✕

Commerz, l’ad Bettina Orlopp alza il muro alla fusione con Unicredit: “La nostra banca è a rischio”

Bettina Orlopp, ceo Commerzbank 

Ascolta l'audio

La numero uno dell’istituto tedesco ipotizza la fuga di clienti e il taglio al rating, ma Moody’s rassicura: “Non ci sono pericoli”
2 minuti di lettura

BERLINO — Bettina Orlopp, la prima donna chiamata alla guida di Commerzbank in un secolo e mezzo di storia, si è posizionata lancia in resta sulla sfida epocale lanciata da Unicredit. L’amministratrice delegata nominata una settimana fa a capo del secondo colosso bancario tedesco, ha tracciato in un’intervista all’Handelsblatt un quadro estremamente fosco dell’eventuale matrimonio italo-tedesco.

Le “rilevanti sovrapposizioni” tra la controllata di Unicredit, Hvb e Commerz rischierebbero di mettere in fuga i clienti; il rating più basso di Unicredit, legato a quello sovrano dell’Italia, peggiorerebbe “di molto” anche quello di Commerz; e alcuni fattori di rischio come l’esposizione verso il debito italiano o la Russia andrebbero valutati at…

BERLINO — Bettina Orlopp, la prima donna chiamata alla guida di Commerzbank in un secolo e mezzo di storia, si è posizionata lancia in resta sulla sfida epocale lanciata da Unicredit. L’amministratrice delegata nominata una settimana fa a capo del secondo colosso bancario tedesco, ha tracciato in un’intervista all’Handelsblatt un quadro estremamente fosco dell’eventuale matrimonio italo-tedesco.

Le “rilevanti sovrapposizioni” tra la controllata di Unicredit, Hvb e Commerz rischierebbero di mettere in fuga i clienti; il rating più basso di Unicredit, legato a quello sovrano dell’Italia, peggiorerebbe “di molto” anche quello di Commerz; e alcuni fattori di rischio come l’esposizione verso il debito italiano o la Russia andrebbero valutati attentamente. Insomma, “non sempre una fusione che sulla carta sembra positiva (…) può avere successo e creare valore per gli azionisti”, ha sentenziato Orlopp.

Moody’s, però, sembra averla già smentita. In una nota inviata nei giorni scorsi ai clienti, l’agenzia di rating rileva che un’eventuale fusione tra le due banche non ne inficerebbe la solidità. “Non ci aspettiamo che danneggi la solidità finanziaria e il profilo” della banca tedesca, si legge nel documento.

Orlopp ha già incontrato Orcel. Ma l’ad di Unicredit, come ha ammesso la sua omologa tedesca, non si è sbottonato sulle sue intenzioni e ha ribadito anche a lei che per ora si considera “un investitore”. Ma le voci dichiaratamente contrarie cominciano a essere più isolate, anche in Germania.

Dopo la fuga in avanti del cancelliere Olaf Scholz, che aveva tuonato contro l’ “atto ostile” italiano, il ministro delle Finanze, il liberale Christian Lindner, sembra aver assunto via via un atteggiamento più prudente. “È una questione che riguarda il settore privato”, ha tagliato corto all’Eurogruppo. Dalle pagine dell’Handelsblatt, Orlopp è sembrata aumentare la pressione su Lindner, che ha congelato il 12% ancora detenuto di Commerz, definendo la decisione “utile”.

Nelle stesse ore, sempre da Bruxelles, una voce autorevole come quella del Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni benediceva la mossa di Unicredit: "Abbiamo bisogno di banche forti e competitive a livello internazionale”. Al coro dei pareri positivi si è aggiunto quello del governatore della Banque de France, François de Villeroy, che su Repubblica ha invitato a pensare al risultato di un’operazione del genere.

La cautela di Orcel è chiaramente legata al prezzo, che nel caso di un’intenzione dichiarata di scalare Commerz schizzerebbe verso l’alto. Ed è motivata dall’attesa del verdetto sull’operazione che dovrà arrivare dalla Vigilanza Bce. Ma da Francoforte fanno notare che “dobbiamo tenere presente la lezione di Lehman Brothers”, il fallimento del colosso americano che accelerò la crisi dei subprime e costrinse poi il governo statunitense a salvare alcuni istituti di credito too big to fail, troppo grandi per fallire.

Sarebbe questo il timore che avrebbe spinto sulle barricate i due principali duellanti alle elezioni politiche del 2025, Scholz e il candidato della Cdu/Csu Friedrich Merz. Anche perché, andrebbe aggiunto, un backstop europeo per eventuali fallimenti bancari, se scoppiasse una nuova crisi finanziaria, non esiste. La riforma del Mes che avrebbe dovuto introdurlo è stata bocciata per il parere contrario di un solo Paese: l’Italia. E in campagna elettorale, ogni argomento vale.

Leggi i commenti