Economia

Poste, Del Fante: “Su vendita la decisione è dell’azionista”

Poste, Del Fante: “Su vendita la decisione è dell’azionista”
(ansa)

L’audizione dell’amministratore delegato della partecipata pubblica: “Abbiamo ancora 13 mila uffici postali, gestiamo 580 miliardi di risparmi”

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MILANO – Sulla privatizzazione di Poste l’ad Matteo Del Fante rimanda al governo. “La decisione di vendere è una prerogativa dell'azionista e non del management. Mercoledì prossimo l'azienda licenzierà il Piano a cinque anni, 2024-2028, a tutte le istituzioni e agli investitori", ha detto in audizione presso la commissione Trasporti della Camera sulla privatizzazione dell'azienda, rispondendo alle domande dei parlamentari. "E' un Piano che non parla di privatizzazioni o seconde quote, ma è il Piano dell'azienda a prescindere", ha sottolineato.

Del fante ha quindi snocciolato i numeri sulla società. "Da quando si è insediato questo consiglio di amministrazione, nel 2017, la nostra presenza sul territorio è rimasta intatta. Abbiamo ancora 13mila uffici postali". "Nell'ultimo anno - ha ricordato - abbiamo consegnato 256 milioni di pacchi, attraverso una flotta di 30mila mezzi. Abbiamo 30 milioni oggi di carte di pagamento emesse e gestiamo risparmi degli italiani per 580 miliardi. Nel settore assicurativo, sempre nel 2023, abbiamo raccolto 18 miliardi lordi. Siamo i primi identity provider nell'ambito di Spid".

"Abbiamo un impatto diretto e indiretto misurabile nell'arco 2018-2023 in 65 miliardi, tramite la nostra attività di acquisto e investimento, ma anche mediante i salari che paga l'azienda", ha sottolineato Del Fante.

Primo investitore in titoli di Stato

Tra gli altri dati Del Fante ha ricordato la crescita in ambito assicurativo con "il collocamento di polizze di risparmio, raggiungendo circa 160 miliardi di riserve, quindi di risparmi degli italiani investiti". "Siamo di gran lunga il primo investitore in titoli di Stato italiani. Le risorse sui depositi e i conti correnti attivi che abbiamo con gli italiani le investiamo in titoli di Stato, così come i proventi delle polizze che collochiamo, per un ammontare di 140 miliardi di euro". "L'ambito che è cresciuto di più è stato quello dei pagamenti. Con le nostre carte prepagate siamo attori importanti della crescita di questo mercato", ha detto.

Margini positivi su tutto esclusi i prodotti postali

"I margini sono sostanzialmente positivi su tutto quello che non è postale, andiamo molto bene come margine operativo sull'assicurazione, sulla banca, sui pagamenti. Ma l'ambito dove l'azienda continua a perdere soldi è quello della posta, perché il nostro Paese è molto più avanti nel processo di sostituzione della carta in fatture elettroniche, nell'uso dell'email per le comunicazioni, rispetto alla media europea. Per cui oggi un italiano riceve una corrispondenza sostanzialmente ogni 10 giorni: abbiamo 35 invii pro capite l'anno per italiano. Quindi Poste deve tenere una rete di circa 50mila persone tra smistamento e postini per consegnare una lettera, o una bolletta ogni 10 giorni, avendo un ricavo di 1 euro.

"Primi 10 passaporti consegnati”

Del Fante ha parlato anche del nuovo servizio sperimentale di Poste che consente la consegna dei passaporti. "Abbiamo consegnato i primi 10 passaporti pilota in due comuni del bolognese. Nove sono stati consegnati a casa, una persona è venuta a ritirarlo nell'uffucio postale", ha detto Del fante spiegando che il tempo della pratica è di circa 15 giorni. Del Fante ha aggiunto che l'azienda non è "in ritardo sul servizio Polis".

Il manager è intervenuto anche sulla cessione di PagoPa al Poligrafico e a Poste anticipata nei giorni scorsi da Repubblica. "Ne abbiamo sentite di diverse in questi giorni. C'è un provvedimento di legge che parla di un azionista di maggioranza, il Poligrafico, posseduto al 100% dallo Stato, e quindi forse la domanda andrebbe fatta direttamente al Poligrafico" tuttavia "noi possiamo garantire al mercato la riservatezza dei dati", ha detto ricordando che Poste Italiane ha gestito 1 miliardo di transazioni su Spid, e "nessuno si è mai posto il problema della riservatezza".

"Vogliamo fare un altro esempio: lavoriamo con le banche assieme da più di 20 anni. Noi per legge non possiamo distribuire, fare credito , fare prestiti, ma dal 2002 distribuiamo prestiti di istituzioni finanziarie, quindi un nostro cliente che entra in ufficio postale e vuole un prestito al consumo noi lo analizziamo, poi prendiamo il cliente e lo passiamo alla banca. Abbiamo fatto 48 miliardi di operazioni, e 4 milioni di italiani hanno beneficiato della nostra presenza territoriale. In quel caso il problema di riservatezza dovremmo averlo noi" ma "non abbiamo mai avuto in 22 anni il benché minimo problema".

Rispetto a Paga Pa, questo "è un circuito di pagamento su cui siamo assestati in 409 fornitori di servizi" e "non c'è nessun interesse per definizione, chiunque sia il proprietario di quel circuito, a minimizzare la portata del circuito di pagamento stesso".

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