Economia

Dalla gavetta in Brembo alla sostenibilità a 360°, parla l’erede di una dinastia che guarda lontano

Cristina Bombassei, csr manager Brembo
Cristina Bombassei, csr manager Brembo 

Donne impresa è Cristina Bombassei, terza generazione della società fondata nel 1961 alle porte di Bergamo: ha lavorato in tutto il mondo e scommette sulla presenza di giovani e donne nelle stanze dei bottoni

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Il senso del lavoro per i bergamaschi è nel dna. Lo dice di sé Cristina Bombassei, erede di una impresa familiare, la Brembo, nata in una piccola officina e oggi leader mondiale nella produzione di impianti frenanti per veicoli. Figlia di Alberto e nipote di Emilio, fondatore nel 1961 dell’azienda che ha il suo quartier generale a Stezzano, alle porte di Bergamo. Dal 2013 l’imprenditrice guida nella Brembo la direzione Sostenibilità, creata per sviluppare le tematiche sociali e ambientali in una realtà industriale dell’automotive che nel 2023 ha fatturato 3.849 milioni di euro, ha 32 siti produttivi e commerciali in 15 Paesi, e conta 16 mila collaboratori con età media di 39 anni.

Un successo cominciato con la Ferrari e proseguito con le più prestigiose fabbriche di veicoli nel mondo. Classe 1968, nata a Bergamo, consigliere di amministrazione e azionista della società quotata in Borsa dal 1995, con la maggioranza in mano alla famiglia, Bombassei si è formata in fabbrica, tra torni, bulloni e dischi di acciaio, seguendo l’evolversi della produzione che con presìdi tra Usa, India, Cina e Brasile, parla sempre più il linguaggio della tecnologia all’avanguardia e studia le dinamiche dell’intelligenza artificiale per soluzioni industriali da mettere al servizio di aziende dei più svariati settori.

Unica esponente della terza generazione di imprenditori della Brembo, perché il fratello Luca ha scelto di seguire la sua passione e fa l’architetto, l’imprenditrice persegue come presidente eletta un anno fa dell’Aidaf, l’associazione fondata dall’industriale dell’acciaio Alberto Falck, che riunisce 300 imprese familiari italiane sopra i 5 milioni di euro di fatturato, l’obiettivo di ‘svecchiare’ le cabine di comando delle aziende e dare spazio nei cda alle nuove leve di giovani industriali. Su questo tema parlerà dal 3 al 5 ottobre a Roma al convegno nazionale dell’associazione.

La vita associativa

“Da sempre ho partecipato alla vita associativa da cui attingere stimoli e prospettive. La vedevo molto forte e strategica. L’albero di Aidaf, suo simbolo e logo, rappresenta la ‘Legacy’, la nostra eredità valoriale, il desiderio – racconta – di voler essere dei bravi antenati e al tempo stesso artefici consapevoli del futuro e della crescita della next generation”. Rafforzare le radici e i tronchi, i semi fondamentali del cambio generazionale, rimettendo la persona al centro. Bombassei mira a coinvolgere aziende familiari interessate a iniziare un percorso di crescita sostenibile, in un tour cominciato da Napoli che proseguirà in autunno e nella primavera del 2025, con tappe a Bologna, Milano, Vicenza e Torino.

“Nella mia presidenza ho creato percorsi formativi per giovani, con visite aziendali, colloqui in università, ‘adozioni’ da parte di imprenditori più anziani che svolgano un tutoraggio e aiutino i giovani a capire come potranno sviluppare i loro talenti e fare scelte, con la responsabilità di gestire e far gestire con consapevolezza. L’associazione si basa sul confronto, mettendo sul tavolo anche aspetti molto personali, sapendo che si è parte di una comunità e che insieme si possono trovare supporto e soluzioni”. L’impresa familiare rimane forte e al centro: l’attenzione agli stakeholder, la sostenibilità per garantire la continuità agli eredi.

Dopo il Covid e le diverse crisi di mercato, le aziende familiari hanno migliori performance: maggiori fatturati, investimenti, retention delle persone. Da uno studio sulla governance dell’Osservatorio AUB, cioè Aidaf, UniCredit e università Bocconi, emerge una maggiore performance di aziende che non hanno un amministratore unico ma un consiglio di amministrazione e meno seniority. Dalla resilienza delle imprese familiari a una leadership moderna e collegiale. “È giusto lasciare spazio alle giovani risorse che possono portare una ventata di novità. Perciò è nata una proposta di disegno di legge sulla certificazione di diversità nel consiglio di amministrazione che richiede la presenza nella governance di quattro indici: non più di un membro con oltre 70 anni, almeno uno sui 40, un indipendente e presenza maschile o femminile tra gli amministratori che non può superare il 60 per cento. Una miscela per far andare tutto meglio”.

Gli studi

Uscita dal liceo, tra gli studi universitari di Economia e commercio a Bergamo e esperienze lavorative all’estero, Cristina Bombassei ha scelto la seconda. I due mesi estivi passati negli Usa, in Costa Mesa in California, in una consociata Brembo che si occupava delle forniture del mondo delle competizioni americane, sono diventati sei.

“Mi sentivo indipendente, avevo casa in un residence di lavoratori, presi la patente. Ero una giovanissima donna inesperta, ho fatto un po’ la gavetta come imputare dati nel computer, marketing, comunicazione e sponsorizzazioni sportive. Così ho messo un piede nell’azienda e poi, rientrata in Italia, l’impegno a tempo pieno per la passione del lavoro. Per dieci anni, ogni due, mi mandavano in una direzione diversa del gruppo per permettermi di conoscere tutta l’attività produttiva. Imparavo e venivo spostata. Ho messo le radici e sviluppato il desiderio di fare. Ho fatto da internal audit, chi controlla che le procedure interne a un’azienda siano rispettate e correttamente applicate, ruolo che 20 anni fa non esisteva. Poi l’ho ceduta e 12 anni fa ho dato il via alla direzione della Sostenibilità”.

