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Auto, l’Europa si spacca sui dazi Ue alle elettriche cinesi

Non c’è maggioranza sulla misura che impone una tassa extra sulle importazioni fino al 35,3%, la palla passa alla Commissione: “Decisione entro il 30 ottobre”. Germania contro, la Spagna si astiene, Francia e Italia dicono sì. Urso: “Avanti con la trattativa con Pechino per trovare soluzione”. Si abbassa l’imposta su Tesla, dal 9 al 7,8%
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TORINO – L’Europa si spacca sui dazi alle auto elettriche cinesi. Si trattava del primo provvedimento importante del Von der Leyen II, ma i 27 Paesi della Ue si sono presentati con posizioni divergenti e senza una maggioranza. Anzi. Una maggioranza c'è. Quella degli astenuti. Conti fatti, al voto del Comitato per la difesa del commercio i Paesi Ue non è stata raggiunta nè la maggioranza qualificata a favore nè quella contro. La decisione passa quindi alla Commissione, che a quanto punto dovrebbe confermarli. Dieci i Paesi favorevoli, tra cui Italia e Francia, dodici gli astenuti tra cui la Spagna, mentre sono stati cinque i voti contrari, guidati dalla Germania.

Numeri che non hanno permesso di raggiungere la maggioranza qualificata necessaria per stoppare il testo. Rispetto a luglio, quando erano stati votati i dazi provvisori in vigori, i sostenitori di un balzello extra sull’importazione delle vetture elettriche dal Drogone sono di meno. Avevano votato a favore dodici Stati membri, tra cui l'Italia, la Francia e la Spagna, che ora ha deciso di astenersi, ed erano contro quattro Stati, ora sono cinque, tra cui la Germania, che ha un peso politico non indifferente, e si erano astenuti undici Paesi.

La scelta degli Stati

Nel dettaglio, hanno votato sì Italia, Francia, Olanda, Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Danimarca, Bulgaria, Irlanda. Si sono invece astenuti Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Grecia, Croazia, Cipro, Lussemburgo, Austria, Portogallo, Romania, Svezia, Finlandia. Hanno detto no Germania, Ungheria, Malta, Slovenia, Slovacchia. I favorevoli rappresentano quasi il 46% della popolazione europea. Gli astenuti, anche se maggiori di numero, costituiscono solo il 31% della popolazione della Ue. I contrari rappresentano circa il 22,5%.

Decisione entro il 30 ottobre

"La proposta della Commissione europea di imporre dazi compensativi definitivi sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria (Bev) dalla Cina ha ottenuto il sostegno necessario dagli Stati membri dell'Ue per l'adozione delle tariffe. Questo rappresenta un ulteriore passo avanti verso la conclusione dell'indagine antisovvenzioni della Commissione. Non commentiamo il singolo voto degli Stati perchè non è pubblico", ha dichiarato la Commissione dopo il voto nel Comitato di difesa commerciale. "Parallelamente, l'Ue e la Cina continuano a lavorare sodo per esplorare una soluzione alternativa che dovrebbe essere pienamente compatibile con l'Omc, adeguata per affrontare le sovvenzioni pregiudizievoli accertate dall'indagine della Commissione, monitorabile e applicabile. Un regolamento di esecuzione della Commissione che includa le conclusioni definitive dell'indagine deve essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale entro il 30 ottobre 2024", ha aggiunto la Commissione Ue.

Germania contro. Lindner: “Un errore”

Poco prima del via libera il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, aveva ribadito la sua contrarietà ai dazi Ue sulle importazioni di e-car dalla Cina. Ieri anche l’Ungheria aveva detto no alla imposta extra. "I dazi sulle auto elettriche cinesi sarebbero un errore. Lo dice la nostra industria automobilistica, che dovrebbe essere protetta. Alcuni politici pensano di saperne di più dei diretti interessati. Con la Cina è necessario parlare chiaro e negoziare, ma le guerre commerciali fanno solo perdenti", aveva scritto il liberale poche ore prima del voto dei Ventisette a Bruxelles. Pochi giorni fa il cancelliere tedesco Olaf Scholz chiedeva una soluzione diplomatica con Pechino. "Naturalmente dobbiamo difendere la nostra economia dalle pratiche di commercio sleale, ma la reazione come Ue però non deve comportare che danneggiamo noi stessi. Per questo dobbiamo andare avanti con le trattative con la Cina rispetto alle auto elettriche". Da qui la scelta di votare contro e non di astenersi, come fatto a luglio.

