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Lavoro, solo misure riciclate nel “pacchetto” Primo Maggio

(ansa)
Nessun effetto sorpresa come nel 2023. Dalla decontribuzione ai fondi europei provvedimenti già in cantiere o in forte ritardo. Ancora senza coperture il bonus tredicesima
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ROMA - Altro che decreto Primo Maggio. Il nuovo “pacchetto lavoro”, che sarà presentato oggi dalla premier Giorgia Meloni ai sindacati, è la somma di provvedimenti già in cantiere e in forte ritardo, vecchi programmi finanziati da fondi europei e un “bonus tredicesima” da 100 euro promesso già un Natale fa e ancora privo di coperture.

Una miscela di “già visto” che non replicherà la sorpresa dell’anno scorso, quando il Consiglio dei ministri convocato nel giorno della festa dei lavoratori varò in un colpo solo la riforma del Reddito di cittadinanza e il taglio di 7 punti del cuneo contributivo.

Ad un anno di distanza lo scenario è completamente mutato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato costretto a confezionare un Def…

ROMA - Altro che decreto Primo Maggio. Il nuovo “pacchetto lavoro”, che sarà presentato oggi dalla premier Giorgia Meloni ai sindacati, è la somma di provvedimenti già in cantiere e in forte ritardo, vecchi programmi finanziati da fondi europei e un “bonus tredicesima” da 100 euro promesso già un Natale fa e ancora privo di coperture.

Una miscela di “già visto” che non replicherà la sorpresa dell’anno scorso, quando il Consiglio dei ministri convocato nel giorno della festa dei lavoratori varò in un colpo solo la riforma del Reddito di cittadinanza e il taglio di 7 punti del cuneo contributivo.

Ad un anno di distanza lo scenario è completamente mutato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato costretto a confezionare un Def, il Documento di economia e finanza, solo “tendenziale” e non “programmatico”, privo cioè di indicazioni sulle politiche economiche che il governo intende o meno confermare per il prossimo anno.

L’alibi del Superbonus e del nuovo Patto di stabilità Ue sembrano sbiadire di fronte alla cruda realtà: il fondo del barile dei soldi facili da spendere in deficit è ormai raschiato.

Lo spiega la tensione latente tra il ministro e il suo vice, Maurizio Leo, sul bonus tredicesime. Giorgetti ha già fermato qualche giorno fa il decreto legislativo preparato da Leo che dovrebbe introdurre il bonus "non superiore ai 100 euro” perché rimandava le coperture al 15 novembre, quando nel fondo taglia-tasse confluiranno i proventi del concordato preventivo biennale.

Si cercano 100 milioni almeno, cifra modesta per coprire un milione di famiglie così composte: monoreddito fino a 28 mila euro lordi e almeno un figlio a carico. Significa premiare nuclei in cui c’è un lavoratore dipendente a tempo indeterminato e il coniuge a casa col figlio, tipicamente la donna. In alternativa, il bonus andrebbe anche al single col figlio.

Ma è tutto ancora da scrivere, eppure il Consiglio dei ministri è convocato per domani mattina. C’è molta confusione, ogni ipotesi pare in bilico. Al punto che la stessa premier, ieri dal palco di Pescara dove ha ufficializzato la sua candidatura alle europee, ha scelto di non rivendicare né il pacchetto lavoro né la strenna natalizia.

Oggi dovrà registrare anche il mal di pancia dei leader di Cgil, Cisl e Uil messi di fronte al fatto compiuto dell’ennesima una tantum. Senza certezze sulla ben più importante proroga al 2025 del taglio al cuneo e all’Irpef da 15 miliardi.

Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri chiederanno alla premier di rendere strutturale le due misure – cuneo e Irpef – anziché procedere per strappi annuali. La Cisl aggiungerà il suo cavallo di battaglia: tasse zero sui premi di produttività fino a 3 mila euro, sapendo che il governo vuole invece raddoppiare il prelievo dal 5 al 10%, così come appare nelle bozze del decreto. Voleranno scintille poi sugli altri due provvedimenti che il governo si prepara ad illustrare. Venduti come nuovi, in realtà “riciclati”.

Uno è il decreto attuativo della maxi deduzione Irpef o Ires al 120% che spetta alle aziende che quest’anno assumono a tempo indeterminato, aumentando i dipendenti rispetto al 2023 (si sale fino al 130% per le categorie svantaggiate: donne, giovani, ex percettori di Reddito). Il decreto interministeriale (Mef-Lavoro) doveva arrivare entro fine gennaio e invece è stato chiuso solo ieri. Il governo proverà ad intestarsi ora lo sgravio, deciso invece a dicembre.

L’altro provvedimento sul tavolo è il decreto Coesione del ministro Raffaele Fitto: una revisione della governance dei fondi strutturali Ue 2021-2027 che fanno capo alle Regioni (43 miliardi, con il cofinanziamento nazionale si arriva a 75 miliardi). La spesa langue: in tre anni, l’Italia ha speso meno dell’1% dei fondi. Si proverà ad accelerare.

Tra i programmi finanziati con i fondi Ue alcuni riguardano il lavoro: sgravi per giovani Neet e donne, Fondo nazionale competenze, “Imprese e competitività”. Anche qui, fondi da mettere in carreggiata, non nuovi. Le sorprese del governo sembrano finite.

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