Milano – Invitalia, il socio pubblico di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) con il 38% del capitale, ha inviato formale richiesta al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per mettere in amministrazione straordinaria la società. «Invitalia - è scritto nella nota diffusa dalla società - dopo aver esperito negli ultimi mesi e da ultimo in queste settimane, in costante dialogo con il governo, ogni tentativo possibile di accordo con il socio privato, preso atto dell’indisponibilità di quest’ultimo a contribuire a garantire la continuità aziendale o a sciogliere la joint venture in modo equilibrato e conforme alle normative vigenti anche di fonte europea nell’ambito di una situazione di crisi non dipendente dalla volontà né da responsabilità gestionali della parte pubblica, ha inoltrato al Mimit un’istanza per le conseguenti valutazioni tecniche e amministrative per la procedura di amministrazione straordinaria per Adi spa». Secondo il recente decreto legge promosso dal governo ora toccherà al ministro Adolfo Urso verificare che ci siano i presupposti del commissariamento e, in caso affermativo, poi spetterà al Tribunale di Milano in seduta collegiale riscontrare lo stato di insolvenza della società. Da quel momento Adi spa, cioè la società che ha in affitto gli stabilimenti dell’Ilva già in amministrazione straordinaria dal 2015, passerà nelle mani di uno o più commissari nominati dal Mimit che dovranno valutare se procedere con il funzionamento dell’azienda o se liquidare le attività per far fronte alle passività.
I commissari della vecchia Ilva contro Acciaierie d’Italia: negati i dati per ispezionare gli impianti
Poco dopo il comunicato di Invitalia è però emerso che Adi spa, guidata dall’ad Lucia Morselli, venerdì notte ha presentato al Tribunale di Milano una proposta di concordato con riserva, strumento che l’impresa insolvente può stipulare con i propri creditori al fine di cercare una soluzione equa e vantaggiosa per entrambe le parti coinvolte, e consentire all’azienda di negoziare e raggiungere un accordo con i creditori stabilendo nuove condizioni di pagamento o una ristrutturazione del debito. Si tratta di un concordato in bianco, nel senso che non contiene un piano specifico da parte dell’azienda insolvente.
Quest’ultima mossa del concordato, a quanto si apprende, sarebbe stata dettata dal fatto che i commissari dell’Ilva hanno dichiarato ai giudici milanesi che non è possibile dissequestrare gli impianti alla scadenza contrattuale del 31 maggio. L’acquisto degli impianti era soggetto al completamento del piano di ambientalizzazione, effettivamente concluso nell’agosto 2023, ed era stato facilitato da un decreto del governo emesso la scorsa estate che consentiva l’acquisto anche senza il consenso della magistratura a patto di vincolare i soldi per eventuali richieste danni. A questo punto, secondo Adi, non si porrebbe più un tema di continuità aziendale ma sarebbe venuto meno l’oggetto sociale, quello per cui ArcelorMittal entrò in azienda dopo aver vinto la gara nell’autunno 2018. La palla ora in mano ai giudici milanesi che devono districare la complicata matassa e decidere se procedere con l’As o con il concordato.