Scelta che arriva dopo anche la presa di posizione delle case automobilistiche tedesche, da Volkswagen a Bmw e Mercedes, che dicono no, e sono sulla stessa linea del sindacato IG Metall e i consigli di fabbrica delle principali case automobilistiche tedesche rifiutano i dazi aggiuntivi. Il problema è il rischio che la Germania possa subire le ritorsioni di Pechino che è pronta, se il 4 novembre i dazi definitivi entreranno in vigore, a punire le importazioni di veicoli di grande cilindrata dall’Europa.

Acea, De Meo: “Dazi elemento solo tattico”

Anche i produttori non hanno una posizione unica sul tema dazi. “Dazi o non dazi, io credo che la vera questione sia riuscire ad organizzarsi come industria automobilistica, come ecosistema in generale, al di là dell'industria dell'auto, per essere tra qualche anno al livello dei cinesi", aveva detto l’ad di Renault e presidente di Acea, l’associazione dei produttori della Ue, Luca de Meo. “Su elettrico e software i cinesi sono in vantaggio perché hanno cominciato prima. Quindi è questa la questione che dovrebbe turbare i nostri sonni piuttosto che parlare del tema dei dazi che, se volete, è un elemento un pò tattico. Del resto, è un tema sui cui non abbiamo nessun commento da fare perché è un processo nelle mani dell'Unione europea".

Stellantis, “noi sosteniamo concorrenza”

"Stellantis prende atto del voto degli Stati membri sull'indagine della Commissione relativa ai veicoli elettrici cinesi. Come azienda globale, sosteniamo la concorrenza libera e leale. Il nostro settore è sotto la pressione di ambiziosi piani di riduzione delle emissioni di CO2 e dell'offensiva commerciale globale cinese. Tuttavia, l'impegno etico di Stellantis nei confronti della mobilità elettrica è incrollabile e, poiché la nostra missione è quella di fornire ai nostri clienti auto sicure, pulite e a prezzi accessibili, siamo profondamente concentrati nel colmare rapidamente il divario di competitività. In questo momento di transizione, le politiche che sostengono la domanda e garantiscono la stabilità delle regole sono più importanti che mai".

Urso, “Italia detto sì’, ma riprenda negoziato”

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha in corso diverse trattative con produttori cinesi per portare la produzione in Italia di vetture elettriche, chiede che di continui a trattare. “L'Italia si è espressa in linea con le analisi tecniche della commissione tese a ripristinare condizioni di equità commerciale – dice il ministro – auspichiamo che il negoziato riprenda sia in bilaterale sia in sede di Wto per giungere, come sempre sostenuto, ad una soluzione condivisa nel pieno rispetto delle regole internazionali. Noi siamo contrari ad ogni ipotesi di “guerra commerciale” e lavoreremo insieme per evitarla. Occorre preservare la partnership industriale e commerciale con la Cina con cui vogliamo continuare a lavorare in una logica win-win basata sul principio della reciprocità anche ai fini della stabilità economica globale".

I dazi definitivi

Allo stato attuale, i dazi sulle auto elettriche cinesi, rispetto alle tre case prese a riferimento, ammontano a 17% BYD 18,8 Geely 35,3 SAIC. Si tratta di un extra che si va a sommare al 10% già in vigore. I produttori auto che hanno collaborato con l‘indagine UE varata da Von der Leyen, 21,3%, per i produttori che non hanno collaborato il 35,3%. Abbassati ancora i dazi per Tesla, che dal 9 passa al 7,8%.

Reazioni Cina: “Delusi, è protezionismo”

La Cina ha subito invitato la Ue a ritardare l’applicazione dei dazi "per evitare una escalation di attriti commerciali". E la la Camera di commercio cinese attiva a Bruxelles ha espresso in una dichiarazione una forte insoddisfazione nei confronti dell'Europa, per aver promosso misure che sono state definite di “protezionismo commerciale”. “Siamo delusi per il risultato”, si legge e “incoraggia fortemente l'Unione Europea a ritardare l'applicazione dei dazi doganali e a dare priorità alla risoluzione delle controversie e delle tensioni commerciali attraverso il dialogo”.

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