Centeno (Banca del Portogallo): “L’Europa diventi padrona del proprio destino”
dal nostro inviato Andrea GrecoL'aula del parlamento europeo a Strasburgo
FIRENZE — Il governatore della Banca del Portogallo, Mário Centeno chiede di “credere di più nelle istituzioni europee”, rispettandone le regole e ponendole al centro di un nuovo corso politico. Vale per le sfide globali, col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca che “deve suonare come una sveglia perché l’Europa smetta di sedere al posto del passeggero per scegliersi il suo destino”. Vale, anche, per le contese bancarie tra Unicredit e Commerzbank o tra Bbva e Sabadell, in cui “è il mercato che deve decidere, a patto che le operazioni rispettino le regole dell’Unione bancaria”.
L’economista, ospite a Firenze all’evento Young Factor dell’Osservatorio Giovani-Editori, è un tecnocrate atipico: banchiere centrale dal 2020, presidente dell’Eurogruppo fino al 2018, e prima ministro dell’economia portoghese, …
FIRENZE — Il governatore della Banca del Portogallo, Mário Centeno chiede di “credere di più nelle istituzioni europee”, rispettandone le regole e ponendole al centro di un nuovo corso politico. Vale per le sfide globali, col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca che “deve suonare come una sveglia perché l’Europa smetta di sedere al posto del passeggero per scegliersi il suo destino”. Vale, anche, per le contese bancarie tra Unicredit e Commerzbank o tra Bbva e Sabadell, in cui “è il mercato che deve decidere, a patto che le operazioni rispettino le regole dell’Unione bancaria”.
L’economista, ospite a Firenze all’evento Young Factor dell’Osservatorio Giovani-Editori, è un tecnocrate atipico: banchiere centrale dal 2020, presidente dell’Eurogruppo fino al 2018, e prima ministro dell’economia portoghese, il cui risanamento dei conti nel 2017 gli valse l’appellativo di ‘Ronaldo dei ministri’ da parte del collega tedesco Wolfgang Schauble. Figura ampia alla Mario Draghi (difatti l’anno scorso a Lisbona c’era chi lo voleva premier), siede anche nel direttivo Bce, dove cerca di velocizzare l’allineamento dei tassi all’inflazione, "ormai domata al 2%”.
L’Europa ha una nuova Commissione, ma i due perni Germania e Francia traballano. Quale traiettoria politica vede dopo le elezioni Usa?
“Gli Usa sono buon esempio del fatto che serve un ciclo politico coerente - di cui vedi l’inizio e intuisci il termine - per attrezzare un’efficace politica economica. In Europa è più difficile, perché se da un lato è iniziato il nuovo mandato per la Commissione e il Parlamento, ci sono cicli scaglionati in Paesi come Francia e Germania, che rallentano l’avanzata delle riforme. Dobbiamo conviverci, prendendo impegni vincolanti e preservando la stabilità finanziaria. Va ritrovato lo spirito del “whatever it takes”, quando riuscimmo a stabilizzare l’euro e ripristinare la fiducia dei mercati e tra i Paesi. Fra l’altro i Nobel per l’economia Acemoglu, Johnston e Robinson ci mostrano l’importanza di rispettare e coltivare le istituzioni per far crescere le economie e preservare le democrazie. Non preoccupiamoci per la nuova amministrazione di Trump, pensiamo a come integrare l’agenda dell’Europa: ad esempio dando seguito alle tante proposte operative e d’investimento del Rapporto Draghi”.
Intanto l’integrazione bancaria è di là da venire, la Germania ostacola le mire di Unicredit su Commerz e Madrid si oppone alla scalata spagnola di Bbva su Sabadell. Che ne pensa?
“Bisogna rispettare le istituzioni per renderle credibili. Se crediamo davvero nell’Unione bancaria e nella sua importanza per evitare crac come quelli visti negli Usa o in Svizzera nel 2023, dobbiamo applicare le regole. Nei casi citati ciò vuol dire valutare che le operazioni rispettino le regole dell’Unione bancaria, poi lasciare che il mercato decida. Non devono esserci eccezioni legate al fatto che le operazioni sono transfrontaliere, o sono in ballo Paesi con tipologie diverse. Una forte Unione bancaria richiede anche forti banche, e in nessun caso ci dovrebbero essere ostacoli politici”.
Il governatore della Banca del Portogallo, Mário Centeno
È in atto, sui mercati e nei conti, la “rivincita dei Pigs”, che in un anno hanno chiuso gli spread fino a 120 punti base, a partire dal suo Portogallo che ormai paga rendimenti inferiori alla Francia. Come la interpreta?
“Non c’è più motivo di usare quell’acronimo sgradevole, perché non è più vero. Tanti Paesi europei hanno migliorato molto i conti pubblici già prima del Covid. Poi abbiamo introdotto altri meccanismi di protezione come il Tpi, rendendo l’eurozona più forte. Tanto forte che le due crisi causate dalla pandemia e dall’inflazione non hanno prodotto i rischi di frammentazione visti nelle crisi passate. Anzi, mentre gli Stati investivano risorse in debito comune, saliva il supporto dei cittadini misurato dall’Eurobarometro. Altro segno del fatto che dobbiamo credere di più in noi stessi”.
Lei è tra le ‘colombe’ della Bce che chiedono riduzioni più incisive del costo del denaro. Cosa attendersi dal board di dicembre?
“Dopo i tre tagli da giugno siamo sulla traiettoria giusta. Ma ora c’è una fase cruciale, per due ragioni: da una parte si è completato il processo di disinflazione raggiungendo il target del 2%, dall’altra l’economia europea non cresce e gli investimenti sono molto ridotti. Dunque rischiamo di portare i prezzi sotto il 2%: e peggiora le cose un mercato del lavoro forte ma con salari molto flessibili e che non paiono in grado di risollevare l’inflazione. Per questo i tagli dei tassi Bce non sono finiti: con quanta velocità ridurli, comunque, lo valutiamo a ogni riunione. L’Europa deve crescere e per farlo deve investire, anche per un salto di qualità rispetto a Usa e Cina”.
Come valuta l’Italia, che pure ha ridotto lo spread sulla Germania, ma anche nella legge di bilancio 2024 non investe nella crescita?
”Segnalo che oggi l’Italia non figura in nessuna analisi di rischio riguardante l’eurozona. Il settore bancario è stato ristrutturato ed è solido, i conti pubblici sembrano impostati in una traiettoria corretta. Più in generale, e come avvenne in Portogallo, quando offri stabilità e prevedibilità, pian piano crescono anche gli investimenti, e gli spread convergono”.
Ma il vostro debito a Lisbona era una frazione dei 3.000 miliardi del Tesoro.
“Conta la direzione, più che l’entità del debito: che in ogni caso va contenuto, per non ipotecare il futuro dei giovani. L’importante è stare nella giusta traiettoria e avere pazienza, evitando le reazioni populiste che sorgono quando la gente pensa di pagare un prezzo troppo alto in un tempo troppo breve”.