Extraprofitti, le banche cadono in Borsa. L’Abi per il dialogo, ma la maggioranza rilancia
di Giuseppe ColomboROMA - Hanno già pagato, le banche. Ma non il “contributo” che Fratelli d’Italia e FI chiedono a gran voce. I soldi non sono stati versati nelle casse dello Stato. Sono finiti in fumo a Piazza Affari. Ieri una raffica di vendite: giù UniCredit (-3,32%), seguita da Banco Bpm (-2,59%), Popolare di Sondrio (-2,02%), Intesa (-1,88%), Bper (-1,56%) e Mps (-1,47%). Ecco il cortocircuito innestato dai due partiti di maggioranza.
Ma per gli istituti di credito, il conto rischia di essere ancora più salato. Tra 900 milioni e 1,7 miliardi, è la forchetta che gli analisti di Intermonte legano all’ipotesi, caldeggiata dalla maggioranza, di un prelievo dell’1-2% sugli extraprofitti maturati negli ultimi 12-24 mesi. Un impatto marginale perché ad essere coinvolto sarebbe …
ROMA - Hanno già pagato, le banche. Ma non il “contributo” che Fratelli d’Italia e FI chiedono a gran voce. I soldi non sono stati versati nelle casse dello Stato. Sono finiti in fumo a Piazza Affari. Ieri una raffica di vendite: giù UniCredit (-3,32%), seguita da Banco Bpm (-2,59%), Popolare di Sondrio (-2,02%), Intesa (-1,88%), Bper (-1,56%) e Mps (-1,47%). Ecco il cortocircuito innestato dai due partiti di maggioranza.
Ma per gli istituti di credito, il conto rischia di essere ancora più salato. Tra 900 milioni e 1,7 miliardi, è la forchetta che gli analisti di Intermonte legano all’ipotesi, caldeggiata dalla maggioranza, di un prelievo dell’1-2% sugli extraprofitti maturati negli ultimi 12-24 mesi. Un impatto marginale perché ad essere coinvolto sarebbe il 3% dei profitti, ma è l’idea in sé del prelievo che le banche rigettano.
Per questo il direttore generale dell’Abi, Marco Elio Rottigni, ha escluso che alla riunione del Comitato esecutivo di domani si parlerà di una proposta al governo tarata su un contributo. E per le stesse ragioni ha aperto al dialogo con il ministero dell’Economia, che ha una postura moderata. “Serve rispetto per il settore bancario e assicurativo” e necessità di “dialogo”, ha sottolineato il sottosegretario al Mef, Federico Freni. Aggiungendo che “in ogni Paese civile ogni cosa che si fa è frutto di collaborazione concordata nell’interesse generale”.
Parole che Rottigni ha subito raccolto, allargando la questione a un metodo più generale: "I grandi attori devono essere coinvolti su un disegno più generale che si chiama, per me, azienda Italia”.
Intanto la maggioranza resta in pressing. A maggior ragione dopo la revisione quinquennale del Pil che ha spento gli entusiasmi sul “tesoretto” per la manovra. Un intervento su banche, assicurazioni e imprese dell’energia è ancora più urgente - è il ragionamento - perché le risorse per le misure-bandiera, seppure in versione ridotta, rischiano di non esserci.
Uno scenario che i parlamentari del partito della premier Giorgia Meloni, così come i forzisti, non vogliono prendere in considerazione, quantomeno non prima di aver provato a recuperare risorse dalle banche.
La “caccia” punta a 2 miliardi. Diverse le ipotesi. Tra le più gettonate c’è un contributo di solidarietà da applicare sull’eccedente calcolato sulla media degli utili maturati dagli istituti di credito in un determinato periodo (tra 8 e 10 anni).
Nelle soluzioni suggerite dalla maggioranza spunta anche un ritocco all’addizionale Ires, mentre i più prudenti pensano a un intervento sugli ammortamenti delle perdite: l’idea è allungare i tempi per portarle in deduzione. Una sorta di anticipo di risorse che in ogni caso sono dovute allo Stato. Proposte, suggestioni. La partita con le banche è appena iniziata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA