ROMA — Il Consiglio di Stato celebra questa mattina la prima udienza di un procedimento, a suo modo, storico.
Cinque consiglieri di Stato valuteranno il ricorso che indirizza loro il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom).
Il tema — di decisiva importanza per la libertà d’informazione nel nostro Paese — è l’equo compenso.
I contenuti giornalistici
Si tratta delle somme che i giganti della Rete dovrebbero versare — agli editori e agli autori — per i contenuti giornalistici che distribuiscono via Internet.
Distribuzione che procura a queste piattaforme web un vantaggio diretto, anche sotto forma di entrate pubblicitarie.
Il diritto all’equo compenso è sancito dalla direttiva dell’Ue sul Copyright del 2019. L’Italia ha travasato la direttiva Ue nel nostro ordinamento fin dal 2021.
Infine, a gennaio del 2023, proprio l’AgCom ha varato il regolamento che avrebbe indotto gli editori e i giganti della Rete a un confronto serrato sull’entità dell’equo compenso.
Cheli: “I grandi del web sono potenti come Stati. Il buon giornalismo deve essere tutelato”
L’Avvocatura di Stato
Ma a dicembre del 2023, il Tar del Lazio ha accolto un ricorso di Meta (Facebook) e ha sospeso il regolamento AgCom, congelandolo. Contro la sentenza del Tar, ora l’AgCom ricorre al Consiglio di Stato, assistita dall’Avvocatura dello Stato.
La sezione di palazzo Spada che se ne occupa è la sesta, specializzata proprio sul contenzioso dell’AgCom. E avrà di fronte l’Avvocata dello Stato Federica Varrone — l’unica donna a dibattere la questione — che chiederà di bocciare la sospensiva emessa dal Tar.
E poi attenderà ansiosa il verdetto previsto già per domani, fatta salva un’ulteriore e improvvisa esigenza di approfondimento.
Chi sono i consiglieri
Ma ecco il collegio. A partire dal presidente Roberto Caponigro che proprio per questa causa prende il posto di Hadrian Simonetti (un esperto di appalti pubblici che segue i 19 casi precedenti).
I pronostici della vigilia davano alla guida del collegio il vice presidente del Consiglio di Stato Carmine Volpe. Sarà invece Caponigro a firmare in primis una decisione che determinerà la traiettoria dell’editoria e del buon giornalismo in Italia.
Nel passato di Caponigro ci sono gli inizi in Bankitalia; sette anni nei Tar di Lecce, Napoli e Roma; una duplice esperienza a palazzo Chigi come consigliere giuridico, e anche una come componente della Corte federale d’Appello della Figc.
Il relatore del provvedimento
Quattro i consiglieri nel collegio, a partire dal relatore Giovanni Pascuzzi, che ha fatto per trent’anni il giurista occupandosi anche di diritto dell’era digitale all’Università di Trento.
Poi Pascuzzi è stato scelto da Palazzo Chigi e votato dal Consiglio dei ministri a novembre del 2021 quando il premier era Mario Draghi.
Era stato invece il suo predecessore Giuseppe Conte a volere Thomas Mathà, vice segretario generale della Provincia di Bolzano e direttore dell’Agenzia degli appalti, nonché appassionato di filatelia.
Giovanni Gallone arriva dal Tar di Lecce che ha lasciato un anno fa per passare a palazzo Spada. Ma in Puglia, a Foggia e nella stessa Lecce ha fatto il pm occupandosi sia di corruzione che di mafia. Infine Marco Poppi è stato giudice del Tar di Parma.