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La trincea di Macron: accordi di desistenza per favorire i moderati

Emmanuel Macron (afp)

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Il partito Renaissance non schiererà propri candidati di 65 circoscrizioni. Intese con i Républicains per arginare Le Pen. Ma aumentano le defezioni
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PARIGI – Il partito macronista lotta per sopravvivere in vista delle elezioni anticipate con un sistema maggioritario a doppio turno che è implacabile. Le proiezioni in vista del primo turno delle legislative anticipate, domenica 30 giugno, non sono buone. Si disegna una contrapposizione tra estrema destra di Marine Le Pen e il blocco delle sinistre nel Nuovo Fronte Popolare, in cui campo centrista rischia di rimanere stritolato. E così rispetto alle legislative del 2022, Renaissance ha deciso non presentare candidati in sessantacinque circoscrizioni, decidendo invece di sostenere alcuni nomi “costruttivi” in quei partiti considerati presentabili e filo-Ue. I dirigenti macronisti hanno negoziato accordi di desistenza con alcuni esponenti dei Républicains in dissenso con la linea del presidente Ciotti o della sinistra più moderata che non si riconosce nel nuovo cartello delle gauche.

Una delle sorprese, annunciate dal premier Gabriel Attal , è la scelta di non schierare nessuno contro …

PARIGI – Il partito macronista lotta per sopravvivere in vista delle elezioni anticipate con un sistema maggioritario a doppio turno che è implacabile. Le proiezioni in vista del primo turno delle legislative anticipate, domenica 30 giugno, non sono buone. Si disegna una contrapposizione tra estrema destra di Marine Le Pen e il blocco delle sinistre nel Nuovo Fronte Popolare, in cui campo centrista rischia di rimanere stritolato. E così rispetto alle legislative del 2022, Renaissance ha deciso non presentare candidati in sessantacinque circoscrizioni, decidendo invece di sostenere alcuni nomi “costruttivi” in quei partiti considerati presentabili e filo-Ue. I dirigenti macronisti hanno negoziato accordi di desistenza con alcuni esponenti dei Républicains in dissenso con la linea del presidente Ciotti o della sinistra più moderata che non si riconosce nel nuovo cartello delle gauche.

Una delle sorprese, annunciate dal premier Gabriel Attal , è la scelta di non schierare nessuno contro l’ex presidente socialista, Francois Hollande, nel suo feudo di Tulle, invitando piuttosto a votare per il candidato della destra repubblicana ritenuto “Macron-compatibile”, Francis Dubois. Lo stesso Attal ha firmato un “patto di non aggressione” con i repubblicani anti-Ciotti nel suo feudo di Hauts-de-Seine. Il premier è in prima linea per condurre una battaglia in salita per non fare «precipitare la Francia negli estremismi», come ha ripetuto ieri. Attal è stato avvertito all’ultimo momento da Emmanuel Macron sulla scelta di indire elezioni anticipate, a cui era contrario.

Una foto scattata all’Eliseo domenica 9 giugno mostra il giovane premier, faccia scura, che ascolta sgomento il capo di Stato annunciare lo scioglimento dell’Assemblée. Eppure è lui che ora deve condurre questa folle campagna elettorale - la più rapida nella storia recente - e andare in tutti gli studi tv per tentare di salvare il macronismo, descritto come unica «forza responsabile e credibile» di governo. La desistenza è imposta dalla dura realtà. «Abbiamo calcolato che non c’era nessun candidato della maggioranza in grado di vincere» ha spiegato l’ex premier Édouard Philippe.

Tra i membri del governo in corsa per il voto - 24 ministri in tutto - alcuni rischiano di essere eliminati già al primo turno. Ci sono anche macronisti in fuga, come l’ex ministro Aurélien Rousseau che si presenta con il blocco di sinistra. E c’è una deputata dell’attuale maggioranza che si presenta con il cartello Républicains-Rassemblement National. A Parigi, il fu macronista Gilles Le Gendre sfida il candidato ufficiale di Renaissance, fuoriuscito dai Républicains. Nel dipartimento Val-de-Marne, il movimento Horizons dell’ex premier Philippe sostiene il deputato dei Républicains contro il deputato uscente di Renaissance.

Quanto al presidente estromesso dai Républicains, Eric Ciotti, è stato ieri nuovamente indagato per aver utilizzato gratuitamente, in modo fraudolento, autorizzazioni di parcheggio gratuito nei pressi del proprio ufficio, sul porto di Nizza. Otto persone, fra cui il falco repubblicano volato fra le braccia di Le Pen - “patto col diavolo”, ha commentanto Macron - ne avrebbero beneficiato durante la campagna 2022. Si tratta della terza inchiesta su Ciotti, duramente contestato dai suoi compagni neogollisti per aver aperto all’estrema destra. Un tabù per lo storico partito della destra d’Oltralpe che si richiama ai valori della Resistenza del generale De Gaulle. La battaglia legale sul marchio del partito è ancora in corso e quindi candidati non l’hanno potuto usare.

