Big Tech, Nvidia irrompe nel club dei tremila miliardi
di Flavio BiniC’è da sperare che Warren Buffett, re Mida della finanza globale, non sia un tipo permaloso. Quando il colosso dei chip Nvidia, a inizio giugno, ha sfondato il muro dei 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, entrando nel ristrettissimo 3 trillion club e raggiungendo Microsoft e Apple, qualcuno ha fatto notare che la società guidata da Jensen Huang ha creato in sei settimane tanta ricchezza quanta ne ha costruita Berkshire Hathaway in sei decenni. Tanto vale, circa 880 miliardi, la cassaforte di Buffett, tanto ha guadagnato in valore di mercato Nvidia in appena un mese e mezzo da metà aprile a inizio giugno.
Forti delle loro valutazioni record, i tre colossi tecnologici valgono da soli l’equivalente di un terzo di tutto il Pil americano. Spostandosi su grandezze comparabili, il valore di mercato dei tre membri del club supera la …
C’è da sperare che Warren Buffett, re Mida della finanza globale, non sia un tipo permaloso. Quando il colosso dei chip Nvidia, a inizio giugno, ha sfondato il muro dei 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, entrando nel ristrettissimo 3 trillion club e raggiungendo Microsoft e Apple, qualcuno ha fatto notare che la società guidata da Jensen Huang ha creato in sei settimane tanta ricchezza quanta ne ha costruita Berkshire Hathaway in sei decenni. Tanto vale, circa 880 miliardi, la cassaforte di Buffett, tanto ha guadagnato in valore di mercato Nvidia in appena un mese e mezzo da metà aprile a inizio giugno.
Forti delle loro valutazioni record, i tre colossi tecnologici valgono da soli l’equivalente di un terzo di tutto il Pil americano. Spostandosi su grandezze comparabili, il valore di mercato dei tre membri del club supera la capitalizzazione complessiva di tutte le Borse cinesi messe assieme, Hong Kong esclusa, e il terzetto vale il 20% di tutto l’S&P 500. Bisogna andare all’inizio degli anni 2000 per trovare una simile concentrazione all’interno dell’indice.
I valori a dodici zeri non devono ingannare. C’è più di un campanello di allarme. Il balzo di Nvidia nell’olimpo di Wall Street non ha precedenti nella storia della finanza. Prendendo per buona l’immagine del club, il colosso dei chip ci è entrato di prepotenza come un furbetto del quartierino qualsiasi. Apple, che pur nella sua storia non ha difettato di accelerazioni record sui mercati, ha impiegato 719 giorni per passare da 2 a 3 miliardi di valutazione, Microsoft 650. A Nvidia ne sono bastati 66.
Come stanno le tre società
«Le ultime trimestrali hanno confermato lo stato di grazia delle tre società. Utili e fatturato sono cresciuti per Microsoft e Nvidia, che per ora sembrano beneficiare maggiormente del tema AI dominante in questi mesi, quello legato ai cosiddetti Large Language Model, à la Chat GPT, e alle loro applicazioni nel mondo economico, che sembrano giorno dopo giorno sempre più pervasive», sottolinea Roberto Rossignoli, Head of Research e senior portfolio manager di Moneyfarm. «Apple ha sofferto di alcune incertezze legate all’andamento del mercato cinese, ed è rimasta un po’ indietro rispetto agli altri giganti tech. I numeri dell’ultima trimestrale sono stati quindi meno impressionanti dei competitors, ma nelle ultime settimane la società ha annunciato alcune iniziative legate al mondo AI che sembrano essere state apprezzate dagli investitori», aggiunge.
A unirli c’è proprio la sommessa sull’intelligenza artificiale abbracciata da varie prospettive. Per Microsoft attraverso il massiccio investimento in OpenAI, padre di chatGPT, per Nvidia nei chip fondamentali per il suo sviluppo, per Apple nella prospettive di poter integrare la tecnologia sulla sua capillare rete di device iper popolari tra i consumatori di tutto il mondo. Non a caso è bastato l’annuncio di una prossima integrazione di ChatGpt e di altre applicazioni legate all’intelligenza artificiale all’interno di iOS fatto all’ultima conferenza degli sviluppatori di Cupertino per far schizzare il titolo ai nuovi massimi di sempre.
Un recente report di Morgan Stanley ha mostrato nei fatti quanto l’adozione di questa tecnologia possa imprimere un’ulteriore sterzata ai già ricchissimi conti della Mela: se l’azienda introducesse un abbonamento da 5 dollari al mese per un Siri «potenziato» dall’AI, l’azienda aumenterebbe i ricavi dai 4 agli 8 miliardi all’anno in caso di una adozione da parte del 5 o 10% degli smartphone.
Le incognite
Non tutti gli analisti guardano con entusiasmo alla corsa senza sosta dei giganti tech. L’iper-concentrazione rischia di avere infatti un suo lato oscuro. «La forza di Nvidia e delle altre società a grande capitalizzazione ha mascherato la debolezza in altre aree del mercato», ha osservato in un report citato da MarketWatch Katie Stockton, fondatrice di Fairlead Strategies, società che si occupa di analisi finanziaria.
«La concentrazione all’interno dell’indice azionario può, a nostro avviso, risolversi in due modi: o con un crollo dei nomi più rilevanti o con un miglioramento delle performance degli altri titoli», evidenzia ancora Rossignoli di Moneyfarm. «Per il momento – aggiunge – riteniamo più probabile la seconda possibilità, pertanto non crediamo ci siano al momento rischi aggiuntivi derivanti dalla concentrazione. Permangono ovviamente i soliti rischi legati all’investimento azionario quando le valutazioni non sono molto convenienti, ma non ci sembrano più marcati del recente passato».
Rischio bolla?
Il timore è che i grandi successi di pochi stiano mascherando gli insuccessi di molti. In un grafico pubblicato su X da Richard Bernstein Advisor viene mostrato come appena il 30% delle società dell’S&P 500 nel 2024 stiano facendo meglio dell’indice di riferimento. Per tornare indietro a livelli così bassi bisogna andare a fine anni 90. Alle porte della bolla finanziarie delle dot-com.
Siamo di fronte a uno scenario analogo? «Al momento, non se ne riscontrano i segnali. Pur in presenza di valutazioni azionarie elevate, infatti, queste in passato hanno raggiunto livelli ancora più alti. Inoltre, si può osservare oggi come la crescita delle quotazioni dei titoli tecnologici sia generalmente assistita da un corrispondente, se non ancor più sostenuto, aumento degli utili», sottolinea Marco Piersimoni, Co-Head Euro multi asset di Pictet Asset Management, facendo proprio il confronto tra Nvidia e un altro dei titoli simbolo della stagione del boom dei titoli legati a Internet, Oracle, la cui valutazione era cresciuta a fine anni 90 a un passo molto più spedito in rapporto agli utili di quanto non stia facendo invece Nvidia. «Mentre nel 2000 il mercato scommetteva su una crescita dei profitti che poi nei fatti non ha trovato riscontro, oggi la crescita dei titoli tecnologici avviene a un ritmo inferiore rispetto all’avanzata degli utili e, paradossalmente, quest’ultimi sono diventati meno cari», continua Piersimoni.
Bolla o non bolla, le porte del 3 trillion club restano socchiuse, con Alphabet e Amazon in anticamera pronti a prendere posto. Distanti solo, si fa per dire, 1.000 miliardi di dollari.