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Il piano Letta per guarire l’Ue: “Il mercato unico è l’antidoto al declino sovranista”

L'ex presidente del Consiglio Enrico Letta oggi presiede l'Istituto Delors 

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Il rapporto dell’ex premier su come rilanciare l’integrazione: “Oggi crea spaccature ed esclusi, deve essere per tutti”. Tra le proposte un “passepartout” legale e fiscale che permetta alle imprese di operare in tutti e 27 i Paesi
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È una missione controcorrente quella di Enrico Letta. In una fase in cui protezionismi e nazionalismi avanzano in tutta l’Unione europea, e le forze sovraniste rischiano di sfondare alle elezioni di giugno, il rapporto commissionato all’ex premier dal Consiglio deve suggerire come rilanciare il mercato unico, uno dei pilastri della costruzione comunitaria. Ma è proprio per questo che il suo documento, ora alla stesura finale, non nasconde le criticità: nella sua forma attuale ed incompiuta – spiega Letta – il mercato unico sta creando in Europa «spaccature, dinamiche di esclusione che hanno evidenti effetti politici». E se la soluzione non è certo il ripiegamento sovranista, non lo è neppure l’inerzia: il progetto di libera circolazione di persone, merci e servizi va rilanciato e raddrizzato, reso davvero «per tutti» dice il presidente dell’Istituto Delors, anticipando una formula che sarà al centro del rapporto che presenterà ai leader Ue fra due settimane. Nella speranza che le prop…

È una missione controcorrente quella di Enrico Letta. In una fase in cui protezionismi e nazionalismi avanzano in tutta l’Unione europea, e le forze sovraniste rischiano di sfondare alle elezioni di giugno, il rapporto commissionato all’ex premier dal Consiglio deve suggerire come rilanciare il mercato unico, uno dei pilastri della costruzione comunitaria. Ma è proprio per questo che il suo documento, ora alla stesura finale, non nasconde le criticità: nella sua forma attuale ed incompiuta – spiega Letta – il mercato unico sta creando in Europa «spaccature, dinamiche di esclusione che hanno evidenti effetti politici». E se la soluzione non è certo il ripiegamento sovranista, non lo è neppure l’inerzia: il progetto di libera circolazione di persone, merci e servizi va rilanciato e raddrizzato, reso davvero «per tutti» dice il presidente dell’Istituto Delors, anticipando una formula che sarà al centro del rapporto che presenterà ai leader Ue fra due settimane. Nella speranza che le proposte che conterrà, pensate per essere attuabili nell’orizzonte della prossima legislatura, sopravvivano agli equilibri politici che usciranno dal voto e non finiscano in qualche cassetto di Bruxelles.

Un passepartout per le piccole imprese

Letta parte da «un grido di allarme: stiamo pagando il prezzo degli ultimi anni di paure, per la Brexit, il Covid, la guerra in Ucraina, la crisi energetica, che hanno portato un ripiegamento verso la dimensione nazionale: in molti campi il mercato unico è andato indietro». Per esempio i bandi pubblici, dove il livello di concorrenza tra imprese europee sta diminuendo. Ma il rapporto sottolineerà anche due «spaccature». La prima, in un’Unione dove restano 27 diversi diritti commerciali, fallimentari, 27 regimi fiscali e leggi bancarie, è verticale: tra medie e grandi imprese con le risorse per gestire questa complessità e quelle più piccole, startup incluse, per cui è inaffrontabile. «Per loro che operano a scala locale il mercato unico diventa una minaccia più che una opportunità, perché significa vedere medie e grandi imprese che arrivano a fare concorrenza», spiega Letta. Da qui la prima delle proposte concrete che il rapporto metterà sul tavolo dei leader: creare «un 28esimo ordinamento che affianchi i 27 nazionali, per cui le aziende potranno optare avendo la garanzia di operare in tutti i Paesi senza bisogno di adeguamenti». Una sorta di “passepartout” giuridico a cui se ne affiancherebbe uno fiscale: scelto il regime di un Paese, sarebbe valido in tutta Europa.

