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Green Deal, il ministro Urso spinge: la Ue riveda il piano

(ansa)

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L’obiettivo della maggioranza è coprirgli le spalle e convocare a Palazzo Chigi i vertici di Stellantis. Il dossier sarà presentato oggi ai sindacati
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L’obiettivo della maggioranza è coprire le spalle al ministro delle Imprese, Adolfo Urso. E convocare a Palazzo Chigi i vertici di Stellantis. Dopo un anno passato a fare e disfare possibili intese sui livelli di produzione auto, a immaginare un nuovo sistema di incentivi e a corteggiare produttori cinesi, Urso vuole essere ricordato come il primo all’assalto del Green Deal. E cosa c’è di meglio dell’auto, simbolo dell’industria in difficoltà, per farsi ascoltare dagli altri ministri europei e ottenere qualche cosa in cambio.

Il dossier verrà presentato oggi a sindacati e Confindustria e poi mercoledì e giovedì al consiglio sull’auto e a quello sulla Competitività. Urso vuole avere un via libera dal Parlamento. Circola una bozza di mozione firmata dai capigrup…

L’obiettivo della maggioranza è coprire le spalle al ministro delle Imprese, Adolfo Urso. E convocare a Palazzo Chigi i vertici di Stellantis. Dopo un anno passato a fare e disfare possibili intese sui livelli di produzione auto, a immaginare un nuovo sistema di incentivi e a corteggiare produttori cinesi, Urso vuole essere ricordato come il primo all’assalto del Green Deal. E cosa c’è di meglio dell’auto, simbolo dell’industria in difficoltà, per farsi ascoltare dagli altri ministri europei e ottenere qualche cosa in cambio.

Il dossier verrà presentato oggi a sindacati e Confindustria e poi mercoledì e giovedì al consiglio sull’auto e a quello sulla Competitività. Urso vuole avere un via libera dal Parlamento. Circola una bozza di mozione firmata dai capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sul tema auto e Stellantis. Documento che potrebbe andare già in aula oggi visto che sono in votazione le mozioni del Movimento 5 Stelle, prima firmataria Chiara Appendino, la numero due del partito di Conte, e di Azione.

Il testo della mozione, che è una bozza, impegna il governo, come prima cosa, «ad avanzare una proposta in sede europea per rivedere il percorso del Green Deal anche alla luce del Rapporto sulla competitività». E poi di anticipare, nella prima parte del 2025, la presentazione sullo stato della mobilità elettrica in Europa e la revisione del regolamento che impone i limiti alle emissioni di CO2 e il passaggio dai veicoli endotermici a quelli solo elettrici nel 2035 per l’acquisto di mezzi nuovi.

Altro elemento centrale è la creazione di un fondo europeo, una sorta di piano Marshall per la transizione, riprendendo anche il Rapporto Draghi che stima in 800 miliardi l’anno, tra fondi pubblici e privati, la necessità di risorse per accompagnare la transizione. Per Urso la creazione di un fondo è un elemento determinante e potrebbe essere il punto di caduta per un accordo: a Bruxelles storcono il naso quando si parla di rinvio degli obiettivi e del 2035. Al massimo slittamenti minimi. Meglio trovare risorse per spingere la transizione e permettere ai Paesi di sostenere le imprese, produttrici e dell’indotto, e gli incentivi per l’acquisto.

Anche le case automobilistiche non concordano: Acea, la sigla europea dei produttori, vorrebbe uno slittamento di due anni del giro di vite sui limiti di CO2 per evitare che piovano multe, fino a 15 miliardi. Stellantis, che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, con l’ad Carlos Tavares dice che «è tardi per le modifiche, ora si deve giocare la partita transizione». Domani e mercoledì in Lombardia i primi test drive dei due modelli Leapmotor che debuttano in Europa.

La mozione di maggioranza, che chiede aggiornamenti sui cinesi disponibili a venire a produrre in Italia, impegna a convocare a Palazzo Chigi i vertici Stellantis per chiarire i piani in Italia, sollecitando anche il gruppo a rispettare i piani sulla gigafactory di Termoli che Acc deve costruire.

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