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Treni, quei 1.400 cantieri su una rete al limite. E nel 2025 sarà peggio

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Gli investimenti alimentati dai fondi Pnrr sono strategici e devono essere portati a termine in fretta
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ROMA — Una valanga di miliardi riversata su una rete fragile. Migliaia di chilometri di binari chiamati a una prova di resistenza da 1.400 cantieri. Mai così tanti. Mai tutti insieme. Grandi e piccoli, da Nord a Sud.

La storia dell’estate dei disagi sui treni inizia da qui. Dallo stress test per recuperare i ritardi decennali sulle linee. Lente. Come al Sud, dove la scommessa è ambiziosa e il salto è doppio perché è qui che si trovano quasi tutti i cinquemila chilometri di ferrovie che in Italia sono attraversati ancora dai treni a diesel.

Arriverà l’elettricità, finalmente. Ma il Pnrr, che ha fatto lievitare i lavori, ambisce a fare di più. Per questo ha promesso al Mezzogiorno anche 119 chilometri di Alta velocità: dalla nuova Salerno-Reggio Calabria, più rapida di un’ora e venti minuti rispetto al tracciato attuale, alla Palermo-Catania da attraversare in due ore invece che in tre. E la spinta dovrà essere altrettanto vigorosa al Nord.

ROMA — Una valanga di miliardi riversata su una rete fragile. Migliaia di chilometri di binari chiamati a una prova di resistenza da 1.400 cantieri. Mai così tanti. Mai tutti insieme. Grandi e piccoli, da Nord a Sud.

La storia dell’estate dei disagi sui treni inizia da qui. Dallo stress test per recuperare i ritardi decennali sulle linee. Lente. Come al Sud, dove la scommessa è ambiziosa e il salto è doppio perché è qui che si trovano quasi tutti i cinquemila chilometri di ferrovie che in Italia sono attraversati ancora dai treni a diesel.

Arriverà l’elettricità, finalmente. Ma il Pnrr, che ha fatto lievitare i lavori, ambisce a fare di più. Per questo ha promesso al Mezzogiorno anche 119 chilometri di Alta velocità: dalla nuova Salerno-Reggio Calabria, più rapida di un’ora e venti minuti rispetto al tracciato attuale, alla Palermo-Catania da attraversare in due ore invece che in tre. E la spinta dovrà essere altrettanto vigorosa al Nord.

Stazioni, aeroporti e porti

Qui i binari ultraveloci sono più diffusi, ma l’Alta velocità italiana è chiamata a un’evoluzione di fronte a un’Europa che si fa sempre più interconnessa. Che intreccia binari, ma che soprattutto ambisce a costruire una rete unica collegando stazioni, aeroporti e porti.

Per questo i cantieri alimentati dai fondi del Recovery sono strategici. E quindi da portare a termine in fretta. Anche in questo caso la portata dei lavori è ingente: 165 chilometri di linee, per passeggeri e merci, sulla Brescia-Verona-Vicenza che si allunga fino a Padova, ma anche per il completamento della Liguria-Alpi.

E poi ci sono il potenziamento delle linee regionali, le connessioni diagonali per collegare le due sponde del Paese, i soldi da spendere per installare Ertms, il più evoluto sistema tecnologico di sicurezza per la supervisione e il controllo del distanziamento dei treni.

Cantiere lungo la Bari-Napoli 

La scadenza del 2026

Qualcosa si è perso per strada con la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma la traccia della corsa è rimasta marcata. Il passo veloce è imposto dalla scadenza fissata al 30 giugno 2026.

Meno di due anni per mettere a terra lavori per 16 miliardi, in aggiunta ai nove che sono stati spesi dal 2020 ad oggi. Senza considerare gli investimenti extra Pnrr. Soldi in più, ma anche cantieri in più.

Un sovraccarico che ha mandato la rete in tilt. Preparata sì all’impegno da Rfi, con una riprogrammazione degli orari che ha interessato decine di treni. Un ridisegno annunciato all’inizio dell’anno, ma che inevitabilmente ha dilatato la durata dei viaggi. E che non ha potuto evitare interruzioni e deviazioni.

Le grandi opere

Altri numeri spiegano come si è arrivati a questa situazione. Sono quelli dei cantieri per le grandi opere. Dieci anni fa erano 450. A luglio di quest’anno, invece, circa 650.

Investimenti più ricchi per le ferrovie e, a cascata, per i cittadini: il valore economico delle infrastrutture, infatti, è passato da 6 a oltre 30 miliardi. Tra vecchi e nuovi lavori, il Pnrr ne assorbe la stragrande maggioranza: 18,5. Soprattutto quasi la metà di questi cantieri, in tutto 310, deve rispettare le scadenze del Piano.

Lavori concentrati in poco tempo, quindi disagi. Come quelli da mettere in conto, fino al 18 agosto, sulla Milano-Bologna che sarà interessata dai lavori per la sostituzione dei cosiddetti scambi. O come i rallentamenti rispetto ai tempi ordinari sulla Verona-Vicenza, fino al 20 agosto.

Investimenti per 9 miliardi

Se al conto si aggiungono anche i 420 cantieri per i grandi interventi di manutenzione e i 360 nelle stazioni, il totale sale a 1.400. Quest’anno porteranno la spesa per investimenti a 9 miliardi. Permetteranno di rinnovare 1.200 dei 16.500 chilometri della rete ferroviaria. Ma il prezzo da pagare è l’estate dei disagi. Non sarà l’ultima. Il prossimo anno si replica.

Servirà una nuova riprogrammazione perché Rfi completerà l’affidamento di tutti gli appalti finanziati con il Pnrr entro la fine del 2024. Non si farà fatica a raggiungere i target previsti, come è già successo nel 2021-2023: solo l’anno scorso la società ha affidato gare per 9,8 miliardi, pari a circa il 40% dell’importo Pnrr per le ferrovie.

Ma l’estate del 2025 sarà ancora più vicina alla scadenza del Piano. Mancherà appena un anno. Ancora lavori in corso. E in corsa. Italiani, scusate il disagio.

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