Milano – Il Tesoro avvia la terza «procedura accelerata di raccolta ordini» (Abb) per cedere un altro 15% del Monte dei Paschi, a circa 1,1 miliardi: a un prezzo addirittura a premio del 5% sulla chiusura rialzista di Mps di ieri.
E dopo un cda straordinario, Banco Bpm ne acquista il 5%, diventandone il perno industriale, a fianco della controllata Anima, che prenderà un 3%, e di Caltagirone e Delfin, cui potrebbe andare fino a un 3,5% a testa. «Banco Bpm resta focalizzato sugli obiettivi del piano 2023-2026, che è in solitaria», si legge in una nota, che lega «al contesto più ampio dell’Opa annunciata su Anima e in coerenza con la strategia del rafforzamento delle proprie fabbriche prodotto» l’operazione. Del resto Banca Akros, controllata di Banco Bpm, ha agito come coordinatore unico dell’offerta, «con l’obiettivo di promuovere il collocamento delle azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri», aveva scritto il Tesoro.
Milano – Il Tesoro avvia la terza «procedura accelerata di raccolta ordini» (Abb) per cedere un altro 15% del Monte dei Paschi, a circa 1,1 miliardi: a un prezzo addirittura a premio del 5% sulla chiusura rialzista di Mps di ieri.
E dopo un cda straordinario, Banco Bpm ne acquista il 5%, diventandone il perno industriale, a fianco della controllata Anima, che prenderà un 3%, e di Caltagirone e Delfin, cui potrebbe andare fino a un 3,5% a testa. «Banco Bpm resta focalizzato sugli obiettivi del piano 2023-2026, che è in solitaria», si legge in una nota, che lega «al contesto più ampio dell’Opa annunciata su Anima e in coerenza con la strategia del rafforzamento delle proprie fabbriche prodotto» l’operazione. Del resto Banca Akros, controllata di Banco Bpm, ha agito come coordinatore unico dell’offerta, «con l’obiettivo di promuovere il collocamento delle azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri», aveva scritto il Tesoro.
Ora in mani pubbliche resta un 11,7%, con l’impegno di non vendere sul mercato ulteriori azioni Mps per 90 giorni. Il regolamento dell’operazione sarà il 15 novembre. «Abbiamo portato a termine un’azione importante come annunciato nelle sedi istituzionali, prevedendo la realizzazione di un’operazione di politica bancaria e finanziaria italiana volta a rafforzare l’azionariato di un player importante nel mercato del credito, in modo serio e riservato come da sempre dichiarato in due anni di governo», ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che dal 2023 in tre vendite di Mps ha incassato 2,7 miliardi, più degli 1,6 messi nell’aumento 2022. Una plusvalenza che mitiga il rosso per l’erario sul dossier Mps, dopo il salvataggio 2017 costato oltre 6 miliardi.
Anche Anima ha annunciato di aver acquistato il 3% di Mps, pagando 219 milioni, portando così la partecipazione complessiva nella banca senese (Anima già aveva l’1% circa) al 4% circa. Tra i potenziali compratori, a quanto si apprende da fonti finanziarie, ci sarebbe anche una cordata di imprenditori tricolori di rilievo, già azionisti di peso di Mediobanca e di Generali: la holding Delfin della famiglia Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagiorne, che è anche azionista di Anima. Caltagirone già in passato azionista di Mps di cui fu anche vicepresidente, avrebbe opzionato un 3,5%.
La banca compratrice guidata da Giuseppe Castagna ha, anche, sottolineato che il suo investimento «dimostra inoltre l’apprezzamento di Banco Bpm per i risultati e i progressi realizzati negli ultimi anni dall’attuale management e dal cda di Mps». Prima di Akros, advisor a sorpresa del terzo collocamento di Mps, il Tesoro aveva utilizzato banche estere come Bofa, Jefferies, Ubs, Citi, più Mediobanca, perché vendessero ai loro clienti un 27,5% complessivo di azioni in mano pubblica. Azioni andate a un centinaio di fondi istituzionali, in prevalenza esteri.