Torino — «Con l’IA possiamo davvero cambiare la vita delle persone». A Torino, in occasione della Italian Tech Week di cui è stato ospite d’onore, Sam Altman ha dipinto un futuro estremamente roseo. «I due trend che mi entusiasmano di più per il prossimo decennio, o i prossimi due decenni, sono l’abbondanza di intelligenza e l’abbondanza di energia» ha detto il Ceo di OpenAI a John Elkann, Ceo di Exor (che controlla Gedi, editore di Repubblica) e presidente di Ferrari e Stellantis, sul palco rotante allestito all’interno delle Ogr che ha ospitato la loro fireside chat. «La prosperità che otterremo da queste due cose - ha proseguito Altman - sarà notevole. Sarà tutto migliore: la qualità della vita, l’istruzione, l’assistenza sanitaria».
Altman è il volto simbolo dell’intelligenza artificiale generativa. Lo hanno definito “il papà di ChatGpt”, il più famoso dei chatbot capaci di imitare la creatività umana. Altman in realtà non ha inventato questa tecnologia. Ma ha avuto un ruolo determinante nella sua diffusione. Il suo talento imprenditoriale ha fatto crescere a dismisura OpenAI, nata nel 2015 come una non-profit e diventata, in breve tempo, una delle aziende più influenti nel campo dell’intelligenza artificiale.
Un’ascesa vertiginosa - OpenAI oggi vale circa 150 miliardi di dollari - che per alcuni non ha tenuto abbastanza conto dei rischi legati alla diffusione dell’IA. OpenAI è nata per costruire l’AGI, l’intelligenza artificiale generale con capacità cognitive pari o superiori a quelle di un essere umano, “per il bene dell’umanità”. Ma dal 2019 - l’anno in cui Altman è diventato amministratore delegato - l’azienda californiana insegue palesemente il profitto. E per questo perde i suoi pezzi più pregiati: le menti più brillanti che credevano nella sua missione originaria. L’ultima ad andarsene è stata Mira Murati, la Chief Technology Officer dell’azienda, che ha mollato OpenAI proprio a ridosso dell’intervento di Altman alla Week di Torino. Insieme a lei, hanno detto addio Bob McGrew e Barret Zoph, due figure chiave della ricerca. «Sono grato per ciò che hanno fatto - ha detto Altman - e sono davvero lieto di poter lavorare con nuovi leader. Spero che ci sarà una bella transizione che ci aiuterà a diventare sempre più forti». Elkann è stato testimone di questo momento delicato. E ha confortato Altman: «Penso che la cosa più importante sia lavorare dei talenti. Io ho avuto questa fortuna. È rassicurante lavorare con persone che poi si evolvono e fanno cose bellissime».
Il pubblico ha ascoltato in silenzio i due imprenditori che parlavano di leadership, innovazione e «macchine a cui nel futuro potremo parlare». «Non ci vorrà molto - ha detto Elkann - non vedo l’ora. Pur di incontrare dal vivo il profeta dell’IA, migliaia di persone si sono messe in fila per ore. Ai suoi follower italiani, il Ceo di OpenAI ha promesso una “crescita sostenibile”». «Se possiamo avere energia in abbondanza e a basso costo, e se possiamo rendere l’intelligenza artificiale disponibile a tutti, ecco allora che il mondo progredirà». Il tema è delicato: IA e consumo energetico non vanno d’accordo. A causa dell’addestramento e dello sviluppo dell’IA, la richiesta di energia necessaria a raffreddare i data center è aumentata a dismisura. Ma Altman ha la soluzione. Il nucleare. «Questa tecnologia avrà un ruolo importante nel nostro futuro» ha detto il Ceo di OpenAI. E ha aggiunto: «Entro il 2050 mi auguro che non bruceremo più carbone a livello globale».
John Elkann gli ha stretto la mano, come a voler prendere un impegno ufficiale. Ma non sarà così facile mantenerlo. E Altman per spiegarlo ha usato la sua creatura più famosa. «Open AI ha impiegato quattro anni e mezzo per lanciare il suo primo prodotto - ha detto -. Qualcuno di voi ricorderà GPT-3. Se lo ricordate, mi dispiace e mi scuso. Non era così buono. E poi ci è voluto del tempo per far uscire GPT 3.5 e lanciare ChatGpt e infine GPT-4. E l’anteprima di o1 (l’ultimo modello capace di “ragionare”, ndr) è ancora profondamente imperfetta. Tra un paio d’anni la troveremo imbarazzante. I progressi richiedono molto tempo». Una startup complessa che opera nel settore dell’energia nucleare «richiede un decennio». Altman sa di cosa parla: ha investito 375 milioni di dollari nella startup Helion Energy, una società che insegue proprio la fusione nucleare. «Ci sono altri fattori che rendono vulnerabile questo progresso - ha messo in guardia Elkann -. Il capitalismo ha consentito libertà e sviluppo, ma ha anche creato disparità. Dobbiamo fare in modo che gli interessi delle aziende e delle persone coincidano».
Per Altman bisogna mettere al bando «il movimento più pericoloso che abbiamo mai avuto: la decrescita». «Non mi entusiasma l’idea di un mondo in cui tutti stanno a casa con l’aria condizionata spenta e gli occhiali per la realtà virtuale addosso - ha detto il leader di OpenAI - Sarebbe molto deprimente. Voglio che il mondo migliori drasticamente per tutti. E voglio scoprire come possiamo continuare a farlo».