Un miliardo e due nuovi reati, ecco la legge italiana sull’Intelligenza artificiale
di Filippo SantelliUn miliardo e un nuovo reato. Si potrebbero riassumere così le due anime della legge italiana sull’Intelligenza artificiale che approvata martedì 23 in Consiglio dei ministri. Una norma che cerca da un lato di spingere lo sviluppo nel nostro Paese della tecnologia che promette di cambiare tutto, su cui siamo già in ritardo, e dall’altro di ostacolarne gli usi distorti o criminosi. Il miliardo è quello già annunciato a inizio marzo dalla premier Meloni: sarà gestito da Cdp Venture capital investendo in startup o piccole imprese del settore, con l’obiettivo di creare almeno un campione nazionale degli algoritmi. Il reato è quello di “Illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con Intelligenza artificiale”, con una pena massima di cinque anni di reclusione. Una previsione destinata a far discutere, come altre contenute in questo Disegno di legge preparato dal sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, che ora è atteso da un iter parlamentare durante il quale non sono escl…
Un miliardo e un nuovo reato. Si potrebbero riassumere così le due anime della legge italiana sull’Intelligenza artificiale che approvata martedì 23 in Consiglio dei ministri. Una norma che cerca da un lato di spingere lo sviluppo nel nostro Paese della tecnologia che promette di cambiare tutto, su cui siamo già in ritardo, e dall’altro di ostacolarne gli usi distorti o criminosi. Il miliardo è quello già annunciato a inizio marzo dalla premier Meloni: sarà gestito da Cdp Venture capital investendo in startup o piccole imprese del settore, con l’obiettivo di creare almeno un campione nazionale degli algoritmi. Il reato è quello di “Illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con Intelligenza artificiale”, con una pena massima di cinque anni di reclusione. Una previsione destinata a far discutere, come altre contenute in questo Disegno di legge preparato dal sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, che ora è atteso da un iter parlamentare durante il quale non sono escluse modifiche.
Un miliardo per startup e Pmi
Il famoso miliardo promesso dalla premier Meloni per la “via italiana all’AI” entra dunque nel testo finale, dopo che la sua assenza in una bozza circolata un paio di settimane fa aveva destato preoccupazioni. Non si tratta di risorse nuove, ma di una somma che proviene dal Fondo nazionale per il Venture capital e che viene specificamente assegnata all’Intelligenza artificiale. La gestirà Cdp venture, il ramo di Cassa depositi e prestiti dedicato agli investimenti in aziende innovative, che del resto lo aveva già inserito nel suo piano industriale presentato lo scorso 10 aprile. I soldi potranno essere usati per investimenti diretti in aziende dell’IA oppure per la creazione di un fondo dei fondi, che grazie al coinvolgimento dei privati dovrebbe – nelle attese del governo – far lievitare le risorse fino a 3 miliardi, una cifra che avvicinerebbe l’Italia a quelle stanziate dagli altri grandi Paesi europei. Cdp venture punta a rendere lo strumento operativo entro l’estate, ma in ogni caso bisognerà aspettare l’approvazione del Ddl da parte del Parlamento. Per competere nell’altra battaglia decisiva, quella per i talenti, gli sgravi fiscali per il rientro dei cervelli sono estesi agli esperti di IA.
Dai poteri di Palazzo Chigi al copyright: i punti discussi
L’iter non si annuncia semplice, visti i tanti punti discussi della norma. Il primo è quello che riguarda l’accentramento a Palazzo Chigi di competenze e poteri in tema di IA: non solo la definizione della strategia nazionale ma anche la sorveglianza sul settore, visto che le autorità preposte – previste dalla normativa europea AI Act –saranno l’Agenzia per l’Italia digitale e quella per la Cybersicurezza, entrambe nell’orbita dell’esecutivo. Varie associazioni per i diritti digitali, oltre che il Garante della Privacy, avevano chiesto di affidare queste funzioni di controllo ad autorità indipendenti, in modo che il governo non finisse per essere allo stesso tempo controllante e controllato (per esempio nell’utilizzo dell’IA per applicazioni di polizia o immigrazione). E’ saltata invece, rispetto alla prima bozza circolata, la creazione di una Fondazione che sarebbe stato il braccio operativo della strategia nazionale, per i timori che potesse rivelarsi poco utile e bruciare risorse.
Altro tema discusso su cui i Parlamentari potrebbero cercare di intervenire è quello della tutela dei contenuti protetti da diritti d’autore, che le aziende tecnologiche come OpenAI o Google hanno finora usato per addestrare i loro grandi modelli linguistici raccogliendoli liberamente in Rete, senza alcuna forma di remunerazione per chi li produce. Il principio a cui si rifà la norma – in linea con l’AI Act europeo – è quello dell’opt-out, cioè la facoltà per i titolari dei diritti di escludere il loro utilizzo da parte di Big Tech. Ma rispetto a una prima bozza che appariva già molto tenera, il testo definitivo è stato ulteriormente asciugato, togliendo la parte che richiedeva alle società tecnologiche di indicare le fonti dei contenuti utilizzati. Radio e televisioni dovranno “bollinare” i contenuti generati o modificati con l’IA, rendendoli riconoscibili quando li trasmettono.
Dei delitti e delle pene
In attesa della strategia nazionale, che dovrebbe dare concretezza (se non risorse) all’obiettivo di introdurre l’IA in uffici pubblici, ospedali, tribunali e sistema educativo, l’approccio della legge appare sbilanciato su controllo e prevenzione. La norma prevede infatti la nascita di una fattispecie di reato che punisce – fino a cinque anni – chi invia o diffonde immagini, video o voce di una persona modificati con l’AI senza il suo consenso e con il fine di “arrecare nocumento”. In discussione non è tanto il merito, visto che la proliferazione dei cosiddetti “deepfake” è un rischio riconosciuto da tutti, quanto per l’idea di creare una fattispecie di reato specifica (e probabilmente non necessaria) per una tecnologia ancora in fase di sviluppo, oltre che quella di indicarla come circostanze aggravante per una serie di altri reati. E non sarà l’unica: il governo ha anche la delega a introdurre un reato per chi sviluppa o utilizza l’IA senza adeguarsi alle misure di sicurezza. sviluppa o utilizza l’IA senza adeguarsi alle misure di sicurezza.