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Confindustria, Orsini lavora alla squadra: i vice tra i fedelissimi e il nodo Nordovest

Il nuovo presidente disegnato di Confindustria Emanuele Orsini (ansa)
Il neo eletto dialoga con gli sconfitti Gozzi e Garrone e prova a coinvolgere i loro sostenitori superando i veti reciproci. Ma dovrà anche mostrare di essere autonomo rispetto al governo, che lo ha appoggiato
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La prima sfida di Emanuele Orsini sarà comporre la squadra. Perché se è vero che l’elezione da candidato unico lo ha reso più libero dai condizionamenti che avrebbe avuto vincendo per una manciata di voti, nella scelta degli undici vice dovrà tenere conto di esigenze diverse. Ha promesso una Confindustria più forte e questo significa avere una squadra di maggiore peso rispetto a quella dell’uscente Carlo Bonomi, dove con qualche eccezione (a cominciare dallo stesso Orsini) i numeri due sono stati poco visibili.

I fedelissimi in squadra

Logica vuole che ad essere premiati siano i territori che hanno sposato il suo progetto dall’inizio, come la territoriale di Venezia, governata da Vincenzo Mari…

La prima sfida di Emanuele Orsini sarà comporre la squadra. Perché se è vero che l’elezione da candidato unico lo ha reso più libero dai condizionamenti che avrebbe avuto vincendo per una manciata di voti, nella scelta degli undici vice dovrà tenere conto di esigenze diverse. Ha promesso una Confindustria più forte e questo significa avere una squadra di maggiore peso rispetto a quella dell’uscente Carlo Bonomi, dove con qualche eccezione (a cominciare dallo stesso Orsini) i numeri due sono stati poco visibili.

I fedelissimi in squadra

Logica vuole che ad essere premiati siano i territori che hanno sposato il suo progetto dall’inizio, come la territoriale di Venezia, governata da Vincenzo Marinese, a cui sarebbe garantito il posto di vice con delega all’organizzazione. Tra i sostenitori della prima ora ci sono Maurizio Marchesini, anche lui dell’Emilia Romagna, e Gianfelice Rocca. Una posizione sarà assicurata al Lazio, dove si fa il nome del numero uno Angelo Camilli. Ma dialogando sia con Gozzi che con Garrone, Orsini sta anche cercando di ricomporre le fratture della campagna elettorale, coinvolgendo regioni e categorie centrali nel sistema confindustriale che avevano sostenuto i suoi avversari e superando i veti reciproci dei loro schieramenti. Ieri, subito dopo la designazione, ha avuto anche un lungo incontro con Emma Marcegaglia, grande elettrice di Garrone.

Lombardia e Piemonte

Nella lista compaiono Lombardia e Piemonte, che erano con il presidente di Erg, da cui potrebbe arrivare un nome di peso della manifattura: da Milano si fa il nome di Veronica Squinzi, figlia del past president Giorgio, da Torino quello del presidente Giorgio Marsiaj, fondatore della Sabelt, uomo della metalmeccanica. Poi c’è l’orbita di Gozzi, tra Bergamo, Brescia, Napoli, Farmindustria e Federacciai. Resta in pista l’ipotesi che la delega all’Europa vada a Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi, e in squadra potrebbe entrare l’imprenditrice toscana Lucia Aleotti, azionista e membro del cda della società farmaceutica Menarini.

Il direttore generale

Orsini ha detto che prima dei nomi vengono i “capitoli” del programma: l’Europa, con la promessa di una Confindustria capace di orientare le leggi, anziché subirle; l’energia; le relazioni industriali, vista la nuova stagione di rinnovi contrattuali; l’ufficio studi, che va rilanciato. Ma la discontinuità promessa passa anche dal rinnovamento della macchina, a cominciare dalla casella del direttore generale che è occupata da Raffaele Langella. In una primissima fase dovrebbe essere riconfermato, ma un volta prese le misure alla presidenza è possibile che Orsini decida di sostituirlo.

L’autonomia dal governo

Altro nodo? Il rapporto con la politica. Confindustria è “governativa” per essenza, ma in un rapporto di autonomia. Dopo essere stato descritto come il candidato preferito dal governo Meloni, che ha dato l’input alle partecipate di Stato di votare per lui, e bollato dagli avversari come debole, Orsini dovrà mostrare questa autonomia. Ha incassato gli auguri di Salvini («lo conosco da anni e lo stimo»), con i ministri Giorgetti e Tajani c’è feeling, Urso ha speso parole di apprezzamento. Non è facile, però, attribuirgli un’appartenenza. Orsini è bravo a sviluppare relazioni trasversali, anche con la premier Meloni e il sottosegretario Fazzolari, grazie ai buoni uffici dell’amico Marinese. Parole di stima arrivano pure dal modenese, dove non mancano i rapporti, quasi obbligati, con il Pd. Tra le amicizie vanta quella con il senatore di Azione Matteo Richetti, tanto da risultare tra i fondatori di Harambée, il suo think tank culturale.

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