnovano e applicano i contratti collettivi nazionali».
Segretario, lo dice anche il governatore di Bankitalia Panetta. I salari ora possono salire.
«Mi fa piacere. Lo diceva anche la Bce che l’inflazione era spinta dai profitti delle imprese e che non c’era una spirale innescata dai salari. E lo dicevamo anche noi. Il governo non può far finta di non vedere».
Non veder cosa?
«Il 70% delle imprese produce per il mercato interno. Se non aumentiamo salari e consumi, rischiamo la recessione. Ci sono 12 milioni di lavoratori con il contratto scaduto. Le buste paga di gennaio, come dicevamo quando abbiamo scioperato, sono le stesse di dicembre. Prendo atto con soddisfazione che il governo vuole azzerare l’Irpef agli agricoltori. Ma quando avevamo chiesto la detassazione degli aumenti contrattuali per tutti abbiamo trovato un muro».
Condivide le rivendicazioni degli agricoltori?
«In Europa sono state fatte scelte sbagliate, innegabile. E non solo in agricoltura. La transizione climatica ha bisogno di una transizione sociale e di sostegni ai settori coinvolti, dalla chimica all’acciaio. A questo si sommano le non scelte dei governi e di questo governo. La politica industriale non esiste. E se non scegli, gli errori si pagano. Come a Taranto».
Perché una legge sulla rappresentanza può aiutare?
«Per sapere chi rappresenta chi tra imprese e sindacati. E quali sono i contratti nazionali più rappresentativi da estendere a tutti, dai diritti ai livelli minimi di retribuzione. Ai tavoli di questo governo siedono 40 sigle sindacali. Dopodiché quando si tratta degli agricoltori si verifica la rappresentatività e si sceglie chi convocare. Curioso».
Avete una proposta?
«Siamo pronti a farci contare, anzi chiediamo di essere contati. E chiediamo di dare una sponda di legge all’accordo interconfederale confluito nel Patto della Fabbrica del 2018. Lì c’è già il criterio: si fa la media tra gli iscritti e i voti ricevuti nelle elezioni. Facciamo un election day in tutte le imprese, anche sotto i 15 dipendenti. Misuriamo la rappresentanza. E poi diamo valore erga omnes ai contratti maggiormente rappresentativi. Una grande operazione di democrazia».
Nella legge delega sulla contrattazione il governo pensa però ad estendere i “contratti maggiormente applicati”.
«Una delega che non mi piace. Ma se risolviamo il tema della rappresentanza, abbiamo sciolto anche questo nodo. Facciamo chiarezza una volta per tutte. O la politica preferisce rimanere nel guado per dire di avere due sindacati contro e 38 a favore?».
Ci crede a un’inflazione sotto al 2% quest’anno?
«Pure fosse, siamo sempre sopra il 6% dell’anno scorso e l’8% di quello prima. La perdita di potere d’acquisto dei lavoratori negli ultimi quattro anni è molto pesante. Per questo chiediamo la decontribuzione degli aumenti contrattuali. E la detassazione dei contratti di secondo livello, applicati solo dal 26% delle imprese. Se si vuole davvero spingere l’innovazione e la produttività, nessuno può girarsi dall’altra parte».