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Tesoretto per la manovra. I crediti Superbonus spalmati su dieci anni

(ansa)
Le modifiche permetterebbero di spostare buona parte della spesa più avanti e pesare meno sul debito fino al 2027
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ROMA - Il Parlamento prepara “l’aiutino” al governo per scaricare la grana Superbonus sul prossimo esecutivo. Ma si va anche in direzione contraria: c’è la tentazione di derogare alla stretta che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato costretto ad approntare per contenere la spesa dei bonus edilizi. Con il risultato, però, di appesantire i conti pubblici che il centrodestra si ritrova a “gestire”.

Spinte opposte che sarà proprio il Mef a dover conciliare al Senato, dove i partiti di maggioranza e opposizione hanno preso di mira il decreto che punta a cancellare la cessione del credito e lo sconto in fattura.

Una “ambizione” che per tradursi in risultato, quindi in legge, dovrà contenere le richieste avanzate in commissione Finanze, dove il provvedimento è …

ROMA - Il Parlamento prepara “l’aiutino” al governo per scaricare la grana Superbonus sul prossimo esecutivo. Ma si va anche in direzione contraria: c’è la tentazione di derogare alla stretta che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato costretto ad approntare per contenere la spesa dei bonus edilizi. Con il risultato, però, di appesantire i conti pubblici che il centrodestra si ritrova a “gestire”.

Spinte opposte che sarà proprio il Mef a dover conciliare al Senato, dove i partiti di maggioranza e opposizione hanno preso di mira il decreto che punta a cancellare la cessione del credito e lo sconto in fattura.

Una “ambizione” che per tradursi in risultato, quindi in legge, dovrà contenere le richieste avanzate in commissione Finanze, dove il provvedimento è sotto esame.

L’esito è tutt’altro che scontato: proprio le concessioni fatte durante la conversione dei precedenti decreti “blocca crediti” hanno finito per far lievitare i costi a carico dello Stato, facendo sballare le stime.

Ecco “l’aiutino”: l’utilizzo dei crediti relativi alle spese del 2023, comunicati entro il 4 aprile di quest’anno, potranno essere spalmati su dieci anni, invece che sui quattro ordinari.

È un’opzione che già il decreto Aiuti quater (novembre 2022) aveva previsto per i crediti relativi alle spese sostenute due anni fa e che ora si punta a estendere.

L’allungamento sposterebbe il carico sul debito più in là, dal 2027 in poi, quando a Palazzo Chigi potrebbe esserci un nuovo inquilino. In ogni caso - è la traccia della soluzione cara al governo - il problema verrebbe rimandato, con il vantaggio di ritagliarsi, per il 2025 e gli anni immediatamente successivi, uno spazio fiscale maggiore rispetto a quello assai esiguo che oggi si prospetta proprio a causa dell’impatto del Superbonus sui conti.

Tradotto: un po’ di fiato per la manovra che deve raccogliere 15 miliardi solo per confermare il taglio del cuneo fiscale e la sforbiciata all’Irpef per i redditi medio-bassi.

I calcoli sul vantaggio che acquisirebbe il governo dallo “Spalma-crediti” in dieci anni li ha fatti l’Ufficio parlamentare di bilancio. "L’impatto» dei bonus edilizi sul debito “si estenderebbe dal periodo 2024-27, attualmente nei conti pubblici tendenziali, al decennio 2024-2033, con conseguente riduzione dell’effetto annuo aggiuntivo del periodo iniziale”. E, si legge nella memoria depositata in commissione Finanze, si verificherebbe “un corrispondente aumento dell’effetto annuo nel periodo residuo 2028-2033”.

Gli emendamenti che invece complicano l’ambizione del governo sono quelli che chiedono di spalmare in più tempo, fino a 10-15 anni, le detrazioni. Il Parlamento ci provò già lo scorso febbraio, ma la Ragioneria fermò tutto perché la misura costa troppo. Grava sul debito perché amplia la platea dei beneficiari.

L’opzione è pensata per i contribuenti con redditi bassi, che non hanno ceduto il credito. Visto l’importo dei lavori, in molti non hanno la capienza fiscale necessaria per cogliere le detrazioni: una possibilità che invece ci sarebbe se il recupero del rimborso sull’Irpef avvenisse in dieci anni, invece che in quattro.

I “suggerimenti” non finiscono qui. La Lega vuole potenziare il contrasto alle frodi intestando i controlli ai Comuni. Per invogliarli è pronto un premio: la metà delle somme eventualmente incassate finirà nelle casse dei sindaci. Anche su questo Giorgetti sarà chiamato a decidere.

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