MILANO - Il Tesoro avvia la terza “procedura accelerata di raccolta ordini” (Abb) per cedere un altro 15% del capitale del Monte dei Paschi di Siena, per circa 1,1 miliardi: cifra che incorpora un premio del 5% rispetto al prezzo di chiusura della Borsa di oggi, secondo quanto riporta il Mef in una nota. Nel capitale di Siena sono entrati Banco Bpm (5%), Anima (che sale al 4%) e, con il 3,5% ciascuno, secondo quanto si apprende da ambienti finanziari, anche il gruppo Caltagirone e Delfin, ovvero la holding della famiglia Del Vecchio che controlla Luxottica e ha partecipazioni in Mediobanca e Generali.
Banco Bpm
Dopo un cda straordinario, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna acquista il 5% delle azioni, chiarendo che non supererà la soglia del 10%. “Il gruppo rimane focalizzato sugli obiettivi del piano 2023-2026, confermando la propria strategia stand alone”.
E ancora: "Sulla base delle ultime stime di consensus di Mps, l'investimento – annotano da Bpm – genererà un rendimento a…
MILANO - Il Tesoro avvia la terza “procedura accelerata di raccolta ordini” (Abb) per cedere un altro 15% del capitale del Monte dei Paschi di Siena, per circa 1,1 miliardi: cifra che incorpora un premio del 5% rispetto al prezzo di chiusura della Borsa di oggi, secondo quanto riporta il Mef in una nota. Nel capitale di Siena sono entrati Banco Bpm (5%), Anima (che sale al 4%) e, con il 3,5% ciascuno, secondo quanto si apprende da ambienti finanziari, anche il gruppo Caltagirone e Delfin, ovvero la holding della famiglia Del Vecchio che controlla Luxottica e ha partecipazioni in Mediobanca e Generali.
Banco Bpm
Dopo un cda straordinario, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna acquista il 5% delle azioni, chiarendo che non supererà la soglia del 10%. “Il gruppo rimane focalizzato sugli obiettivi del piano 2023-2026, confermando la propria strategia stand alone”.
E ancora: "Sulla base delle ultime stime di consensus di Mps, l'investimento – annotano da Bpm – genererà un rendimento annuo del 14% circa sotto forma di dividendi, con un impatto positivo sull'utile operazione pari a circa 2,5%". Del resto, non a caso era stata scelta Banca Akros, controllata del Banco Bpm, “in qualità di Global Coordinator e Bookrunner, con l’obiettivo di promuovere il collocamento delle suddette azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri”.
Il Mef si è impegnato con Akros a non vendere sul mercato ulteriori azioni di Mps per un periodo di 90 giorni. Il regolamento dell'operazione avverrà il prossimo 15 novembre. "Abbiamo portato a termine un'azione importante come avevamo annunciato nelle sedi istituzionali, prevedendo la realizzazione di un'operazione di politica bancaria e finanziaria italiana volta a rafforzare l'azionariato di un player importante nel mercato del credito in modo serio e riservato come da sempre dichiarato in questi due anni di governo", commenta il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
Anima sale al 4% di Mps
Anima ha annunciato di aver acquistato il 3% di Mps nell'ambito del collocamento del Mef. Il corrispettivo complessivo per l'acquisto delle azioni, si legge in una nota, è pari a circa 219 milioni. Per effetto dell'acquisto delle ulteriori azioni della banca, la partecipazione complessivamente detenuta da Anima, che già deteneva l'1% circa del capitale sociale, raggiungerà il 4% circa di Mps.