La famiglia

Il padre le ha trasmesso la dedizione al lavoro, “nonostante i sacrifici” e la voglia di spostare sempre l’asticella dei traguardi, nel rispetto verso collaboratori, clienti e il sociale al di fuori del gruppo. “Essendo un settore di componentistica automotive il personale è per lo più maschile, ma abbiamo tante donne, il 45 per cento del nostro cda è composto da donne, e siamo ben distribuite. Stiamo lavorando moltissimo nel divulgare che non c’è ruolo maschile o femminile obbligato”.

Altra regola è stata circondarsi nella prima linea manageriale di persone di fiducia, cercando di scegliere i migliori in ambito professionale, l’ad per esempio sempre all’esterno. “Noi della famiglia siamo operativi: mio padre è presidente emerito, Matteo Tiraboschi, mio marito, presidente esecutivo e da anni ha la gestione del gruppo, e io consigliere di amministrazione dal 1997, l’ad è Daniele Schillaci”.

Due figli adolescenti, di quasi diciotto anni e sedici. “Ogni genitore cerca di pensare sempre il meglio. La stessa passione per l’architettura l’aveva mio padre, però mio nonno lo fece entrare nell’officina meccanica. Ma grazie a questo abbiamo imparato la cultura del bello anche nel sistema frenante, che un tempo era nascosto dietro il cerchione: l’abbiamo trasformato in un oggetto visibile che gli uffici stile delle case auto valutano come componente di valore aggiunto”.

Gli investimenti

Negli ultimi anni dieci anni Brembo ha visto moltiplicarsi i suoi investimenti, in ricerca e sviluppo sempre il 6 per cento del fatturato. “Mai avremmo pensato due anni fa di creare un inspiration lab in Silicon Valley, a Sunnyvale, dove studiamo l’intelligenza artificiale e le innovazioni del settore. ‘Brembo Solutions’ è l’unità del gruppo che ha l’obiettivo di fornire alle imprese soluzioni digitali, nate dall’esperienza diretta della nostra società nell’intelligenza artificiale applicata al mondo industriale”.

L’azienda è presente negli Stati Uniti da oltre 30 anni, tra l’altro con il sito produttivo di Homer e il centro di Ricerca e sviluppo di Plymouth, in Michigan. Il bilancio di sostenibilità che comprende centinaia di indicatori, tocca anche gli aspetti legati alle risorse per l’area dei progetti sociali. L’imprenditrice li segue in prima persona. A Pune, in India, paese dove Brembo ha una fabbrica legata al mondo delle motociclette, dal 2017 c’è ‘House of smile’, hub di accoglienza per famiglie meno abbienti, classi per bambini che vivono nelle slum, finora cinquemila, nutriti, vestiti e scolarizzati.

“È una forma di restituzione delle mie fortune, vengo da una famiglia privilegiata, ho sempre avuto una vita agiata. È un dovere, lo sanno anche i miei figli. Un progetto con la ong italiana Cesvi, che collabora anche con una ong indiana. Aiutiamo ‘I was a sari’ a Mumbay. A Lublino, in Polonia, a 80 chilometri dall’Ucraina, nel 2023 abbiamo dato aiuto a donne e bambini in fuga dalla guerra.

Nel 2023, dopo il terremoto in Turchia, nel paese di confine dove gli aiuti sono arrivati 15 giorni dopo, abbiamo portato cibo, vestiti e aiuto psicologico”. Nell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo c’è il progetto ‘Giocamico’, per bambini in lunga degenza, pazienti oncologici: psicologhe li accompagnano nelle terapie in ambienti più rasserenanti per allontanare la paura.Positiva e concreta.

“Non sono apprensiva. I problemi li affronto quando ci sono. Nella maternità ho compreso meglio il nodo della conciliazione. Con ‘Brembo Kids’ per 90 giorni all’anno i nostri collaboratori possono portare i loro figli da 3 ai 10 anni in un centro creativo dotato di tutte le attrezzature. Quest’anno abbiamo avuto il tutto esaurito. L’abbiamo esteso ai residenti del nostro parco scientifico ‘Kilometro Rosso’, un innovation district con 80 realtà di eccellenza come l’istituto Mario Negri, Confindustria, una branch dell’Iit sulla robotica umanoide, l’università di Ingegneria”.

Sport e letture

Molto sportiva in passato, ora l’imprenditrice è operativa a oltranza in azienda e in famiglia. “Amo sciare, stare all’aria aperta, pedalare in mountain bike. Pratico il ballo, lo considero una cura mentale, siamo un gruppo di amiche tutte imprenditrici, con un’insegnante donna di danza moderna, per il piacere di rilassarci. Con la musica ci si può rigenerare, un’ora di ballo e di musica forte riempiono di energie positive. Nelle letture amo le saghe familiari, il racconto dei Florio, e le biografie di personaggi che hanno segnato la storia. Sergio Marchionne era un leader. Da lui, nel 2012, c’era ancora la Fiat, ho ricevuto il primo premio sulla sostenibilità e in seguito l’ho copiato nelle sue modalità di presentazione. Fece un speech accompagnato da immagini di natura davvero notevole. L’altra passione grandissima è la fotografia a livello amatoriale. Natura e persone, e i dettagli. Amo i dettagli, fanno la differenza, anche nella vita”.

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