Libertà di muoversi, libertà di restare

La seconda spaccatura è orizzontale, geografica, sociale e - ancora - con evidenti risvolti politici. «C’è un tema drammatico su cui siamo stati superficiali – dice Letta -: per anni la libertà di spostamento del mercato unico ha parlato alla parte più mobile e cosmopolita della società, ma c’è invece un’altra parte che vuole essere rassicurata nella libertà di restare. Invece questi spostamenti interni hanno portato a uno spopolamento e a un impoverimento di servizi essenziali in molte aree, come per esempio il Sud Italia». In un Europa in teoria unita stanno divergendo almeno due Europe, un nucleo di regioni ricche e produttive, attorno a grandi città come Parigi, Barcellona, Milano, Berlino e Amsterdam che attirano capitali e talenti, e una periferia che resta indietro. E la soluzione che il rapporto proporrà è nel solco di un principio del padre nobile Jacques Delors, da poco scomparso: non c’è mercato unico senza convergenza. «Bisogna capire come aiutare non solo chi lascia ma anche chi torna, con una profonda riforma delle politiche di coesione».

“Gli Stati Uniti corrono, l’Europa cammina”

Nel rapporto, che recupera diversi spunti da quello scritto nel 2010 da Mario Monti, Letta indicherà quattro settori specifici in cui l’integrazione del mercato europeo va subito rilanciata: le telecomunicazioni, l’energia, la finanza e la difesa. «Sono quelli dove c’è più frammentazione e in cui l’Europa va peggio: per questo gli Stati Uniti corrono e noi camminiamo». È il punto in cui il suo documento è complementare a quello sulla competitività che sta preparando in parallelo Mario Draghi e che ribadirà la necessità di stanziare risorse comuni nei settori strategici. Ed il punto in cui è evidente la dimensione geopolitica in cui il mercato unico va ripensato, «perché dopo l’attacco all’Ucraina è cambiato tutto e perché a novembre potrebbe tornare Trump». La domanda è se questa enfasi sulla sicurezza, con il suo attributo quasi automatico di “nazionale”, non finisca per rafforzare proprio i messaggi protezionisti e sovranisti. «Il rischio c’è – ammette Letta – ma sono convinto che i principi alla base del mercato unico possa convivere con una dottrina di sicurezza e protezione». Se ci sarà un filo conduttore comune, nei rapporti che i due italiani stanno preparando, sarà proprio questo: i Paesi europei possono essere competitivi e sicuri solo se uniti.

Meno direttive, più regolamenti

Resta la distanza tra le ricette tecniche e la volontà politica dei 27 governi. Anche perché, se è vero che le proposte di Letta non prevedono modifiche ai trattati, difficilmente alle cancellerie piacerà un’altra raccomandazione del rapporto: «I regolamenti, immediatamente attuativi, devono diventare la strada principale della normazione europea al posto delle direttive, il cui recepimento crea una frammentazione incredibile». Allungando i tempi, aggiustando le virgole di un regolamento, i Paesi riescono a bloccare o perfino snaturare norme sgradite, salvo poi difendersi da ricorsi e procedure di infrazione in interminabili contenziosi. «Bisogna fare in modo che gli Stati intervengano solo una volta nel processo decisionale, nella fase ascendente, eliminando gli interventi in quella discendente». Chiediamo a Letta come andrà il voto di giugno, e quante delle sue proposte resteranno accettabili se la marea sovranista sbilancerà verso destra gli equilibri dell’Europa. «Vedremo», risponde. «Ma io ho avuto centinaia di incontri e riscontrato in tutti la consapevolezza che non si può andare avanti così, che è necessaria un’Europa più efficace e che sappia parlare a tutti. La frammentazione è la morte dell’Europa, l’inerzia ci porta al declino».

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