Campi e tecnologia, alleanza sempre più stretta: l’agritech verso 54 miliardi di valore
di Raffaele RicciardiROMA – Ottenere di più e consumare di meno, sia in termini di risorse da immettere nel ciclo della produzione che di risorse ambientali. È l’obiettivo prioritario che si è data ormai da tempo l’agricoltura, chiedendo l’aiuto alla tecnologia. Non è un caso che McKinsey stimi che il mercato globale dell’agritech valga 24,2 miliardi di dollari (dati 2023) e preveda che supererà i 54 miliardi entro il 2030.
In tutto ciò l’Italia, che ha 77 miliardi di produzione da agricoltura e pesca, sui 537 del totale Ue, può fare la sua parte. Secondo l'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise, nel 2023 il mercato nostrano dell'agricoltura 4.0 ha raggiunto un valore di 2,5 miliardi di euro: +19% annuo. Vertical farming combinato con fotovoltaico ed eolico per ridurre il consumo di suolo e ottimizzare i costi energetici; carbon farming per immagazzinare il carbonio nel suolo per ridurre le emissioni; tracciabilità digitale. Fioccano le soluzioni di questo tipo.
ROMA – Ottenere di più e consumare di meno, sia in termini di risorse da immettere nel ciclo della produzione che di risorse ambientali. È l’obiettivo prioritario che si è data ormai da tempo l’agricoltura, chiedendo l’aiuto alla tecnologia. Non è un caso che McKinsey stimi che il mercato globale dell’agritech valga 24,2 miliardi di dollari (dati 2023) e preveda che supererà i 54 miliardi entro il 2030.
In tutto ciò l’Italia, che ha 77 miliardi di produzione da agricoltura e pesca, sui 537 del totale Ue, può fare la sua parte. Secondo l'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise, nel 2023 il mercato nostrano dell'agricoltura 4.0 ha raggiunto un valore di 2,5 miliardi di euro: +19% annuo. Vertical farming combinato con fotovoltaico ed eolico per ridurre il consumo di suolo e ottimizzare i costi energetici; carbon farming per immagazzinare il carbonio nel suolo per ridurre le emissioni; tracciabilità digitale. Fioccano le soluzioni di questo tipo.
È di pochi giorni fa l’annuncio di Reply che ha lanciato con Dke-Data, non-profit tedesca, la nuova piattaforma Agrirouter 2.0 che consente di gestire i dati dello smart farming. Sistemi che permettono agli agricoltori di tenere sott’occhio i dati di produzione e così ottimizzare la gestione del terreno o l’uso mirato di sementi e fertilizzanti: telemetrie e posizioni Gps sono ormai all’ordine del giorno per l’agricoltura di precisione.
In quest’ambito si è mosso il progetto Agridigit del Crea con finanziamento ministeriale Masaf, di cui è stato recentemente presentato il sottoprogetto Plf4Milk. Sono stati testati dispositivi e sensori digitali che vanno dai sistemi di alimentazione, agli analizzatori automatizzati del latte, alle videocamere per la valutazione dello stato di ingrassamento dei bovini attraverso l’analisi computerizzata delle immagini, passando per i misuratori del metano emesso dai ruminanti, fino alle tecnologie wireless per monitorare il benessere animale con un termometro laser a distanza. Il fine è sempre quello: maggiore controllo sul processo produttivo, efficienze di sistema e riduzione dell’impatto ambientale.
FoodSeed, il programma di accelerazione di Cdp Venture Capital da 15 milioni, ha appena selezionato sette startup per la sua seconda edizione: per citarne alcune, si va dalla Aflabox che usa l’IA per rilevare in tempo reale tossine nei cereali o nelle noci; alla BeadRoots che sta testando idrogel biodegradabili per affrontare la siccità; passando per la Nous che fa biotech e sviluppa alternative alla caffeina per arrivare agli additivi naturali della Alkelux che vanno integrati nei materiali di confezionamento per aumentare la conservazione degli alimenti e ridurre gli sprechi.
La sgr Koinos Capital sta puntando proprio sul settore dei “masterbatch”, materiali che forniscono caratteristiche particolari ai prodotti finiti cui vengono aggiunti: possono essere coloranti, per motivi estetici, o additivi che assicurano un miglioramento delle prestazioni. “E’ come fossero un dado da cucina che si aggiunge a una preparazione complessa”, esemplifica il partner fondatore di Koinos, Francesco Fumagalli. “In agricoltura si utilizzano per migliorare la resa dei film delle serre e di quelle per la pacciamatura. Significa potere accelerare i cicli di germinazione, mantenere i fertilizzanti più vicini alla coltura”.
Ma anche proteggere frutta e verdura dagli eventi metereologici estremi, che “sta facendo crescere la domanda di serre di pari passo a quella del consumo di vegetali freschi”. Koinos punta a creare un polo di aggregazione: nel 2023 ha acquisito la Ultrabatch, “una eccellenza italiana” dice Fumagalli, e insieme all’altra realtà (la Masterbatch che si dedica agli additivi anti-incendio) ha dato vita all’Impact Formulators Group: punta a raddoppiare i propri ricavi nei prossimi anni, per poi espandersi sui mercati internazionali. E intanto studia altre acquisizioni.
Tornando ai dati del Politecnico, sui campi si mostra un interesse vivace per le soluzioni digitali. Resta forse un tema di finanziamenti che potrebbero aumentare: nella recente indagine trimestrale di Italian Tech Alliance e Growth Capital sugli investimenti di venture capital in Italia, emerge come al verticale di “food&agricolture” siano andati da inizio anno alla fine di settembre investimenti per 41 milioni, su 1,2 miliardi totali. Eppure secondo l’ateneo meneghino ormai oltre sette aziende agricole italiane su dieci adottano soluzioni 4.0: oltre ai software e ai gestionali (78%), ci sono le soluzioni per l’analisi di dati e Big Data (61%), i sistemi di mappatura basati su immagini e dati satellitari (40%) e quelli basati sull’intelligenza artificiale e il machine learning (39%).