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Il governo senza soldi. “Contro le calamità obbligo di assicurarsi”

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Dopo l’alluvione in Emilia-Romagna, Musumeci annuncia una misura per le case ma slitta il vincolo per le imprese. Meloni stanzia 20 milioni. Prodi: “C’è un pregiudizio ideologico sulla Regione”
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ROMA - Si va verso un’assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali anche per le case, ma ancora non è entrato in vigore l’obbligo per le imprese, rimasto tra le pieghe della Manovra 2024. Sulla carta sarebbe dovuto arrivare entro il 31 dicembre, invece la scadenza sembra destinata a slittare di almeno un anno su proposta di tre senatori di FdI – Paola Ambrogio, Guido Liris e Fausto Orsomarso – che hanno presentato un emendamento alla legge di bilancio in discussione. Tutto rimandato, dunque. Nonostante le immagini dell’Emilia-Romagna sott’acqua, con 2.500 persone evacuate. E la tensione fra Roma e Bologna, a tratti una bagarre. Con il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci che in tv accusa la Regione di “ingratitudine” e minaccia le Regioni dalla radio: “Non siamo disposti a erogare risorse senza successivamente confrontarci su dove e come vengono usati”, salvo poi annunciare un commissario per le ricostruzioni.

ROMA - Si va verso un’assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali anche per le case, ma ancora non è entrato in vigore l’obbligo per le imprese, rimasto tra le pieghe della Manovra 2024. Sulla carta sarebbe dovuto arrivare entro il 31 dicembre, invece la scadenza sembra destinata a slittare di almeno un anno su proposta di tre senatori di FdI – Paola Ambrogio, Guido Liris e Fausto Orsomarso – che hanno presentato un emendamento alla legge di bilancio in discussione. Tutto rimandato, dunque. Nonostante le immagini dell’Emilia-Romagna sott’acqua, con 2.500 persone evacuate. E la tensione fra Roma e Bologna, a tratti una bagarre. Con il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci che in tv accusa la Regione di “ingratitudine” e minaccia le Regioni dalla radio: “Non siamo disposti a erogare risorse senza successivamente confrontarci su dove e come vengono usati”, salvo poi annunciare un commissario per le ricostruzioni.

Da Ravenna la presidente reggente dell’Emilia-Romagna, Irene Priolo, rintuzza: “Il governo metta i soldi sulla prevenzione. Avremmo fatto molti più cantieri, ma non viene finanziata la prevenzione”. Poi: “La premier Meloni non mi ha chiamata, Mattarella sì, e lo ringrazio”. Anche l’ex premier Romano Prodi non fa sconti e in televisione difende la sua Emilia dalla "pregiudiziale ideologica” di Roma attaccando il generale Figliuolo (“è stato lento”) e “il comportamento da corvo elettorale” del governo.

Se oggi il maltempo dovrebbe allentare la presa – l’allerta passa da rossa ad arancione – Palazzo Chigi riunisce i ministri alle 11 di sabato 21 settembre per dichiarare lo stato di emergenza (Meloni promette “20 milioni di euro per le prime necessità”).

Ma resta ancora da sciogliere il nodo dell’assicurazione obbligatoria per le imprese – ancora sulla carta, appunto – e quella per le case. Che è una proposta lanciata da Maria Bianca Farina, la presidente dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania), in occasione del summit internazionale degli operatori del settore a Palazzo Brancaccio. Proposta accolta da Musumeci.

La premessa è che solo il sei per cento delle abitazioni italiane è coperto da una polizza contro terremoti e alluvioni, dato che scende al cinque per cento se si considerano le aziende. Ania punta il dito contro il gap di protezione rispetto ai danni da catastrofi naturali. L’alluvione del 2023 fra Emilia-Romagna e Toscana è costata 800 milioni, ricorda Farina. Anzi: "L’anno scorso si colloca tra quelli più costosi della storia. In Italia si è registrato un picco assoluto di danni assicurati. Oltre sei miliardi di euro, dei quali 5,5 per gli eventi atmosferici”.

In questo scenario, gli assicuratori scommettono sul modello pubblico-privato. Le imprese sono pronte. Secondo Angelo Doni, ex condirettore generale di Ania e oggi partner della multinazionale della consulenza OliverWyman, le compagnie potrebbero incassare fra i 2,5 e i tre miliardi di euro di premi se l’obbligo sulle imprese scattasse. Stando al testo del decreto che ministero delle Imprese e Mef hanno nel cassetto, saranno chiamati ad assicurarsi tutte le imprese, escluse quelle agricole. La copertura sarebbe su tutti gli asset materiali (stabilimenti e macchinari, per esempio). Anche se in fitto.

Il rischio da assicurare ha cinque facce – terremoti, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni – Tre sono invece i massimali previsti. Se il valore dei beni non supera il milione di euro, le compagnie devono pagare il 100 per cento; il 70 per cento fino a un valore di 30 milioni, mentre se la somma assicurata supera questo tetto, imprese e compagnie sono libere negoziare il massimale.

Ma quanto costerà il premio? "Difficile dirlo, perché le variabili in campo sono molto aleatorie. Dalla somma assicurata alla sede dell’azienda. Il meccanismo per abbassare i costi sta nel principio di mutualità e nella possibilità di mettere su consorzi tra compagnie”, annota Doni. Si prevede anche l’intervento di Sace, che avrebbe cinque miliardi di euro l’anno nei prossimi tre anni per finanziare la riassicurazione dei rischi. Ovvero i contratti con i quali le compagnie dividono il fardello per abbassare i costi. Il modello studiato per le imprese, anticipa Doni, potrebbe essere una base su cui ragionare per estendere l’obbligo alle case. In quel caso, è la stessa Ania a chiedere “incentivi fiscali nella fase iniziale”. Ma il tempo stringe.

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