Economia

Il pacchetto di tasse extra

Fino a +35% alle cinesi, ma la Ue “grazia” Tesla

Una linea di montaggio della Tesla a Shanghai

Una linea di montaggio della Tesla a Shanghai

 (reuters)
Scende ancora l’imposta per il produttore Usa. Per le case del Dragone si parte dal +17%
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TORINO — I dazi usciti dal voto di ieri sono un pelo più leggeri dell’ultima versione. Una limatura che permette a Tesla e al patron Elon Musk di sorridere rispetto alle previsioni iniziali. Già perché alla fine la politica del produttore statunitense, che possiede una fabbrica a Shanghai, ha dato i suoi frutti. È riuscito a dimostrare a Bruxelles che i sostegni ricevuti dalla Cina sono stati ridotti rispetto ai produttori. E la Ue gli ha fatto lo sconto, arrivando al 7,8% di imposta extra alla dogana. Prima era il 9%. Vuol dire che un modello realizzato nel Paese del Dragone, Model 3 o Model Y, da novembre, mese in cui i dazi effettivi sostituiranno i provvisori, pagherà una tassa di ingresso in Europa del 17,8%. Prima era solo del 10%.

Ogni costruttore potrà scegliere come fare per assorbire il maggiore costo. Se ribaltarlo, e come, sul cliente finale. In un momento in cui, tra l’altro, il mercato dell’auto in Europa è in forte crisi. Anche perché il balzello per alcuni gruppi sarà oneroso. Il colosso Byd, avendo collaborato con Bruxelles, avrà un extra dazio del 17%, mentre Geely. che controlla anche Lotus, Volvo e Smart, pagherà il 18,8% in più (era il 19,3%). la più penalizzata è Saic, nota in Italia per il marchio MG: il surplus rispetto al 10% è fissato al 35,3%, in calo rispetto al 36,6%. Complessivamente vuol dire un imposta del 45,3%.

In media i costruttori cinesi che hanno collaborato con Bruxelles pagheranno il 21,3%, chi non lo ha fatto pagherà il 35,3% in più. Facciamo un esempio. La MG4 elettrica da listino viene 31.790 euro. Se domani la casa dovesse ribaltare l’extracosto, vorrebbe dire un sovrapprezzo di oltre 11 mila euro.

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