ROMA - Documenti falsi, procedure truccate per gli appalti e conflitti d’interesse omessi. E poi ancora società fittizie che hanno dirottato su conti bancari all’estero i soldi che dovevano servire ad avviare i cantieri in casa. Eccolo il malaffare che ruota intorno a Next Generation EU, il maxi piano da 750 miliardi nato per risollevare l’Europa dalla crisi pandemica. “È diventato un bersaglio per i truffatori”, è la presa d’atto della Procura europea che ha messo l’Italia in cima ai Paesi sotto osservazione. Su 206 inchieste attive alla fine dell’anno scorso, ben 179 riguardavano il Piano nazionale di ripresa e resilienza di Roma. ll secondo Paese in graduatoria, l’Austria, ne conta solo 33.
Ma l’Italia detiene anche un altro primato negativo: la metà delle frodi a tutti i fondi Ue, non solo quelle relative al Recovery, nel 2023. Su 1.371 casi, sono 556 quelli che hanno riguardato l’Italia: da sola ha contribuito, con 6 miliardi, al danno stimato in 12,2 miliardi a livello europeo. …
ROMA - Documenti falsi, procedure truccate per gli appalti e conflitti d’interesse omessi. E poi ancora società fittizie che hanno dirottato su conti bancari all’estero i soldi che dovevano servire ad avviare i cantieri in casa. Eccolo il malaffare che ruota intorno a Next Generation EU, il maxi piano da 750 miliardi nato per risollevare l’Europa dalla crisi pandemica. “È diventato un bersaglio per i truffatori”, è la presa d’atto della Procura europea che ha messo l’Italia in cima ai Paesi sotto osservazione. Su 206 inchieste attive alla fine dell’anno scorso, ben 179 riguardavano il Piano nazionale di ripresa e resilienza di Roma. ll secondo Paese in graduatoria, l’Austria, ne conta solo 33.
Ma l’Italia detiene anche un altro primato negativo: la metà delle frodi a tutti i fondi Ue, non solo quelle relative al Recovery, nel 2023. Su 1.371 casi, sono 556 quelli che hanno riguardato l’Italia: da sola ha contribuito, con 6 miliardi, al danno stimato in 12,2 miliardi a livello europeo. E la traccia resta sempre la stessa anche se si prendono in considerazione tutte le indagini attive: 618 casi per 7,3 miliardi in Italia su 1.927 e 19,2 miliardi a livello Ue.
Le frodi sull’Iva sono la fattispecie più diffusa, ma l’allarme intorno al Next Generation EU sta crescendo perché ora i Paesi beneficiari stanno iniziando a spendere di più rispetto ai primi anni dedicati principalmente alla procedure necessarie ad avviare i progetti. “Il numero delle frodi - spiega la Procura Ue nel suo rapporto annuale 2023 - non può che aumentare nel contesto dell'attuazione accelerata dei finanziamenti Next Generation EU, tanto più che dall'anno scorso è emerso come i gruppi della criminalità organizzata siano coinvolti in questo tipo di attività fraudolente legate ai progetti dei Piani nazionali di ripresa e resilienza”.
Altri numeri spiegano perché il Recovery preoccupa in misura maggiore rispetto agli altri capitoli di spesa europei: le 206 indagini attive sul Next Generation rappresentano circa il 15% dei casi di frode che riguardano tutti i fondi europei, ma in termini di danno (oltre 1,8 miliardi) corrispondono a quasi il 25% del totale. E la luce sul malaffare si è appena accesa perché, spiega sempre l’organismo europeo indipendente, “si è solo iniziato a identificare le organizzazioni criminali coinvolti in questa attività fraudolenta”.
L’allarme della Ragioneria e della Corte dei Conti
Con l’importo più alto, in tutto 194,4 miliardi, l’Italia è il primo Paese a beneficiare dei fondi del Recovery. Anche per questo il numero delle indagini è maggiore rispetto a quello degli altri Paesi. L’allarme si sta facendo più forte. A gennaio era stata la Ragioneria generale dello Stato a lanciare il primo avviso: “L’attuazione del Pnrr - scrivevano i tecnici del ministero dell’Economia - rischia di essere vanificato da eventi di illecita captazione di risorse pubbliche”. E per questo la stessa Rgs aveva invitato le amministrazioni titolari del Pnrr a recepire “tempestivamente” i contenuti di un documento che punta sull’autovalutazione del rischio frodi da parte dei ministeri. A quest’ultimi il compito di effettuare un esame periodico dell’impatto e della probabilità dei potenziali rischi di frode che potrebbero verificarsi, anche dotandosi di “cartellini rossi”, cioè indicatori che “richiamano comportamenti e fatti potenzialmente anomali, che possono far sorgere il sospetto di trovarsi di fronte ad una frode”.
A febbraio è arrivato un altro avviso, quello della Corte dei conti, che ha parlato di “condotte illecite” e “sperpero delle risorse”. Frodi, da Nord a Sud: “piccole” ma diffuse. In un Comune della Marche, ad esempio, sono stati falsificati i dati sul numero dei migranti per ottenere i soldi da destinare alla sistemazione di una baraccapoli.
E il governo? Prova a correre ai ripari. Nella bozza del decreto per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, i finanziamenti finiscono sotto la lente del Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea. Un supervisore che si allarga con l’ingresso di nuove figure, dal coordinatore della Struttura di missione del Pnrr a un rappresentante della Guardia di finanza. Si parla di protocolli d’intesa e della possibilità di proporre nuove norme per rafforzare la lotta al malaffare. Che intanto corre. In Italia più che altrove.