Il partito macronista lotta per sopravvivere in vista delle elezioni anticipate con un sistema maggioritario a doppio turno che è implacabile. Le proiezioni in vista del primo turno delle legislative anticipate, domenica 30 giugno, non sono buone. Si disegna una contrapposizione tra estrema destra di Marine Le Pen e il blocco delle sinistre nel Nuovo Fronte Popolare, in cui campo centrista rischia di rimanere stritolato. E così rispetto alle legislative del 2022, Renaissance ha deciso non presentare candidati in sessantacinque circoscrizioni, decidendo invece di sostenere alcuni nomi “costruttivi” in quei partiti considerati presentabili e filo-Ue. I dirigenti macronisti hanno negoziato accordi di desistenza con alcuni esponenti dei Républicains in dissenso con la linea del presidente Ciotti o della sinistra più moderata che non si riconosce nel nuovo cartello delle gauche.

Una delle sorprese, annunciate dal premier Gabriel Attal , è la scelta di non schierare nessuno contro l’ex presidente socialista, Francois Hollande, nel suo feudo di Tulle, invitando piuttosto a votare per il candidato della destra repubblicana ritenuto “Macron-compatibile”, Francis Dubois. Lo stesso Attal ha firmato un “patto di non aggressione” con i repubblicani anti-Ciotti nel suo feudo di Hauts-de-Seine. Il premier è in prima linea per condurre una battaglia in salita per non fare «precipitare la Francia negli estremismi», come ha ripetuto ieri. Attal è stato avvertito all’ultimo momento da Emmanuel Macron sulla scelta di indire elezioni anticipate, a cui era contrario. Una foto scattata all’Eliseo domenica 9 giugno mostra il giovane premier, faccia scura, che ascolta sgomento il capo di Stato annunciare lo scioglimento dell’Assemblée. Eppure è lui che ora deve condurre questa folle campagna elettorale - la più rapida nella storia recente - e andare in tutti gli studi tv per tentare di salvare il macronismo, descritto come unica «forza responsabile e credibile» di governo. La desistenza è imposta dalla dura realtà. «Abbiamo calcolato che non c’era nessun candidato della maggioranza in grado di vincere» ha spiegato l’ex premier Édouard Philippe.

Tra i membri del governo in corsa per il voto - 24 ministri in tutto - alcuni rischiano di essere eliminati già al primo turno. Ci sono anche macronisti in fuga, come l’ex ministro Aurélien Rousseau che si presenta con il blocco di sinistra. E c’è una deputata dell’attuale maggioranza che si presenta con il cartello Républicains-Rassemblement National. A Parigi, il fu macronista Gilles Le Gendre sfida il candidato ufficiale di Renaissance, fuoriuscito dai Républicains. Nel dipartimento Val-de-Marne, il movimento Horizons dell’ex premier Philippe sostiene il deputato dei Républicains contro il deputato uscente di Renaissance.

Quanto al presidente estromesso dai Républicains, Eric Ciotti, è stato ieri nuovamente indagato per aver utilizzato gratuitamente, in modo fraudolento, autorizzazioni di parcheggio gratuito nei pressi del proprio ufficio, sul porto di Nizza. Otto persone, fra cui il falco repubblicano volato fra le braccia di Le Pen - “patto col diavolo”, ha commentanto Macron - ne avrebbero beneficiato durante la campagna 2022. Si tratta della terza inchiesta su Ciotti, duramente contestato dai suoi compagni neogollisti per aver aperto all’estrema destra. Un tabù per lo storico partito della destra d’Oltralpe che si richiama ai valori della Resistenza del generale De Gaulle. La battaglia legale sul marchio del partito è ancora in corso e quindi candidati non l’hanno potuto usare.

Dopo l’appello di Kylian Mbappé, anche il ct della nazionale olimpica della Francia, Thierry Henry, ha esortato i connazionali «a fare blocco contro gli estremi«. «Andate a votare«, ha esortato Henry. Prima di lui, altri giocatori dei Bleus hanno lanciato simili appelli, come Ousmane Dembelé, Olivier Giroud o Benjamin Pavard. Marcus Thuram ha preso posizione in modo ancora più netto dicendo che «bisogna lottare affinché il Rassemblement National non passi». Il ministero dell’Interno ha registrato un’impennata di francesi - già quasi 400 mila - che dato procura per poter votare il 30 giugno anche se assenti dal luogo di residenza. Un segnale che questa chiamata alle urne potrebbe registrare un record di partecipazione.

Dopo l’appello di Kylian Mbappé, anche il ct della nazionale olimpica della Francia, Thierry Henry, ha esortato i connazionali «a fare blocco contro gli estremi». «Andate a votare«, ha esortato Henry. Prima di lui, altri giocatori dei Bleus hanno lanciato simili appelli, come Ousmane Dembelé, Olivier Giroud o Benjamin Pavard. Marcus Thuram ha preso posizione in modo ancora più netto dicendo che «bisogna lottare affinché il Rassemblement National non passi». Il ministero dell’Interno ha registrato un’impennata di francesi - già quasi 400 mila - che dato procura per poter votare il 30 giugno anche se assenti dal luogo di residenza. Un segnale che questa chiamata alle urne potrebbe registrare un record di partecipazione.

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