Economia

L’editoriale

Gedi e OpenAI uniscono intelligenza artificiale e giornalismo di qualità

A sinistra John Elkann, presidente di Gedi, e a destra Sam Altman, co-fondatore di OpenAI

A sinistra John Elkann, presidente di Gedi, e a destra Sam Altman, co-fondatore di OpenAI

 
Si crea in Italia un nuovo equilibrio di responsabilità fra chi crea contenuti e chi li diffonde sul web
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L’accordo siglato sull’accesso da parte di OpenAI ai contenuti Gedi è la prima intesa fra un grande gruppo editoriale italiano ed un gigante della Silicon Valley che combina innovazione ed etica al fine di garantire la qualità del giornalismo nella realtà digitale. OpenAI è il leader dello sviluppo dell’Intelligenza artificiale ma riconosce il ruolo chiave degli editori come agenti fondamentali a garanzia della qualità dei contenuti. Perché se l’Intelligenza artificiale è destinata ad avere un impatto significativo sulla società è essenziale che esistano meccanismi di bilanciamento e controllo. Gli editori possono dunque svolgere un ruolo cruciale in questo contesto, garantendo integrità dell’informazione, prevenendo “pregiudizi” algoritmici e promuovendo una gestione etica dei dati grazie all’uso responsabile dell’informazione. Ciò significa aver bisogno del giornalismo di qualità per sconfiggere le fake news e consentire che l’innovazione sia portatrice di informazioni, notizie, approfondimenti e opinioni garantiti dal lavoro dei giornalisti, dalla responsabilità delle loro testate e dalla credibilità degli editori. In ultima istanza è l’ammissione che l’Intelligenza artificiale ha bisogno dell’intelligenza umana. Da qui l’opportunità di guardare al futuro guardando ad un mondo che cambia al fine di proteggere i contenuti di qualità. Il domani non si costruisce bloccando l’innovazione ma cogliendo le occasioni affinché siano utili e accessibili alla collettività. Con l’aumento della complessità della nostra vita, crescerà sempre di più la necessità di informazioni di qualità. Ed è qui che si inserisce la missione degli editori, dei sistemi di informazione e dei reporter, che dovranno rispondere in modo efficace a questo crescente bisogno, adattandosi ai diversi contesti.

Se OpenAI ha scelto Gedi per i contenuti i lingua italiana è perché ci riconosce come gruppo portatore di informazione di qualità e di una cultura dell’innovazione credibile ad affrontare questa sfida. Proprio come ha fatto con “Prisa” per lo spagnolo, “Le Monde” per il francese, “Alex Springel” per il tedesco e “New Corp”, “Financial Times”, “Time”, “Vox Media”, “Conde Nast”, “Atlantic” ed “Associated Press” per l’inglese.

Ecco perché si tratta di un accordo importante per il giornalismo in Italia, grazie alla creazione di un nuovo equilibrio di responsabilità fra chi crea i contenuti e chi li diffonde sul web. Confermando quanto detto da Sam Altman, ceo di OpenAI, durante la conversazione con John Elkann, editore di Gedi, davanti ai partecipanti all’Italian Tech Week: «La natura umana tende a concentrarsi su limitare il peggio, bisogna invece sempre spingere per ottenere il meglio, è cruciale» al fine di concentrare le nostre risorse sulla possibilità di «rendere il mondo un posto migliore». Sebbene la lotta contro le fake news sia ancora lunga e difficile non possono esserci dubbi sul fatto che il passo compiuto grazie all’intesa fra Gedi e OpenAI include l’Italia nella mappa delle nazioni dove i contenuti frutto del duro, appassionante e vecchio mestiere del reporter diventano protagonisti nella realtà digitale.

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