Economia

Il Pd difende i bus di Stato: “Il governo li sta svendendo”

La segretaria del Pd Elly Schlein

La segretaria del Pd Elly Schlein

 (ansa)
La segretaria Dem tra i lavoratori: “Non ci stiamo, ci batteremo per garantire la continuità occupazionale sia ad Avellino che a Bologna”. Leonardo e Invitalia tirano dritto sulla cessione a Seri Industrial
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ROMA — «Il governo non sta autorizzando una vendita, ma una svendita di una società pubblica». La segretaria del Pd, Elly Schlein, scende in campo sulla questione Industria Italiana Autobus. E ci mette la faccia. In un video pubblicato sui social è accanto agli operai del sito di Flumeri, in provincia di Avellino. «Qui si rischia una svendita di un’azienda strategica, proprio quello per cui ci servirebbe il Pnrr: investire sulla mobilità, sul trasporto pubblico locale. Ci servono aziende italiane che facciano autobus, in particolare che facciano autobus elettrici, altrimenti continueremo a doverli comprare da altri Paesi».

I Dem si sono mossi anche a livello parlamentare per chiedere conto con un’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso il perché della cessione a Seri. «Non ci stiamo - dice - ci batteremo per garantire la continuità occupazionale sia ad Avellino che a Bologna».

Il blitz mentre soci pubblici di Industria Italiana Autobus, Leonardo e Invitalia, stanno definendo gli ultimi dettagli della cessione delle quote al gruppo Seri Industrial dopo il via libera del ministero. Operazione che dovrebbe concludersi entro domani, anche se i sindacati e gli addetti, circa 500 lavoratori, sono contrari. Non si fidano delle garanzie e della solidità del gruppo in mano ai fratelli Civitillo. Tanto da chiedere al ministero e ai soci di dare una seconda possibilità alla cordata Marchesini-Stirpe, Gruppioni. I tempi supplementari, però, non sono serviti a convincere Invitalia e Leonardo: tra le due offerte la migliore è sempre quella di Seri. «Stiamo valutando come muoverci», dice Salvatore Lodi della Fiom.

Per i sindacati non è sufficiente che Invitalia rimanga con una quota minima, potendo però esercitare un diritto di veto sulle scelte e salire in maggioranza se Seri non rispetta i piani. Tra le ipotesi la possibilità di impugnare anche l’iter di vendita delle quote in mano al pubblico. «È un’opzione», sottolinea Lodi. Maurizio Stirpe, patron della Prima Sole Components e industriale del settore metalmeccanico, in un’intervista al Mattino, ha rimarcato la bontà del progetto e del piano industriale della cordata con Marchesini e Gruppioni. Sullo sfondo rimangono le opzioni cinesi: il colosso Ccig e il produttore di light truck Shandong Tangujun Ouling Automobile Manufacture. Entrambi potrebbero essere interessati a collaborare sulle aree degli stabilimenti di Bologna e Flumeri, anche in partnership con Seri. Una strada che il ministero guidato da Urso intende battere.

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