La Cgil: “Sulle uscite incentivate il governo convochi Stellantis”. I costruttori: “Sugli incentivi persi sei mesi”
di Diego LonghinROMA – "E' sempre più urgente che il governo convochi l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares affinché ottenga precise garanzie rispetto alla centralità e alla strategicità degli stabilimenti. Perché, ad oggi, l'unico dato certo in possesso del sindacato e del governo è che il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali e gli unici investimenti fatti sono quelli per incentivare i licenziamenti".
E’ la risposta della Fiom Cgil alla notizia delle uscite incentivate negli stabilimenti italiani di Stellantis annunciate in questi giorni: la richiesta di un tavolo in cui il governo Meloni chieda conto delle intenzioni del gruppo automobilistico di cui il primo socio è Exor, la holding della famiglia Agnelli che controlla Repubblica attraverso Gedi.
Le uscite incentiv…
ROMA – "E' sempre più urgente che il governo convochi l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares affinché ottenga precise garanzie rispetto alla centralità e alla strategicità degli stabilimenti. Perché, ad oggi, l'unico dato certo in possesso del sindacato e del governo è che il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali e gli unici investimenti fatti sono quelli per incentivare i licenziamenti".
E’ la risposta della Fiom Cgil alla notizia delle uscite incentivate negli stabilimenti italiani di Stellantis annunciate in questi giorni: la richiesta di un tavolo in cui il governo Meloni chieda conto delle intenzioni del gruppo automobilistico di cui il primo socio è Exor, la holding della famiglia Agnelli che controlla Repubblica attraverso Gedi.
Le uscite incentivate saranno 3.597
"Dopo Mirafiori, Cassino e Pratola Serra, oggi si sono svolti gli incontri negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano D'Arco, Termoli, Cento e Verrone in cui Stellantis ha dichiarato complessivamente 1.087. In particolare saranno 500 a Melfi, 424 a Pomigliano, 121 a Termoli, 30 a Cento, 12 a Verrone. In questo modo, tra gli incontri di ieri e di oggi, si arriva ad un totale di 3.597 uscite".
E’ quanto si legge in una nota a firma di Samuele Lodi. segretario nazionale Fiom-Cgil. "La Fiom-Cgil - spiega - non ha firmato l'accordo sindacale che sta portando alle uscite incentivate in Stellantis. E' sempre più evidente il piano di dismissione industriale di Stellantis dall'Italia, mascherato dall'esigenza di far fronte alla transizione. La situazione si sta dimostrando ancora più grave di quella che già avevamo denunciato e che, tra l'altro, ha portato alla dichiarazione di sciopero unitario il 12 aprile a Torino".
“Sugli incentivi persi sei mesi”
Ma per il governo si apre anche un altro fronte sul futuro dell’industria automotive: i ritardi del decreto – annunciato ormai il primo febbraio scorso - che dovrebbe sbloccare gli incentivi per il ricambio del parco auto in chiave green. A sollevare il caso è stato Andrea Cardinale, presidente di Unrae (l’associazione delle case automobilistiche straniere in Italia) durante una audizione parlamentare.
A suo avviso, si sono ormai persi i primi sei mesi dell’anno – tenendo conto che siamo ad aprile e vanno ancora attivate tutte le procedure – e ritiene che in ogni caso avranno un effetto limitato anche per tutto il 2024.Cardinale ha ricordato come l'Italia sia "fanalino di coda" in Europa per diffusione di auto elettriche: nel primo bimestre del 2024 contiamo un 2,7% di elettrico puro e un 3% di ibrido plug in mentre "negli altri paesi sono a livelli decisamente superiori, addirittura a doppia cifra", pari in media al 12,5%, anche a causa di incentivi italiani molto più tardivi e meno ingenti.
Incentivi in Europa da 15 anni, in Italia da 5
Allo stesso modo, il portavoce dell’Unrae ha rilevato che gli incentivi sono stati introdotti in Francia da 15 anni, in Spagna da 14 anni, nel Regno Unito da 13 anni, in Germania da 8 anni e in Italia solo da 5 anni. “E dopo due anni di importi per altro abbastanza timidi in termini di importi unitari, nel 2022 gli incentivi sono stati affossati" perché sono state escluse le aziende, vero motore della transizione ecologica. Per questo in due anni sono stati infatti accumulati 600 milioni di incentivi non spesi".
I paesi leader della transizione energetica nel 2023 sono arrivati a una penetrazione del 40,4% dell'elettrico mentre l'Italia l'anno scorso si è fermata al 4,2%. Uno dei problemi è il costo elevato delle auto e a tal proposito "il nuovo schema di incentivi messo a punto dal governo va sicuramente nella giusta direzione" ha concesso Cardinale nel suo intervento, ma le modifiche sono state preannunciate a dicembre 2023, poi ufficialmente presentate a febbraio e ad oggi il Dpcm è ancora alla firma dei ministri.
"Si è quindi creato l'effetto annuncio con il consumatore che sta aspettando che i nuovi incentivi diventino operativi e si è creata cosi una paralisi del mercato che sta diventando un problema sempre più serio. Considerando quindi i tempi tecnici di tutti i prossimi passaggi della normativa, certamente abbiamo perso metà dell'anno e l'impatto effettivo di questi incentivi su quest'anno sarà estremamente limitato".
Cina contro Usa: “Sussidi discriminatori”
Tutto ciò nel giorno in cui la Cina si appella al Wto, l’organizzazione che regola gli scambi commerciali a livello globale, per non essere tagliata fuori dal mercato auto degli Usa. Pechino ha presentato un ricorso contro i sussidi statunitensi per i veicoli elettrici e il ministero del Commercio, nell’annunciare l’esposto, ha dichiarato che considera i requisiti previsti per i sussidi "discriminatori" e che porteranno a una "distorsione grave" della concorrenza. Nel mirino c’è l’Ira, l'Inflation Reduction Act, che è stato fortemente voluto dal presidente Joe Biden nell'agosto 2022.
Misure concepite per “raffreddare” l'inflazione e investire nelle industrie a stelle&strisce, promuovendo al tempo stesso la transizione del Paese verso l'energia pulita. La legge, in sostanza, richiede che i veicoli elettrici siano sottoposti all'assemblaggio finale in Nord America per poter beneficiare dei sussidi.
Secondo la Cina queste norme sono inaccettabili. "Con il pretesto di una "risposta al cambiamento climatico” e per la “protezione ambientale”, gli Stati Uniti “hanno formulato politiche discriminatorie attraverso il loro Inflation Reduction Act riguardo ai veicoli a nuova energia, escludendo dai sussidi i prodotti provenienti dalla Cina e da altri membri del Wto", ha rilevato Pechino. Per poi aggiungere: "Tali esclusioni distorcono la concorrenza leale, interrompono le catene industriali e di fornitura globali e violano i principi dell'Organizzazione come il trattamento nazionale e il trattamento della nazione più favorita".