Scelti i nuovi manager per far partire l’operazione rilancio
di Diego LonghinAntonio Filosa, ceo di Jeep e ora a capo del mercato Nord America per Stellantis
ROMA — Scherzando sulla pensione nel 2026 aveva detto che «i 15 mesi che ho davanti sono più che sufficienti per cambiare le cose». E Tavares vuole consegnare un gruppo solido a chi raccoglierà il testimone nell’aprile del 2026, quando scadrà il suo contratto. Sempre che non ci sia un rinnovo. Intanto le selezioni, governate dal presidente del gruppo, sono aperte. John Elkann, però, non ha fatto venire meno la fiducia a Tavares, condividendo e approvando i cambi nella squadra di vertice. Volti che dovrebbero rimettere in carreggiata l’azienda, portando ad un cambio di passo, dopo la crisi di mercato, di produzione e dopo il profit warning che ha provocato un terremoto in Borsa per Stellantis e il settore auto.
Il primo volto è quello di Doug Ostermann, nuovo capo mondo della Finanza. Sostituisce Natalie Knight che arrivata nel luglio del 2023. Non è mai entrata in partita. Su di lei sono ricadute gran parte delle responsabilità. E non sono mancate le gaffe, come quella su Maserati tre mesi fa in occasione della presentazione dei conti. Ha fatto intendere che si poteva valutare una cessione con effetti negativi immediati in Borsa. Ostermann raddrizzerà conti e previsioni grazie all’esperienza maturata con l’ex Cfo, forse rimpianto, Richard Palmer. Altri due volti della rivoluzione sono italiani. Uno è quello di Antonio Filosa, ingegnere, napoletano, entrato in Fiat nel 1999, astro nascente di Stellantis. Per lui, dopo aver portato risultati importanti in Sud America e aver tenuto alto il marchio Jeep, tocca far risalire le vendite in Nord America, dove si sono ridotte di 200 mila unità e dove, per paura degli scioperi, nel 2023, l’azienda ha prodotto un numero di auto molto più alto di quello che il mercato ha poi assorbito. E soprattutto con un mix sbagliato di modelli. Risultato? Piazzali pieni e concessionari arrabbiati. Altro compito? Normalizzare i rapporti con il sindacato Uaw, se possibile.
Il secondo volto italiano è quello di Santo Ficili, anche lui figlio della Fiat. Ha scalato l’azienda, passando in poco meno di 40 anni dal bancone accettazione delle officine alla poltrona di ad di Maserati e Alfa. Obiettivo? Concentrarsi di più sul marketing e la vendita delle auto, dalla Grecale alla Gran Turismo, e meno sul glamour, tra feste ed eventi, per rafforzare il marchio del Tridente negli Stati Uniti e in Cina. Quest’ultimo è un mercato complesso. Servirà anche l’aiuto di Gregoire Olivier, nuovo chief operating officer per il Paese del Dragone. Poi ci sono le possibili sinergie tra Alfa e Maserati. C’è già chi immagina un polo del premium italiano.
Jean-Philippe Imparato, sanguigno, origini italiane ma fieramente francese da generazioni, è l’uomo a cui Tavares ha affidato il compito peggiore: risistemare la strategia in Europa affidata al tedesco Uwe Hochgeschurtz. Gli ultimi modelli, dalla 600 alla Ypsilon, soprattutto elettrici, arrancano, anche per mancanza di un approccio omogeneo ai mercati. Imparato, che corre in pista con Tavares ed era a capo della Peugeot, è l’uomo che deve dare la scossa, ridando la carica.