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Extraprofitti, FdI e FI fanno vacillare il patto tra governo e banche

(ansa)

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L’Abi sta studiando aiuti alla manovra da condividere con il Mef. Ma le polemiche irritano i banchieri. E ora tutto rischia di saltare
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ROMA - Eppure le regole di ingaggio erano chiare: dialogo e silenzio. Al punto che il ministero dell’Economia e l’Abi si erano salutati ad agosto con la promessa di rivedersi il mese successivo per esaminare le proposte elaborate nel frattempo dai banchieri. Insieme, recitava il patto informale, avrebbero definito l’aiuto che il governo si aspetta dagli istituti di credito per la manovra.

In cambio, già allora, il Mef si era impegnato ad escludere qualsiasi ipotesi di tassazione unilaterale. Anche i partiti di maggioranza erano stati informati dell’accordo. E soprattutto delle regole. Che però, ieri, sono state violate da Fratelli d’Italia e FI. Extraprofitti o contributo volontario, poco conta: più di un banchiere non ha gradito il gran baccano sollevato dal leader degli azzurri, Antonio Tajani, e dal presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, casacca FdI. A loro volta divisi sulla strada da seguire, ma "questo è affar loro”, chiosano fonti di mercato.

L’atto pr…

ROMA - Eppure le regole di ingaggio erano chiare: dialogo e silenzio. Al punto che il ministero dell’Economia e l’Abi si erano salutati ad agosto con la promessa di rivedersi il mese successivo per esaminare le proposte elaborate nel frattempo dai banchieri. Insieme, recitava il patto informale, avrebbero definito l’aiuto che il governo si aspetta dagli istituti di credito per la manovra.

In cambio, già allora, il Mef si era impegnato ad escludere qualsiasi ipotesi di tassazione unilaterale. Anche i partiti di maggioranza erano stati informati dell’accordo. E soprattutto delle regole. Che però, ieri, sono state violate da Fratelli d’Italia e FI. Extraprofitti o contributo volontario, poco conta: più di un banchiere non ha gradito il gran baccano sollevato dal leader degli azzurri, Antonio Tajani, e dal presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, casacca FdI. A loro volta divisi sulla strada da seguire, ma "questo è affar loro”, chiosano fonti di mercato.

L’atto primo del fastidio delle banche matura al mattino, quando sui giornali campeggia la linea di Tajani. ll vicepremier rilancia l’idea di un “contributo che permetta maggiori entrate”. Ipotizza anche la soluzione: “Può essere legato alla liquidità”.

Nella valutazione della controparte non basta la fermezza con cui il leader dei forzisti rigetta la tassa sugli extraprofitti. Le regole, è il ragionamento, sono state comunque violate. Questione di metodo, che in questo caso è anche contenuto. Né basta la volontà di attivare un tavolo con le banche. Anche perché le interlocuzioni tra il Mef e l’Abi sono già attive e anche frequenti, legate proprio all’intesa di agosto. Movimenti silenti per rispettare il patto.

A maggior ragione, le banche hanno mal digerito l’arrembaggio del partito della premier Giorgia Meloni. La traccia non cambia. Osnato rassicura sull’assenza "di una volontà punitiva verso il sistema del credito”, ma allo stesso tempo sottolinea che “se il governo dovesse avere bisogno di risorse”, allora “un prelievo sugli utili” ci sarà.

In ambienti di FdI circola anche l’ipotesi di un contributo una tantum dell’1-2% sugli extraprofitti maturati negli ultimi 12-24 mesi. La paternità dell’ipotesi, però, non è riconosciuta da nessuno. "L’idea è di Giorgetti”, precisano da Fratelli d’Italia. Ma il ministro dell’Economia non vuole essere trascinato nel dibattito. La linea è nota e non è cambiata: no alla tassa sugli extraprofitti bancari. Sul resto no comment: una posizione che richiama la via del dialogo impostata ad agosto. La priorità è un’altra: un intervento sulle assicurazioni.

Ma intanto la maggioranza preme, seppure divisa al suo interno. La Lega si tiene in disparte: lo scontro è tutto tra Fratelli d’Italia e FI. Al mattino si svegliano alleati per chiedere un contributo alle banche.

Poche ore dopo, quando i malumori delle banche iniziano a montare, la sfida è tra chi riesce ad ammorbidire di più la linea. E così Tajani ricalibra il tiro: "Si crei un tavolo con le banche per concordare soluzioni utili ai conti pubblici”, scrive su X. Non c’è più traccia del contributo chiesto agli istituti di credito.

Anche dentro Fratelli d’Italia è tutto uno smarcarsi dalla linea oltranzista. "Dialoghiamo da tempo con le banche”, sottolineano fonti del partito. Al capogruppo alla Camera, Tommaso Foti, è affidato il compito di stemperare il clima: “Fatica inutile se qualcuno dall’opposizione spera che si apra una qualche spaccatura nel centrodestra in vista della stesura della legge di bilancio”.

Poi rilancia “un contributo di solidarietà ad alcuni settori che sono nelle condizioni di versarlo perché hanno realizzato utili molti rilevanti in questi anni”. Non solo le banche e le assicurazioni: dentro anche le imprese dell’energia. Che già Forza Italia, negli scorsi giorni, aveva tirato in ballo. Servono soldi per finanziare le mini bandierine della manovra. Tassa no, contributo sì. O neppure quello, forse. Intanto il patto è stato violato.

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