I tecnici dell’Upb al governo: “Chiarisca sulle modifiche al Pnrr”. E certificano 16 miliardi di tagli
di Giuseppe ColomboROMA – L’Ufficio parlamentare di bilancio certifica il “bluff” del governo sul Pnrr. Eccolo il gioco delle tre carte: per finanziare i nuovi progetti del Piano di ripresa e resilienza si tagliano investimenti previsti da altri fondi di spesa.
Sedici miliardi servono per gli impegni aggiuntivi maturati dopo il via libera dell’Europa alla revisione e per non fermare quelli che lo stesso esecutivo ha deciso di stralciare dal Piano. E quindi sedici miliardi in meno: per i Comuni e i ministeri 1,8 miliardi a testa, per le opere che possono beneficiare del fondo “anti-inflazione” 900 milioni. A pagare di più è il Fondo Sviluppo e coesione (5 miliardi) che riserva l’80% delle risorse al Sud.
L’analisi presentata dai tecnici in Parlamento svela, con la forza dei numeri, la vulnerabilità dei t…
ROMA – L’Ufficio parlamentare di bilancio certifica il “bluff” del governo sul Pnrr. Eccolo il gioco delle tre carte: per finanziare i nuovi progetti del Piano di ripresa e resilienza si tagliano investimenti previsti da altri fondi di spesa.
Sedici miliardi servono per gli impegni aggiuntivi maturati dopo il via libera dell’Europa alla revisione e per non fermare quelli che lo stesso esecutivo ha deciso di stralciare dal Piano. E quindi sedici miliardi in meno: per i Comuni e i ministeri 1,8 miliardi a testa, per le opere che possono beneficiare del fondo “anti-inflazione” 900 milioni. A pagare di più è il Fondo Sviluppo e coesione (5 miliardi) che riserva l’80% delle risorse al Sud.
L’analisi presentata dai tecnici in Parlamento svela, con la forza dei numeri, la vulnerabilità dei tagli decisi dal governo. E la poca chiarezza che emerge dal decreto in cui sono contenuti. Per questo la presidente dell’Upb Lilia Cavallari parla di "informazioni non esaustive sulla destinazione delle nuove risorse e sui definanziamenti”.
E invita Palazzo Chigi ad essere più preciso con il Def, indicando l’impegno annuale sulle misure del Pnrr e del Piano nazionale complementare, il fondo gemello. Anche il Pnc è stato asciugato per trovare le coperture necessarie. Lo sanno bene le Regioni dato che le forbici hanno coinvolto anche la sanità, con un taglio di 1,2 miliardi. Alla Camera per l’audizione sul decreto è il coordinatore della commissione sanità della Conferenza delle Regioni Raffaele Donini a chiedere al governo di fare dietrofront: gli investimenti, chiosa, "sono già cantieri” e i lavori assegnati “necessitano di liquidità”.
Fitto sfila sei miliardi a Salvini, ma la Ragioneria tiene i conti aperti. È lite sui fondi del Pnrr
Soprattutto per i governatori la soluzione proposta dal ministro per il Pnrr Raffaele Fitto - il fondo dedicato all’edilizia ospedaliera - è "inesistente”. E anche in questo caso, è l’accusa rilanciata dalle opposizioni, il governo fa il gioco delle tre carte. Ma Fitto contesta questa ricostruzione. Quando tocca a lui parlare davanti alla commissione Bilancio, il tono si fa tecnico. Prima parla dei ritardi: “A dicembre solo 9 su 55 progetti avevano raggiunto l’obiettivo”. Poi prova a rassicurare sul salvagente: “Ci sono due miliardi” del fondo «”non ancora impegnati». Ma il fedelissimo di Giorgia Meloni deve ammettere che c’è un problema per quelle Regioni che hanno già utilizzato la propria quota. Servirà un approfondimento, insieme al titolare della Salute Orazio Schillaci, per evitare di fermare i progetti sugli ospedali. Eccolo il Pnrr della confusione.
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