Il concordato è un flop. Il governo corre ai ripari: i termini per l’adesione saranno riaperti
di Giuseppe ColomboRoma - Male la prima. E allora via con l’esame di riparazione. Neanche il tempo di avviare il contatore dell’incasso che il governo pensa già a una riapertura del concordato preventivo biennale, il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate che congela le tasse e i controlli per due anni.
I termini per aderire allo strumento identitario del “Fisco amico” di Giorgia Meloni sono scaduti ieri. Tra una decina di giorni, le Entrate renderanno nota l’entità dei proventi e contemporaneamente, si ragiona nelle ultime ore al ministero dell’Economia, sarà aperta una nuova finestra per dare un’altra possibilità ai contribuenti che non si sono fatti avanti entro il 31 ottobre.
Non sarà una proroga: un allungamento della scadenza, in…
Roma - Male la prima. E allora via con l’esame di riparazione. Neanche il tempo di avviare il contatore dell’incasso che il governo pensa già a una riapertura del concordato preventivo biennale, il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate che congela le tasse e i controlli per due anni.
I termini per aderire allo strumento identitario del “Fisco amico” di Giorgia Meloni sono scaduti ieri. Tra una decina di giorni, le Entrate renderanno nota l’entità dei proventi e contemporaneamente, si ragiona nelle ultime ore al ministero dell’Economia, sarà aperta una nuova finestra per dare un’altra possibilità ai contribuenti che non si sono fatti avanti entro il 31 ottobre.
Non sarà una proroga: un allungamento della scadenza, infatti, avrebbe fatto slittare il conteggio delle risorse incassate e quindi il loro impiego. Sarebbe stato un gran problema per Palazzo Chigi, che ha promesso alla maggioranza di utilizzare il “tesoretto” del concordato per ridurre le tasse. Subito, con la legge di bilancio che il Parlamento è chiamato ad approvare entro il 31 dicembre.
Al contrario, una riapertura dei termini del concordato, fino a fine anno, sgancia la seconda edizione dalla prima: scadenze differenti e due diverse tranche di incasso.
L’idea circola a via XX settembre sulla scia dei timori per i risultati che saranno resi noti intorno al 10 novembre. Così forti, le preoccupazioni, che su una platea di 4,7 milioni di contribuenti, l’asticella della soddisfazione è stata collocata a quota 200 mila. Sotto le 100 mila adesioni, spiegano fonti dell’esecutivo, "sarebbe un flop”, mentre “già da 150 mila in su sarebbe un risultato discreto”.
Ma l’incasso potrebbe essere al di sotto di quei 2 miliardi che basterebbero appena per un ritocco dell’aliquota Irpef del 35%. Ieri l’ideatore del concordato, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, ha fatto filtrare la sua contrarietà alla proroga chiesta dai commercialisti, che fino al 7 novembre saranno in sciopero proprio per protestare contro il mancato allungamento dei termini. Ma la riapertura, quella sì. Si può fare. Un obbligo più che una possibilità per il governo alle prese con il flop del concordato.
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