Inizia a essere considerato un diritto civile ovunque, ma non ancora in Italia. Il “diritto alla disconnessione” prevede di fatto che il lavoro non debba sconfinare nella vita privata delle persone. In Italia la legge non riconosce esplicitamente la disconnessione come un diritto, ma ne prevede la regolamentazione mediante contrattazione individuale tra datore di lavoro e lavoratore.
In altri Paesi la tutela è già legiferata. La Francia è uno dei più all'avanguardia. Già nel 2017 aveva introdotto il diritto alla disconnessione con una vera e propria normativa che impone alle aziende con più di 50 dipendenti di negoziare con i sindacati le modalità per limitare l'uso di dispositivi digitali fuori dall'orario di lavoro.
Questa legge mira a contrastare il fenomeno del “sempre connessi”, che sta sfumando i confini tra vita professionale e privata. Le aziende francesi stanno adottando diverse strategie: alcune bloccano l'accesso alle e-mail aziendali dopo un certo orario, altre implementano sistemi di notifica che scoraggiano l'invio di messaggi fuori orario. Nonostante le sfide nell'applicazione pratica, questa normativa ha acceso un dibattito globale sul work-life balance nell'era digitale, spingendo altri paesi europei a considerare misure simili.
Cosa succede nel resto d’Europa
Oltre alla pionieristica Francia, diversi paesi europei hanno iniziato a riconoscere l'importanza del diritto alla disconnessione digitale per i lavoratori. La Spagna, per esempio, l’ha introdotto con la legge 3/2018, seguita dal Portogallo nel 2021. Lo stesso anno, l'Irlanda ha pubblicato un codice di condotta per guidare le aziende nell'implementazione di politiche che consentano ai dipendenti di scollegarsi al di fuori dell'orario di lavoro. Nel 2022, anche il Belgio ha emanato una legge specifica, rivolta però soltanto ai dipendenti pubblici.
Il Parlamento Europeo, già con la Risoluzione del 21 gennaio 2021, sollecitava tutti gli Stati membri a considerare il diritto alla disconnessione come essenziale per adattarsi alle nuove modalità di lavoro. Tuttavia, diverse nazioni, tra cui appunto l’Italia, non hanno ancora adottato normative in materia.
Fuori dal Vecchio Continente l’Australia ha appena approvato una legge che consente ai dipendenti di ignorare email e chiamate di lavoro che arrivano al di fuori dell’orario lavorativo, senza che questo abbia ripercussioni. Gli Stati Uniti sono ancora più indietro dell’Italia ma all'inizio di quest'anno, il deputato di San Francisco Matt Haney ha proposto un disegno di legge per fare della California il primo stato del Paese a garantire legalmente ai dipendenti il diritto di ignorare chiamate ed email non urgenti una volta terminata la giornata lavorativa. La proposta ha incontrato forti critiche da parte dei datori di lavoro e degli esponenti del mondo degli affari, i quali sostengono che una regola così generale rappresenti un passo indietro per la flessibilità lavorativa e che la sua applicazione, soprattutto tra lavoratori di fusi orari diversi, costituirebbe un onere per le aziende.
La proposta di legge italiana
In Italia un gruppo di parlamentari del Partito democratico ha depositato alla Camera dei deputati la proposta di legge “Lavoro, poi stacco”, che introduce il concetto di “disconnessione digitale” e prevede la facoltà per i lavoratori di ignorare qualsiasi comunicazione proveniente dall'azienda o dai superiori al di fuori delle ore lavorative standard.
Questa disposizione garantisce un intervallo minimo di riposo di dodici ore consecutive dopo la conclusione della giornata lavorativa, durante il quale il dipendente non è tenuto a rispondere a messaggi o chiamate di lavoro. Eventuali contatti da parte del datore di lavoro al di fuori di questi orari prestabiliti non impongono alcun obbligo di risposta immediata al lavoratore, salvo in circostanze di comprovata urgenza o necessità. In tali casi eccezionali, il dipendente è tenuto a prendere visione delle comunicazioni e ad adempiere agli eventuali compiti richiesti solo al momento del rientro nell'orario di lavoro ordinario.