Le Antitrust d’Occidente unite contro i monopolisti dell’IA: “Agiremo per difendere la concorrenza”
di Filippo SantelliIl dominio di Nvidia sui processori per l’Intelligenza artificiale. Quello di Amazon, Meta, Microsoft e Google sul cloud e i centri dati. Gli investimenti miliardari di questi stessi colossi sulle startup che sviluppano gli algoritmi più potenti e avanzati come OpenAI. L’industria dell’IA, l’innovazione che promette i cambiare tutto, è controllata da una manciata di colossi Big Tech, i soliti noti. E contro il rischio molto concreto che questa concentrazione – di potere, miliardi, talenti – finisca per danneggiare la concorrenza, i consumatori e la stessa innovazione, le autorità Antitrust delle due sponde dell’Atlantico decidono di serrare i ranghi. “Stiamo lavorando per condividere la comprensione dei problemi”, si legge in un documento congiunto firmato dalle autorità per la concorrenza di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa, pubblicato ieri. “E siamo impegnate a usare i nostri rispettivi poteri quando appropriato”.
Il dominio di Nvidia sui processori per l’Intelligenza artificiale. Quello di Amazon, Meta, Microsoft e Google sul cloud e i centri dati. Gli investimenti miliardari di questi stessi colossi sulle startup che sviluppano gli algoritmi più potenti e avanzati come OpenAI. L’industria dell’IA, l’innovazione che promette i cambiare tutto, è controllata da una manciata di colossi Big Tech, i soliti noti. E contro il rischio molto concreto che questa concentrazione – di potere, miliardi, talenti – finisca per danneggiare la concorrenza, i consumatori e la stessa innovazione, le autorità Antitrust delle due sponde dell’Atlantico decidono di serrare i ranghi. “Stiamo lavorando per condividere la comprensione dei problemi”, si legge in un documento congiunto firmato dalle autorità per la concorrenza di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa, pubblicato ieri. “E siamo impegnate a usare i nostri rispettivi poteri quando appropriato”.
Il documento non annuncia azioni specifiche, né ha effetti immediati. Ma il suo valore strategico è comunque notevole. Da qualche tempo infatti le varie autorità antitrust delle potenze Occidentali hanno singolarmente acceso un faro sullo strapotere di Big Tech, sul mercato digitale nel suo complesso e sull’IA nello specifico. La Commissione europea ha iniziato prima e con più decisione, spesso ostacolata dal fatto che quasi tutte le società hi-tech siano americane. Anche negli Stati Uniti però il vento è cambiato con l’amministrazione Biden, che ha affidato il dossier alla paladina dell’Antitrust Lina Khan.
La rilevanza del documento congiunto sta nel fatto che le autorità riconoscono che eventuali rischi, laddove si materializzassero, “non rispetterebbero i confini”. Il riconoscimento che, anche se le legislazioni sono diverse e le decisioni resteranno indipendenti, coordinarsi è l’unico modo per affrontarli “prima che diventino danni irreversibili”. E un impegno, all’indomani delle elezioni in Europa e nel Regno Unito e alla vigilia di quelle americane, sul fatto che il fiato dei regolatori resterà sul collo di Big Tech. La grande incognita si chiama ovviamente Trump, con un approccio che rispetto a quello di Biden potrebbe essere molto più “pro business”, tornando ad allontanare le due sponde dell’Atlantico. Anche se il suo vice designato, J.D. Vance, ex venture capitalist della Silicon Valley, è un grande sostenitore della necessità di ridimensionare (o smembrare) Big Tech, e ha espresso apprezzamento per l’operato di Lina Khan.
I rischi descritti dalle autorità nel documento, quelli che potrebbero limitare i benefici per la società di una tecnologia trasformativa come l’AI, lasciando intravvedere i vari casi su cui gli stessi regolatori stanno indagando. Il primo è il “controllo concentrato di input fondamentali”, come i chip (sia gli Usa che l’Europa hanno acceso un faro su Nvidia), la potenza di calcolo, i dati. Il secondo è il fatto che i dominatori del mondo digitale estendano il loro potere anche sull’AI e sulla distribuzione dei relativi servizi; il terzo sono gli investimenti e le partnership tra soggetti chiave della filiera. Vedere per esempio il maxi investimento di Microsoft in OpenAI – su cui si indaga un po’ ovunque – e il recente accordo chiuso dalla stessa OpenAI con Apple per portare la sua AI sui Melafonini. Il testo elenca anche i tre principi condivisi per tutelare la concorrenza: accordi equi, interoperabilità tra i sistemi e libertà di scelta.