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Confindustria a Orsini, Garrone si ritira: “Serve indipendenza”

Emanuele Orsini verso la presidenza di Confindustria

 (ansa)
La campagna presidenziale si chiude a un giorno dal voto dopo divisioni e veleni. Oggi il via libera all’unico candidato rimasto in lizza: “Farò la squadra in totale libertà”. Prevale la volontà di non spaccare l’associazione tra grandi e piccoli.
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Emanuele Orsini, imprenditore emiliano del legno e dell’alimentare, 50 anni, sarà il nuovo presidente degli industriali italiani, di cui negli ultimi quattro anni è stato vicepresidente. A designare il suo nome sarà questa mattina il consiglio generale di Confindustria, in un voto che si annunciava fino a poche ore fa sul filo, e per cui è rimasto invece l’unico candidato. La svolta è arrivata ieri, quando l’altro industriale rimasto in corsa, cioè il presidente del gruppo Erg Edoardo Garrone, ha annunciato il suo passo indietro. Una mossa motivata in una lettera con «il senso di responsabilità» nei confronti dell’associazione e la volontà di permettere a Orsini di guidarla «senza condizionamenti». Lettera a cui lo stesso Orsini ha risposto con un ringraziamento per essere stato messo in condizione di «scegliere la squadra migliore in totale libertà» e — già da presidente in pectore — con l’impegno a «riportare la nostra Confindustria alla credibilità necessaria».

Parole di unità tra le quali filtrano però gli echi di una campagna presidenziale velenosa e divisiva come poche volte era accaduto. E il cui rivolgimento finale è anche legato alla figura del terzo candidato, il presidente di Duferco e di Federacciai Antonio Gozzi, che i saggi dell’associazione hanno escluso dal voto decisivo con una scelta contestata dal diretto interessato. Negli ultimi giorni è partita tra Orsini e Garrone la corsa a conquistare i voti di chi nella prima fase aveva sostenuto Gozzi. Voti che, anche per l’ostilità verso l’altro ligure Garrone, spinto a candidarsi da Emma Marcegaglia e altri grandi industriali del Nord dopo che lui era già sceso in pista, Gozzi stava orientando verso Orsini. Fonti vicine a Garrone dicono che ieri la partita era ancora aperta e che il ritiro nasce dalla volontà di non produrre una «vittoria di Pirro» e un presidente sotto scacco. Ma chi ha sotto mano il borsino dei voti sostiene invece che Orsini avesse ormai accumulato un solido vantaggio e che il presidente di Erg si sarebbe fatto da parte per evitare che Gozzi risultasse determinante nella sua vittoria. Prima del ritiro Garrone, che è anche presidente del Sole24Ore, una delle poltrone pregiate della galassia confindustriale, avrebbe ottenuto da Orsini l’impegno a rilanciare la Luiss. Ma ieri anche dall’entourage di Gozzi si rivendicava di essere stati determinanti.

Per capire chi tra i due “big” litiganti — e i loro supporter — avrà perso di meno bisognerà aspettare i prossimi passaggi, a cominciare dalla squadra di presidenza che Orsini annuncerà il 18, prima della ratifica della nomina da parte dell’assemblea. Di certo ha vinto Orsini, l’imprenditore con alle spalle l’azienda più piccola, ma capace da vice uscente con delega al credito di impostare una campagna all’insegna della discontinuità rispetto alla non apprezzata gestione Bonomi e di raccogliere consensi trasversali, rafforzati anche dall’endorsement dell’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina e da diffuse simpatie all’interno del governo.

Ma il compito che lo attende non è facile. Se è vero che la sua vittoria arriva senza accordi, dovrà comporre una squadra di presidenza in cui trovino spazio, oltre ai suoi sostenitori, anche i territori e le associazioni che hanno sostenuto Garrone (Lombardia e Piemonte in primis) e Gozzi (acciaio e chimica), evitando che le ruggini blocchino la sua azione. E dimostrare che per rilanciare Confindustria in Italia e in Europa, in questa fase di grandi transizioni e sfide geopolitiche, non è necessario un imprenditore con una grande azienda alle spalle, come pensavano molti dei sostenitori di Gozzi e di Garrone. Una prima misura della sua forza — e della reale unità degli industriali — si avrà oggi, contando quanti dei 187 membri del consiglio generale arriveranno in viale dell’Astronomia e quanti voti validi avrà l’unico candidato rimasto.

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