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Le Casse di previdenza e quel “tesoretto" da 110 miliardi che fa gola al governo

Nel 2024 il patrimonio degli enti è stimato in crescita. Da qui l’interesse degli operatori del venture capital ma anche del Tesoro, che studia un fondo per assorbire parte delle risorse
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La torta è ghiotta: il patrimonio delle casse di previdenza, che erogano le pensioni ad alcune categorie di professionisti, è destinato a salire a 110 miliardi a fine anno, dai 104 del 2023 e i 55,7 miliardi del 2011. Risorse in crescita pressoché costante che spesso sono state messe al servizio di importanti partite finanziarie, da Monte dei Paschi di Siena a Banco Bpm passando per le Generali e Intesa Sanpaolo.

A fornire la previsione sull’andamento degli attivi a livello di sistema è stato il presidente dell’Adepp, l’associazione che riunisce gli enti pensionistici privati, Alberto Oliveti, ai recenti Stati generali della previdenza. L’entità della cifra aiuta a comprendere come mai le casse siano oggetto di crescente attenzione da parte sia del governo sia, per citare il caso più recente, degli operatori del venture capital, termine con cui si intende l’investimento in piccole aziende non quotate.

Tutti le vogliono

Così, in audizione in Commissione bicamerale per il controllo d…

La torta è ghiotta: il patrimonio delle casse di previdenza, che erogano le pensioni ad alcune categorie di professionisti, è destinato a salire a 110 miliardi a fine anno, dai 104 del 2023 e i 55,7 miliardi del 2011. Risorse in crescita pressoché costante che spesso sono state messe al servizio di importanti partite finanziarie, da Monte dei Paschi di Siena a Banco Bpm passando per le Generali e Intesa Sanpaolo.

A fornire la previsione sull’andamento degli attivi a livello di sistema è stato il presidente dell’Adepp, l’associazione che riunisce gli enti pensionistici privati, Alberto Oliveti, ai recenti Stati generali della previdenza. L’entità della cifra aiuta a comprendere come mai le casse siano oggetto di crescente attenzione da parte sia del governo sia, per citare il caso più recente, degli operatori del venture capital, termine con cui si intende l’investimento in piccole aziende non quotate.

Tutti le vogliono

Così, in audizione in Commissione bicamerale per il controllo degli enti previdenziali, il 9 maggio, l’amministratore delegato e direttore generale di Cdp Venture Capital, Agostino Scornajenchi, in prima battuta ha fatto notare che, in termini di raccolta del venture capital italiano tra gli investitori istituzionali, «casse di previdenza e fondi pensione sono sostanzialmente assenti». Le prime «sono pezzi del sistema previdenziale nazionale, quindi capiamo bene che ci possono essere delle difficoltà, ma ci dobbiamo impegnare per cercare di rimuoverle, come è stato fatto in altri Paesi».

L’auspicio del numero uno di Cdp Venture Capital, al 70% di Cdp (a sua volta per oltre l’80% del Tesoro) e al 30% di Invitalia (di proprietà del Mef), si è ben presto scontrato con il parere del sottosegretario all’Economia, Federico Freni. «Invito a una maggiore cautela: il venture capital ha un coefficiente di rischio che, a oggi, le casse si possono permettere in maniera molto limitata, perché investono i soldi delle nostre pensioni» ha dichiarato all’evento dell’Adepp. Piuttosto, il sottosegretario all’Economia sta studiando di convogliare una parte delle risorse degli enti previdenziali in «una “scatola” degli investimenti che potrebbe essere, con uno dei suoi comparti, una modalità di sviluppo del venture capital, ma sempre con cautela». Potrebbe essere un fondo utile nell’ambito della politica economica del governo Meloni, costantemente alla ricerca di risorse.

Casse previdenziali, saldo tra contributi e prestazioni

Tirate per la giacchetta di qui e di là, le casse che dicono? «Parliamone» ha replicato Oliveti a Freni sulla possibile creazione di un fondo. Nel frattempo, ha aggiunto il numero uno dell’Adepp, le casse si stanno autoregolamentando in materia di investimenti, ma «dal ministero dell’Economia continua a non arrivare quel regolamento atteso entro il giugno scorso» e previsto dalla precedente Legge di bilancio. Oliveti ha poi ricordato che la casse «pagano il 26% sui rendimenti finanziari», aggiungendo che «in tutto lo scorso anno abbiamo versato 650 milioni di tasse allo Stato, mentre alla fine di quest’anno penso che pagheremo tre quarti di miliardo». Il riferimento indiretto è ai fondi pensione, su cui grava un’imposta più favorevole pari al 20% dei rendimenti maturati.

Prevale il “fai da te”

Nel frattempo, gli enti previdenziali fanno da soli in materia di investimenti, spesso attraverso operazioni gradite al governo. Secondo l’ultima fotografia di ottobre della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, alla fine del 2022, le azioni nei portafogli delle casse ammontavano a 7,8 miliardi, il 7,5% delle attività, cifra che sale a 18,1 miliardi (17,5%) considerando anche i fondi Oicvm (Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari). Per esempio Enpam, con l’aumento di capitale di Mps di fine 2022, ha indirizzato i soldi dei medici e degli odontoiatri verso la banca partecipata a maggioranza dal Tesoro, investendo 15 milioni tre mesi dopo saliti a 18. L’ente ha venduto nel febbraio 2023, quando i titoli viaggiavano a 2,6 euro, rispetto ai 5 odierni.

Investimenti domestici a confronto tra casse previdenziali e fondi pensione

Sempre a fine 2022, Fondazione Enasarco, l’ente di agenti e rappresentanti di commercio, è entrata nel Banco Bpm con quasi il 2%, quota incrementata al 3% di oggi. Essendo andata a rafforzare il presidio italiano, l’operazione deve essere piaciuta al governo Meloni, alcuni esponenti del quale avevano messo in guardia circa le mire dei primi soci, i francesi del Crédit Agricole. Nel 2023, si scopre tra le righe del bilancio, Enasarco, oltre a Banco Bpm, ha comprato azioni di Intesa Sanpaolo, Bf spa e Garofalo health care.

Nel 2022, nel pieno dello scontro tra Mediobanca e Generali da una parte e le famiglie Caltagirone e Del Vecchio dall’altra, la Cassa forense (Cf) aveva schierato i propri titoli del gruppo assicurativo triestino al fianco della seconda fazione, che tuttavia aveva perso la battaglia per il rinnovo dei vertici. L’ente degli avvocati, che nel 2022 svettava tra le casse con oltre 1 miliardo di differenza positiva tra contributi e prestazioni (dati Covip), ha chiuso l’ultimo bilancio con un avanzo di 1,4 miliardi. Oltre a 15,7 milioni di azioni Generali, Cf a fine 2023 possedeva titoli di Enel, Leonardo, Intesa, Unicredit, Eni, Poste e Popolare di Sondrio.

Nel confronto con i fondi pensione sugli investimenti domestici, la Covip sottolinea come le casse siano molto più orientate verso azioni e immobiliare. Gli operatori di previdenza complementare accordano invece una preferenza netta ai titoli di Stato. La Covip stima che nel 2022, contando azioni, obbligazioni e investimenti in fondi (esclusi quelli immobiliari), siano andati alle imprese italiane 13,2 miliardi, suddivisi in 7,9 dalle casse e 5,3 dai fondi pensione. È su queste cifre che il governo sta cercando di lavorare, con l’obiettivo di innalzarle. Del resto, il patrimonio delle casse dice che spazio ancora ce n’è.

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