Economia

I primi 40 anni di Affari&Finanza: il gotha dell’economia lunedì alla Bocconi

PAOLO GENTILONI INTERVERRA' ALLA BOCCONI
PAOLO GENTILONI INTERVERRA' ALLA BOCCONI 

Economisti, docenti, ministri e giornalisti si confronteranno a Milano il 4 marzo sul tema “L’Europa e l’Italia di domani”

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ROMA — Affari&Finanza, il supplemento economico che accompagna Repubblica il lunedì, festeggia il suo quarantesimo compleanno il 4 marzo all’Università Bocconi.

Fu il fondatore Eugenio Scalfari a ideare l’inserto che dal 1984 – ottavo anno di vita di Repubblica - ogni settimana immancabilmente pubblica approfondimenti, analisi, inchieste e commenti sull’attualità economica italiana e internazionale.

A fianco di Scalfari - vi resterà per molti anni - c’era Giuseppe Turani, padre nobile dei commentatori economici italiani.

Insieme avevano scritto nel 1974 un libro, “Razza padrona”, che cominciava a “tirare la barba ai potenti” come diceva Gianni Rodari.

A conoscenza di tutti

«Prima di economia discutevano solo i professori, adesso portiamo a conoscenza di tutti, cercando di spiegarle compiutamente, vicende complesse e spesso arcane», amava ripetere Scalfari parlando con passione e vero amore della sua “seconda creatura”.

Per poi concludere con l’immancabile: «Vogliamo che sempre più Repubblica sia uno strumento indispensabile per le persone intelligenti».

E fra i primi commentatori di A&F si ritrovano personaggi legati al fondatore da autentica stima ed amicizia, nonché altrettanto prestigiosi protagonisti dell’economia del loro tempo, da Guido Carli a Giorgio Ruffolo, da Fabiano Fabiani a Marcello De Cecco.

Le 40 copertine

Lunedì prossimo nel foyer dell’Aula Magna della Bocconi saranno in mostra le quaranta copertine più significative, una per ogni anno, ognuna corredata di un testo che contestualizza i titoli, ne spiega la genesi, aiuta a interpretare il fatto economico del momento.

Contemporaneamente, per tutta la giornata si alterneranno sul palco, con la conduzione di Giulia Santerini, alcuni fra i protagonisti di primo piano dell’attuale dibattito: il commissario europeo Paolo Gentiloni, il premio Nobel per l’economia Michael Spence, il ministro Adolfo Urso e il sottosegretario Federico Freni, l’ex premier nonché “padrone di casa” Mario Monti e il suo successore alla presidenza dell’università Andrea Sironi, il direttore del dipartimento Economia della Bocconi (e firma di Repubblica) Tito Boeri, e poi una lunga serie di ad di importanti aziende.

Legati all’Europa

L’evento si intitola “L’Italia e l’Europa di domani”. Non è un titolo scelto a caso: il nostro Paese, sfrondandosi di dosso le pulsioni populistico-sovraniste che attualmente animano la classe dirigente o almeno parte di essa, è sempre più inscindibilmente legato all’Europa, nella certezza che solo da una sempre maggiore integrazione verranno una crescita virtuosa e, appunto, lo sviluppo di domani.

Basta soffermarsi sulle diverse copertine che fra il 2009 e il 2012 (l’anno del fatidico “Whatever it takes” di Mario Draghi) sono state dedicate alla crisi dell’euro, per capire come siamo stati a un passo dal baratro, scampato grazie a volontà, competenza ma soprattutto solidarietà europea.

Se fossimo rimasti soli, e qui occorre fare riferimento alle più recenti copertine, non avremmo mai potuto affrontare crisi come quelle che ci hanno travolto negli ultimi anni, dalla pandemia alle guerre.

Nel corso dell’evento di lunedì verranno tra l’altro proiettate sette interviste ad altrettanti colleghi che sono stati i coordinatori in redazione di A&F: Maurizio Ricci, Alessandra Carini, Carlo Clericetti, Marco Panara, Massimo Giannini, Fabio Bogo, fino all’attuale capo redattore Roberto Rho.

Il potere di Cuccia

Ognuno racconta la “sua” parte della storia: come in redazione si discuteva – e quindi si decideva come affrontarlo sulle pagine di A&F - dello straordinario potere di Enrico Cuccia (il patron di Mediobanca negli anni ‘80).

E poi gli anni della Fiat di Gianni Agnelli e Cesare Romiti, l’amara parabola di controversi capitani d’industria come Raul Gardini e Gabriele Cagliari, l’alba del nord-est con le sue “multinazionali tascabili”, le privatizzazioni e il tramonto delle partecipazioni statali, gli assalti speculativi alla lira, la nascita dell’euro, il crollo del Muro e l’implosione dell’Urss.

E così via fino ai giorni nostri, quelli dell’importanza fondamentale di Internet e ora del suo figlio più nobile, l’intelligenza artificiale, del dramma della pandemia ma anche del coraggio e la caparbietà con cui il tessuto economico e sociale del Paese ha saputo reagire.

Per chiudere sulla tragedia multipla delle guerre prima in Ucraina, quindi in Medio Oriente e ora anche nel Mar Rosso, con tutte le conseguenze umane ed economiche come l’inflazione e l’incertezza diffusa.

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