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Confindustria, il voto dei veneti rilancia il testa a testa Garrone-Orsini

Emanuele Orsini, imprenditore del legno, è candidato alla presidenza di Confindustria di cui è vicepresidente uscente

 (ansa)

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Numeri molto vicini. Ma dopo l’esclusione di Gozzi i veneti hanno scelto l’ex nemico
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È caccia all’ultimo voto nella corsa alla presidenza di Confindustria tra i due candidati ammessi all’appuntamento decisivo di giovedì prossimo, l’imprenditore del legno e vicepresidente uscente Emanuele Orsini e il presidente del gruppo delle rinnovabili Erg Edoardo Garrone. E ad essere cacciati sono soprattutto i consensi che nella prima fase erano andati ad Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, escluso dal voto finale da una contesta decisione dei saggi dell’associazione industriale.

Per capire quanto sia diventata contorta, velenosa e paradossale la corsa alla presidenza di Confindustria bisogna guardare a Nordest. In particolare a Treviso, uno dei territori che fino a ieri ha sostenuto la candidatura dell’acciaiere Antonio Gozzi, ma soprattutto è stato il più acceso oppositore a quella di Emanuele Orsini, visti i contrasti a suon di carte bollate tra l’imprenditore locale Claudio Feltrin, presidente di Federlegno, e lo stesso Orsini che lo aveva preceduto nel ruolo. Ecco il p…

È caccia all’ultimo voto nella corsa alla presidenza di Confindustria tra i due candidati ammessi all’appuntamento decisivo di giovedì prossimo, l’imprenditore del legno e vicepresidente uscente Emanuele Orsini e il presidente del gruppo delle rinnovabili Erg Edoardo Garrone. E ad essere cacciati sono soprattutto i consensi che nella prima fase erano andati ad Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, escluso dal voto finale da una contesta decisione dei saggi dell’associazione industriale.

Per capire quanto sia diventata contorta, velenosa e paradossale la corsa alla presidenza di Confindustria bisogna guardare a Nordest. In particolare a Treviso, uno dei territori che fino a ieri ha sostenuto la candidatura dell’acciaiere Antonio Gozzi, ma soprattutto è stato il più acceso oppositore a quella di Emanuele Orsini, visti i contrasti a suon di carte bollate tra l’imprenditore locale Claudio Feltrin, presidente di Federlegno, e lo stesso Orsini che lo aveva preceduto nel ruolo. Ecco il paradosso: ora che Gozzi è fuori dai giochi, Treviso sarebbe passata proprio dalla parte dell’ex nemico Orsini, facendo pendere in quella direzione l’intera Confindustria Veneto Est di cui fa parte con Padova e Venezia.

Non è detto che alla fine la territoriale nordestina, che riunisce oggi il consiglio, annunci una posizione comune. Né che giovedì prossimo, quando in Viale dell’Astronomia si sceglierà il nuovo presidente, le sue sette – pesanti – preferenze vadano tutte a Orsini. Ma il suo riposizionamento è sintomatico di quello che, stando alle indiscrezioni delle ultime ore, starebbe avvenendo anche a livello nazionale, per esempio in Friuli Venezia Giulia e in vaste aree del Sud. I veleni della contestata esclusione di Gozzi, che i saggi non hanno ammesso al voto finale, stanno portando molti dei suoi sostenitori a confluire dalla parte di Orsini. Un voto a favore che molti descrivono anche come “contro”: contro un’esclusione percepita come opaca; e contro il gruppo di big dell’imprenditoria del Nord, come l’ex presidente Emma Marcegaglia, che ha spinto Garrone a correre dopo che Gozzi era già sceso in campo, togliendogli il terreno sotto ai piedi. Vale in primis per l’altro ex presidente Antonio D’Amato, sostenitore della prima ora dell’acciaiere, che molta influenza ha sui voti del Mezzogiorno. Ma non solo.

La partita non è certo chiusa. Nel voto a scrutinio segreto dei 185 delegati, il 4 aprile, tutto può succedere: nella storia di Confindustria è spesso capitato che qualcuno entrasse nel conclave decisivo papa ma uscisse cardinale. La distanza tra i due candidati, nei numeri che i due campi fanno filtrare, resta contenuta. Garrone può contare sull’appoggio di Assolombarda, la territoriale più pesante con 17 voti in consiglio, di buona parte del Piemonte, della Romagna. A lui andranno - decisione di ieri - i due voti di Genova, liberata dagli imbarazzi per il doppio candidato ligure, e dovrebbero andare i tre di Brescia; anche il presidente uscente Bonomi si starebbe spendendo a suo favore. Quanto a Orsini, ha il supporto di Toscana, Emilia, Lazio e Sicilia, l’endorsement pesante di Intesa Sanpaolo e diffuse simpatie dentro il governo, che nonostante una versione ufficiale di neutralità potrebbero orientare i voti delle partecipate.

Le possibilità per Garrone di invertirla sono in parte legate all’ipotesi che i veleni per l’esclusione di Gozzi vengano smaltiti e riprenda forza l’argomento secondo cui Confindustria – dopo due presidenze di piccoli imprenditori o di manager – debba essere guidata da un industriale di maggiore peso specifico, argomento caro anche a molti sostenitori del presidente di Federacciai.

Ieri Gozzi, che dopo l’esclusione aveva ipotizzato un ricorso sia interno che esterno, alla magistratura, ha avuto un lungo incontro in teleconferenza con i probiviri di Confindustria. Sul tavolo la querelle delle preferenze, che secondo l’imprenditore erano il 25% - cifra che lo avrebbe portato al voto finale – ma per i saggi non arrivavano alla metà.

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