Stellantis, Orsini: “Una pazzia chiedere nuovi incentivi”
dal nostro inviato Diego LonghinAl centro il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini
CAPRI – La crisi dell’auto è tutta colpa del Green Deal, ma Confindustria boccia la possibilità che vengano destinati nuovi incentivi per l’auto. Anzi. Considera una pazzia il fatto stesso che l’ad di Stellantis, Carlos Tavares, li abbia chiesti durante l’audizione in Parlamento. Da Capri, dove si trova per partecipare ai convegno dei Giovani Imprenditori, il numero uno di viale dell’Astronomia commenta il momento difficile che sta vivendo l’automotive. Per Orsini la “situazione che si è venuta a creare nell’automotive è colpa delle scelte della precedente Commissione europea sulla transizione e sul Green Deal”.
E poi aggiunge: “Noi abbiamo bisogno che le produzioni in Italia vengono mantenute, ma chiedere ulteriori incentivi mi sembra onestamente una pazzia. Abbiamo bisogno di piani industriali seri, imprese che siano serie sul territorio e che restino, ovviamente, a costruire i propri prodotti nel nostro Paese". Per Orsini non sarebbe utile destinare altri fondi pubblici per l’acqu…
CAPRI – La crisi dell’auto è tutta colpa del Green Deal, ma Confindustria boccia la possibilità che vengano destinati nuovi incentivi per l’auto. Anzi. Considera una pazzia il fatto stesso che l’ad di Stellantis, Carlos Tavares, li abbia chiesti durante l’audizione in Parlamento. Da Capri, dove si trova per partecipare ai convegno dei Giovani Imprenditori, il numero uno di viale dell’Astronomia commenta il momento difficile che sta vivendo l’automotive. Per Orsini la “situazione che si è venuta a creare nell’automotive è colpa delle scelte della precedente Commissione europea sulla transizione e sul Green Deal”.
E poi aggiunge: “Noi abbiamo bisogno che le produzioni in Italia vengono mantenute, ma chiedere ulteriori incentivi mi sembra onestamente una pazzia. Abbiamo bisogno di piani industriali seri, imprese che siano serie sul territorio e che restino, ovviamente, a costruire i propri prodotti nel nostro Paese". Per Orsini non sarebbe utile destinare altri fondi pubblici per l’acquisto di veicoli elettrici in Italia perché vanno modificati gli stessi tempi e modi della transizione. Altri incentivi alimenterebbero invece un percorso che per Confindustria mette a rischio l’impresa italiana.
Riferendosi a Stellantis il numero uno di viale dell’Astronomia ha poi aggiunto: “Non ci si può nascondere dietro il Green Dal dicendo che non produce in Italia perché il motore endotermico va a finire. Non possiamo aspettare che la norma del 2035 venga cambiata nel 2026, dobbiamo cambiarla subito. Significa salvaguardare l'industria italiana".
Le parole di Orsini nascondo un certo fastidio per la posizione di Tavars e del gruppo sul 2035 e le modifiche al Grean Deal. L’ad della casa italo-francese dice che “è troppo tardi per modificare regole che anche Stellatis ha subito, ormai il processo è in corso”.
Il percorso verso l’elettrico
L’ad del gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa nel 2021 ha parlato di incentivi all’acquisto di vetture in riferimento ai veicoli elettrici. “Quando in Germania e in Italia vengono meno i contributi all’acquisto le vendite crollano. Gli incentivi servono”, ha detto Tavares a Montecitorio. Per Orsini, invece, va modificato il percorso verso l’elettrico, facendo slittare la data del 2035, aprendo alla neutralità tecnologica ed evitando quindi di usare fondi per sostenere le vendite di vetture elettriche.
