ROMA — Cinque emendamenti condivisi alla terza manovra del governo Meloni. Le opposizioni, senza Italia Viva, sincronizzano per una volta temi e tempi del contrasto politico. Lo fanno su sanità, congedi, automotive, territori alluvionati. E soprattutto si ricompattano sul salario minimo legale a 9 euro all’ora, la vecchia proposta di legge comune affossata dall’esecutivo di destra.
Domani scade il termine per recepire la direttiva Ue. L’Italia lo farà decadere. E rischierà la procedura d’infrazione. Non solo per non aver giustificato a Bruxelles il suo no con l’alta percentuale di lavoratori coperti da contratto collettivo nazionale. Ma per non aver mai avviato un monitoraggio dei bassi salari né promosso la contrattazione collettiva e migliorato la sua applicazione.
Gli emendamenti congiunti
Ecco dunque l’emendamento sui 9 euro. Firmato da Pd, M5S, Avs, Azione, +Europa. Insieme poi chiedono di aumentare ogni anno, a partire dal prossimo, il fondo sanitario nazionale di 5,5 m…
ROMA — Cinque emendamenti condivisi alla terza manovra del governo Meloni. Le opposizioni, senza Italia Viva, sincronizzano per una volta temi e tempi del contrasto politico. Lo fanno su sanità, congedi, automotive, territori alluvionati. E soprattutto si ricompattano sul salario minimo legale a 9 euro all’ora, la vecchia proposta di legge comune affossata dall’esecutivo di destra.
Domani scade il termine per recepire la direttiva Ue. L’Italia lo farà decadere. E rischierà la procedura d’infrazione. Non solo per non aver giustificato a Bruxelles il suo no con l’alta percentuale di lavoratori coperti da contratto collettivo nazionale. Ma per non aver mai avviato un monitoraggio dei bassi salari né promosso la contrattazione collettiva e migliorato la sua applicazione.
Gli emendamenti congiunti
Ecco dunque l’emendamento sui 9 euro. Firmato da Pd, M5S, Avs, Azione, +Europa. Insieme poi chiedono di aumentare ogni anno, a partire dal prossimo, il fondo sanitario nazionale di 5,5 miliardi: due miliardi per le assunzioni, 400 milioni sulle retribuzioni, un miliardo per le politiche di prevenzione. Sintonia anche sui congedi obbligatori paritari: quelli di paternità portati da 10 giorni a 5 mesi, come gli altri di maternità le cui indennità salgono al 100%.
Per l’automotive si chiede di ripristinare una parte del taglio da 4,6 miliardi, almeno nel prossimo triennio: 550 milioni nel 2025, 800 milioni sia nel 2026 che nel 2027, sottraendoli dalla nuova destinazione, l’aumento della spesa militare. E poi il rifinanziamento dei fondi per la ricostruzione in Emilia Romagna, Toscana e Marche: territori colpiti da eventi meteo eccezionali.
I distinguo del campo largo
Il voto proprio in Emilia Romagna e in Umbria nei prossimi giorni gioca di sicuro un ruolo nella ritrovata sintonia a sinistra. Prove di campo largo, seppur precarie. Rimarcate non a caso ieri da presentazioni separate, ognun per sé: Carlo Calenda nella casa della Stampa estera, i Cinquestelle nella sede di via di Campo Marzio, il Pd alla Camera, Avs in piazza Montecitorio con il flash mob per una manovra «verde e solidale» e la proposta di recuperare 15 miliardi per sanità, scuola, trasporti da una patrimoniale oltre i 5 milioni.
I distinguo vivono nelle parole di Giuseppe Conte: «Non esiste un coordinamento delle opposizioni. Noi abbiamo una nostra visione del Paese». E di qui le proposte del M5S: il cashback sanitario, gli aiuti ai cassintegrati (emendamento di Chiara Appendino), 100 euro in più alle pensioni minime.
Le idee del Pd e di Azione
Tante anche le proposte del Pd. La leader Elly Schlein definisce però «importante lo sforzo unitario contro una manovra recessiva fatta solo di tagli e senza investimenti». Poi c’è anche l’idea di convogliare i miliardi del Ponte sullo Stretto alla lotta al dissesto idrogeologico. Di istituire un fondo per il sostegno psicologico nelle scuole. Di assumere mille ispettori per contrastare le morti sul lavoro. Di aumentare l’addizionale sui contratti brevissimi di lavoro. Carlo Calenda propone di cancellare i 3 miliardi del bonus caldaie: «Assurdo in un Paese in cui non riesci a fare una Tac». E si appella alla premier perché si attivi sulle crisi industriali, a partire dall’automotive che vive «una crisi senza precedenti».
Compatti su cinque emendamenti dei 320 depositati. Ancora divisi sulle strategie politiche. Il cammino è lungo.