L’operazione
"L'acquisizione della partecipazione in Mps da parte di Banco Bpm si inserisce nel contesto più ampio dell'offerta pubblica di acquisto volontaria sulla totalità delle azioni di Anima Holding annunciata da Banco Bpm lo scorso 6 novembre ed è coerente con la strategia del gruppo di rafforzamento delle proprie fabbriche prodotto". È quanto afferma Banco Bpm ricordando che Mps "è il primo distributore di prodotti del gruppo Anima, dopo Banco Bpm, e rappresenta un partner strategico per la crescita futura di Anima e delle sue controllate". Banco Bpm sottolinea inoltra che "l'operazione dimostra inoltre l'apprezzamento di Banco Bpm per i risultati e i progressi realizzati negli ultimi anni dall'attuale management e dal cda di Mps".
Il retroscena
Quello di Banca Akros come advisor è stato nome a sorpresa, dato che i primi due collocamenti di azioni fatti nel 2023 erano stati curati dai tradizionali intermediari del Tesoro sul dossier – Bank of America, Jefferies, Ubs, Citi, Mediobanca – che avevano offerto ai loro clienti un 27,5% complessivo di azioni dello stesso Tesoro. Ora la discesa dall’attuale 26,7% all’11,7%, una quota di virtuale “non controllo” che potrebbe far superare gli impegni presi con l’Antitrust europeo nel 2017, all’atto del salvataggio pubblico del Monte.
L’operazione ha “l’obiettivo di promuovere il collocamento delle suddette azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri”, si legge ancora nella nota del Mef. Nei primi due collocamenti Mps fu comprata soprattutto da fondi internazionali: stavolta, anche per rispettare l’input venuto direttamente da Palazzo Chigi, è privilegiata la partecipazione degli italiani. E tra loro Banco Bpm, terza forza nel credito nazionale e da due anni corteggiata dal governo affinché si sposi con Mps, dando vita al “terzo polo bancario” caro alla premier Giorgia Meloni.
Secondo le indiscrezioni, Banco Bpm starebbe scendendo in campo con altro scopo: il suo ad Giuseppe Castagna ha detto più volte, in questi anni, che Mps è un boccone troppo grosso e complesso (ormai vale 7 miliardi in Borsa, contro i 10,2 di Banco Bpm) per la sua banca. L’opportunità strategica nascerebbe invece dalla recente offerta totalitaria da 1,6 miliardi lanciata dal team di Castagna su Anima, società del risparmio gestito che ha tra i principali soci Banco Bpm, Poste e proprio Mps.
Un terzo dei ricavi di Anima proviene dalla vendita di suoi fondi sulla rete delle filiali senesi: per questo l’Opa ha effetti strategici rilevanti per le tre società. Ed è a tutela del contratto distributivo Anima-Mps, che verosimilmente andrà rivisto a offerta pubblica conclusa, che Castagna avrebbe deciso di affacciarsi nel capitale del Monte. Un’opzione strategica a presidio del business di Anima, prossimo mare interno di Banco Bpm.
Ma nessuno può escludere che rilevando un pacchetto di azioni Mps nel prossimo futuro Castagna potrebbe aprirsi strade più ampie verso Siena: anche per il fatto che l’uscita del Tesoro dalla governance lascerà molto spazio ai “compratori industriali” odierni dal 2026 in poi, quando il rinnovo del cda porterà molti cambiamenti rispetto alla maggioranza dei nomi espressi l’anno scorso dal Tesoro.
A fianco di Banco Bpm – ma dipenderà dai prezzi offerti in asta – potrebbero esserci anche altri fondi istituzionali e privati italiani. Finora le voci hanno incassato più smentite, tra cui le Fondazioni bancarie (già piccole azioniste di Mps), Leonardo Maria Del Vecchio, le famiglie Benetton e Pesenti. Sembra sia fuori Unipol, non troppo ben vista dal governo sul dossier. Ed è incerto il ruolo di Enrico Marchi di Finint. Ma i sondaggi a tappeto condotti dal direttore generale Marcello Sala per accrescere la percentuale di azionisti italiani dovrebbero portare i loro frutti. E non sono da escludere sorprese, anche tra operatori bancari e finanziari che avrebbero guardato il dossier nelle ultime ore.