Ha aggiunto Daniela Poggio, VP Communication & Public Affairs Stellantis Italia: “Ieri il nostro ceo ha offerto una spiegazione dettagliata e concreta della fase storica che la mobilità e il settore automotive stanno vivendo e della risposta di Stellantis a tutto questo. Il piano strategico di gruppo e il piano industriale elaborato per ogni stabilimento italiano sono le scelte concrete che Tavares ha comunicato lo scorso maggio alle organizzazioni sindacali. La certezza di stabilità nelle regole e delle giuste condizioni per competere, in un contesto che aiuti la domanda a crescere, sono condizioni indispensabili alle quali tutti siamo chiamati a concorrere. Per questo, da parte nostra, porteremo sempre avanti con gli attori che condividono lo stesso obiettivo e i portatori di interesse, un dialogo franco, rispettoso e trasparente, perché abbiamo a cuore la nostra impresa, i nostri colleghi e le nostre colleghe, la filiera produttiva e tutto il Paese, consapevoli del valore che Stellantis ha per l'Italia”.
Le critiche della politica e del sindacato
Il giorno dopo l’audizione di Tavares, interviene anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini: “La situazione è drammatica”, dice intervenendo su Radio 24. “E serve direttamente un intervento di Palazzo Chigi. Sono 2 anni che chiedevamo che Tavares venisse in Parlamento e che chiediamo che Palazzo Chigi convochi Tavares", ha detto Landini ricordando che la produzione nel 2024 scenderà sotto 300 mila unità. “Non succedeva dal 1957”.
Ancora più duro il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Il settore in crisi anche per colpa sua. L'ad di Stellantis dovrebbe vergognarsi e chieder scusa", sostiene il leader della Lega all'inaugurazione della metropolitana M4 a Milano. "Non è più in condizioni di chieder niente per come hanno mal gestito e male amministrato un'azienda storica italiana. L'ad e la dirigenza di Stellantis dovrebbero chiedere scusa agli operai, agli ingegneri, ai tecnici, agli italiani e alla storia dell'auto italiana".
Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è sulla stessa linea di Orsini: "La Fiat ha preso un sacco di soldi dagli italiani, ma non è il passato che conta. Qui abbiamo un settore in crisi per l'errore fatto con il Green Deal e con le auto elettriche. Per me la soluzione è semplice: o fai un campione europeo o si va tutti a casa. Immagino una fusione con Renault o con qualche altro gruppo europeo". Parole pesanti, in linea con quel “livore e rabbia” che lo stesso Tavares, pur confermando gli impegni in Italia, il mantenimento degli stabilimenti e i piani fino al 2030-2033, ha detto di aver percepito dopo le due ore e mezza di audizione di ieri a Montecitorio sul futuro di Stellantis, gruppo che ha come primo azionista la holding Exor che controlla anche Repubblica.
La diplomazia di Urso
Più diplomatico il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, collegato con il convegno dei Giovani di Capri: “Il sistema Paese, unito, maggioranza e e opposizione, sindacati e imprese dell'automotive, chiede a alla grande multinazionale che è nata in Italia di restare in Italia e di affrontare con noi la sfida della transizione che il nostro Paese può fare meglio di altri". E sottolinea. "L'importante è che ognuno faccia la sua parte".
La fine dell’acciaio per l’auto
Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, è in linea con Orsini per quanto riguarda il Green Deal. "Mi chiedo come sia possibile prendere misure senza fare analisi costi benefici, di impatto ambientale, senza essere consapevoli delle conseguenze sull'economia reale. Le norme europee vigenti oggi fanno sì che interi settori industriali europei di base chiudano all'orizzonte del 2030. Settori come acciaio d'altoforno, ceramica, vetro, pezzi di chimica, tutti settori che sono in cima alle filiere produttive della produzione industriale, all'orizzonte 2030 chiudono".
Un esempio concreto Gozzi lo fa e riguarda l’auto: "Gli altiforni elettrici italiani sono più avanti - ha aggiunto - ma chiudere l'acciaio d'altoforno vuol dire dare un colpo mortale all'automotive europeo. Dal 2030 con le norme di oggi non si potrà più produrre acciai per le carrozzerie e andremo a compralo in India e Cina, dai nostri competitor".