Impact corp, una startup di under 30 porta in Italia il business della carne senza cellule animali: “Sostenibilità senza rinunce”
di Irene Maria ScaliseROMA – Sull’esempio di quanto sta succedendo in America la start up di giovanissimi Impact Corp punta ad espandere all’Italia l’uso di carne senza cellule animali. E non solo. Il loro mantra – comune a quello di tanti giovani – è “Invertire la tendenza globale che ci sta portando verso il punto di non ritorno per la nostra stessa sopravvivenza su questo pianeta”. Impact Corp, nata nel 2020 dall’idea di undici ragazzi under 30 nasce dalla necessità di diventare parte attiva di un nuovo concetto di “sostenibilità senza rinunce” in cui le persone possono usare prodotti e servizi sostenibili ma senza rinunciare all’evoluzione di questi prodotti, servendosi delle risorse naturali in modo consapevole e rispettando il progresso.
L’impatto sull’agroalimenta…
ROMA – Sull’esempio di quanto sta succedendo in America la start up di giovanissimi Impact Corp punta ad espandere all’Italia l’uso di carne senza cellule animali. E non solo. Il loro mantra – comune a quello di tanti giovani – è “Invertire la tendenza globale che ci sta portando verso il punto di non ritorno per la nostra stessa sopravvivenza su questo pianeta”. Impact Corp, nata nel 2020 dall’idea di undici ragazzi under 30 nasce dalla necessità di diventare parte attiva di un nuovo concetto di “sostenibilità senza rinunce” in cui le persone possono usare prodotti e servizi sostenibili ma senza rinunciare all’evoluzione di questi prodotti, servendosi delle risorse naturali in modo consapevole e rispettando il progresso.
L’impatto sull’agroalimentare
L’ideologia di Impact può essere applicata a più settori, spiega il team di giovani laureati che arrivano da diversi esperienze dal marketing all’ingegneria quello del fashion, dell’energia o dell’agricoltura. Ma soprattutto quello del food da cui è nato circa un anno fa a Roma Impact Food, steakhouse sostenibile.
Spiega Alessandro Thellung, imprenditore della ristorazione e Co founder e CVO di Impact Corp: “Al momento siamo concentrati sull’applicare il nostro mantra della sostenibilità senza rinunce nel settore agroalimentare: con il nostro locale Impact food cerchiamo di avvicinare il pubblico a una alimentazione sostenibile ma senza rinunciare al piacere di mangiare carne e derivati, formaggi o pesce, facendogli scoprire prodotti plant based che non impattano sull’ambiente.
Cosa cambia con i prodotti impact based
“Ridurre i consumi di carne – spiega Thellung - aiuta a contribuire al contenimento dei gas serra: produrre un hamburger di 100 gr di carne comporta l’utilizzo di circa 1500 litri d’acqua mentre con un prodotto vegetale dello stesso peso il risparmio idrico varia tra il 97 e il 99%”. Il progetto funziona e il gruppo di investitori sta pensando di aprire, entro il prossimo anno, altri 4 locali: due a Roma e due a Milano. “Il nostro obiettivo è far capire quanto ogni singola azione possa impattare positivamente sull’ambiente: sul nostro menu infatti per ogni piatto indichiamo il risparmio idrico e il risparmio di CO2. Ad esempio per un piatto di pasta con un ragù a base vegetale il risparmio idrico è pari al 99% e quello di CO2 del 94% rispetto a un piatto tradizionale”.
Obiettivo diminuire il food cost
Per quanto riguarda l'aspetto economico del business, Impact ha svolto un grosso lavoro per rendere il progetto sostenibile anche da questo punto di vista nel settore del food. Precisa Thellung: “Attraverso un'accurata gestione dei costi ed in meno di un anno dall'apertura, siamo riusciti a raggiungere prima del previsto il break even point”. Grazie ad un'affluenza di pubblico in costante crescita (circa 30mila coperti nell'arco di un anno) Impact può lavorare su un tale volume di merci che permettono di vendere i prodotti finali a prezzi concorrenziali con locali di ristorazione che utilizzano i corrispettivi di origine animale. Questo ha fatto si che il food cost globale, sul singolo punto vendita, si avvicini al 20%, con molti prodotti che scendono ben al di sotto. “Questo, oltre a farci ben sperare conclude Alessandro Thellung – ci da concretamente la prospettiva di come questi prodotti in origine abbiano costi inferiori rispetto ai loro corrispettivi e quanto, con l'apertura dei nuovi locali, i costi di approvvigionamento diminuiranno ulteriormente per generare sempre più marginalità che destineremo ad altre linee di business come la GDO".