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Mutui, si stabilizza la discesa dei tassi. E il rallentamento delle crescita frena la domanda di prestiti

Dopo un anno tornano a salire i depositi. Ma è anche segnale di incertezza: imprese e famiglie rinviano gli investimenti
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MILANO – L’effetto Bce continua a farsi sentire su mutui, seppur più debolmente, ma il rallentamento della crescita mette il freno ai prestiti di imprese e famiglie. Secondo i dati del rapporto mensile dell’Abi il tasso sui finanziamenti per l’acquisto di abitazioni è sceso a giugno al 3,56% dal 3,61% di maggio e quasi un punto sotto rispetto a sei mesi prima, se si considera che a dicembre 2023 il tasso si attestava al 3,61%. Per l’associazione delle banche si tratta di una "stabilizzazione", nelle ultime settimane, del trend di discesa dei tassi di mercato che avevano anticipato il taglio Bce annunciato a giugno.

Il rallentamento della crescita frena i prestiti

La flessione dei tassi però non basta a bilanciare gli effetti n…

MILANO – L’effetto Bce continua a farsi sentire su mutui, seppur più debolmente, ma il rallentamento della crescita mette il freno ai prestiti di imprese e famiglie. Secondo i dati del rapporto mensile dell’Abi il tasso sui finanziamenti per l’acquisto di abitazioni è sceso a giugno al 3,56% dal 3,61% di maggio e quasi un punto sotto rispetto a sei mesi prima, se si considera che a dicembre 2023 il tasso si attestava al 3,61%. Per l’associazione delle banche si tratta di una "stabilizzazione", nelle ultime settimane, del trend di discesa dei tassi di mercato che avevano anticipato il taglio Bce annunciato a giugno.

Il rallentamento della crescita frena i prestiti

La flessione dei tassi però non basta a bilanciare gli effetti negativi del passo più lento registrato dalla nostra economia e messo in evidenza negli ultimi giorni da Confindustria e da Banca d’Italia. I prestiti a famiglie e imprese, a giugno 2024, ammontano a 1.280 miliardi di euro con una variazione annua pari a -1,7%, diminuzione in rallentamento rispetto al mese precedente (-2,1%), quando i prestiti alle imprese erano diminuiti del 3,1% e quelli alle famiglie dell'1,1%. Nel rapporto viene spiegato che "il calo dei volumi di credito è coerente con il rallentamento della crescita economica, che deprime la domanda di prestiti".

Tornano a crescere i depositi

Dopo quasi un anno di discesa consecutiva tornano poi a salire i depositi, il cui valore complessivo segna un +1,4% dallo 0,8% di maggio, con la raccolta complessiva (depositi e obbligazioni) in aumento del 3% in scia a un trend positivo da inizio anno. C’è comunque poco da festeggiare. La tendenza a mantenere liquidità non investita, sotto forma di depositi bancari, riguarda anche le imprese e secondo il Vice Direttore Generale Vicario dell'Abi, Gianfranco Torriero, se da un lato riflette da una parte una maggior resilienza dopo il loro rafforzamento patrimoniale negli anni passati, dall'altra indica anche una maggior prudenza: "Gli investimenti, in un quadro di incertezza, vengono rinviati", ha spiegato Torriero all’Ansa.

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