✕

Saras, le incognite della vendita dei Moratti: golden power del governo e livelli occupazionali

Il governo potrebbe aprire un dossier sulla cessione alla multinazionale olandese Vitol, vista la strategicità della raffineria di Sarroch che dà lavoro a 1.300 persone, 3.000 con l’indotto
2 minuti di lettura

Milano — La vendita del gruppo Saras da parte della famiglia Moratti al colosso olandese Vitol tiene ancora banco. E per più di un motivo. C’è la reazione del mercato, deluso dal prezzo con cui si è chiusa l’operazione di vendita, più basso delle aspettative e inferiore alle indiscrezioni dei giorni precedenti l’annuncio dell’operazione. Poi ci sono le preoccupazioni dei sindacati, che guardano al futuro occupazionale dopo il passaggio di proprietà da una famiglia imprenditoriale italiana di lunga data a una multinazionale straniera: Saras gestisce la raffineria di Sarroch, non lontano da Cagliari, impianto che dà lavoro a 1.300 persone (3mila con l’indotto) e copre il 20% del fabbisogno italiano.

Infine, non mancano le incognite politiche, con la possibilità che il governo eserciti il golden power, il potere di veto (o di forte condizionamento della vendita), visto che la raffineria sarda è da considerare impianto strategico, secondo solo a Priolo, in provincia di Siracusa.

…

Milano — La vendita del gruppo Saras da parte della famiglia Moratti al colosso olandese Vitol tiene ancora banco. E per più di un motivo. C’è la reazione del mercato, deluso dal prezzo con cui si è chiusa l’operazione di vendita, più basso delle aspettative e inferiore alle indiscrezioni dei giorni precedenti l’annuncio dell’operazione. Poi ci sono le preoccupazioni dei sindacati, che guardano al futuro occupazionale dopo il passaggio di proprietà da una famiglia imprenditoriale italiana di lunga data a una multinazionale straniera: Saras gestisce la raffineria di Sarroch, non lontano da Cagliari, impianto che dà lavoro a 1.300 persone (3mila con l’indotto) e copre il 20% del fabbisogno italiano.

Infine, non mancano le incognite politiche, con la possibilità che il governo eserciti il golden power, il potere di veto (o di forte condizionamento della vendita), visto che la raffineria sarda è da considerare impianto strategico, secondo solo a Priolo, in provincia di Siracusa.

Ma andiamo con ordine, a partire dalla reazione degli investitori. Nell’ultimo periodo, attorno al titolo Saras alla Borsa di Milano c’è stato molto movimento. Dopo aver raggiunto il minimo del 2023 a metà giugno, con una quotazione appena superiore a 1 euro per azione, il titolo ha preso a salire fino al massimo a 1,91 euro toccato venerdì scorso, subito dopo l’apertura delle contrattazioni, per le indiscrezioni su una possibile offerta superiore ai 2 euro da parte di Vitol. Ieri, il titolo ha chiuso a 1,73 euro, allineandosi all’offerta ufficiale di soli due centesimi più alta.

Questo, secondo alcuni analisti, potrebbe anche significare che gli investitori non temono più di tanto l’intervento politico. Il governo potrebbe decidere di aprire un dossier “golden power”, visto che nel giro 8 mesi sono passate di mano le due principali raffinerie italiane. Prima di Sarroch era stata la volta di Priolo, ceduta dalla società russa Lukoil al gruppo Goi Energy, alleato alla multinazionale svizzera Trafigura, come Vitol un colosso nel trading di materie prime. In questo caso, il governo aveva dato il via libera solo dopo la certezza che l’impianto si avvierà a diventare una bioraffineria.

Infine, il capitolo sindacale. «Finisce un’era e occorre capire quale sarà il futuro di questo sito produttivo – ha dichiarato Stefano Fais, segretario organizzativo Filctem e rsu Saras - attendiamo di conoscere il nuovo piano industriale che per noi è importante per salvaguardare i livelli occupazionali». Gli fa eco Marco Nappi, segretario generale regionale Femca Cisl che si dice «scioccato per la notizia arrivata all’improvviso. Sappiamo che entrare in un contesto di una multinazionale cambia tutto». Infine Pierluigi Loi, Uiltec: «a famiglia Moratti ha sempre prestato massima attenzione alla Sardegna e nell’ultimo decennio ha fatto forti investimenti, per rendere la raffineria di Sarroch molto competitiva. Auspichiamo che ci sia la stessa attenzione».

Leggi i commenti